#20

1) Chiedo a Rose di lasciarmi solo, lei mi fissa come fossi carta fotografica immersa nel liquido di sviluppo sino a quando l’immagine le è chiara e poi dice, mi vesto e porto via la cassa, sì dico io, pensando alla cassa con cui è arrivata e che sta nel soggiorno tra il divano, la poltrona gialla e la libreria e ci penso come non fosse lì a qualche metro da me, ma in qualche altrove, o fossi io altrove anche se sono seduto al tavolo della cucina, io ora della cassa che sta nel soggiorno ho l’idea e non ho voglia di alzare la testa per vederla, eppure è davvero lì a pochi metri, come quelle volte che sto da qualche parte, non necessariamente con gli occhi chiusi e penso a una cosa che mi è successa quando ero esattamente nello stesso posto e di colpo mi rendo conto di essere esattamente nello stesso posto che mi sto figurando in testa, nel ricordo, non so se mi sono spiegato, una volta che l’ho raccontato a un mio amico mi ha detto che sono strano, intendeva pazzo, ma non ha avuto il coraggio di dirlo.

2) È chiaro che sono confuso e così penso per elusione ed elisione a Michael che sta a casa di mia madre come fosse quello ora il problema o comunque come quello fosse un problema mio, replicando l’atteggiamento di mia madre che fa sue le mie situazioni facendole diventare problemi. Immagino di andare ora a casa di mia madre e di trovarli seduti al tavolo in sala che giocano a scacchi assolutamente assorti, cosicché è chiaro che ho pensato male e che non è necessario io dica nulla a mia madre che non le faccia nessuna raccomandazione, ha trovato compagnia, buon per lei, non c’è nulla di sfrenatamente vizioso in questo e così non senza un certo imbarazzo mi accomiato da loro e mentre sto per uscire sento distintamente mia madre che chiede a Michael, hai rinforzato il lampadario in modo che mi regga?

3) Perché dovrei farmi coinvolgere in questa situazione, perché sto accettando tutto, così passivo? dio cristo, io mi sono inginocchiato davanti a loro in nome di un superamento, ma di cosa? Quale sforzo, quale fatica, quale dolore? Della mia solitudine e inettitudine e inadeguatezza? Come a dire che se mi fossero entrati in casa dei Testimoni di Geova o dei terroristi islamici io ora sarei alla Casa del Regno o nel quartiere ghetto di Bruxelles a pregare o per imparare a smontare e rimontare un fucile mitragliatore con gli occhi bendati.

4) Tutte le volte che Rose è comparsa nella mia vita, non so, io ora potrei essere in un letto d’ospedale con una lentissima e inesorabile malattia cerebrale, mia madre accanto che piange, questo non è il rumore della metropolitana, questi sono i singhiozzi di mia madre mentre le infermiere vanno e vengono e le portano qualcosa di caldo.

5) Alzo la testa e sento quel rimbombo glaciale e muto che fa la casa quando sono solo in casa.

6) In soggiorno controllo se a terra ci siano i segni lasciati dalla cassa con cui è arrivata Rose, non riesco a capire, i segni sono tantissimi, non riesco a stabilire nulla. Controllo la spazzatura, controllo il sacco del vetro, ci sono diverse bottiglie di prosecco, bene penso, poi penso, sì, ma da quanto tempo non butto il vetro? ci penso, sono mesi che non butto il vetro, di quando sono quelle bottiglie di prosecco?

7) In camera il letto è sfatto ma per il resto è tutto a posto, il bagno è in ordine. Vorrei urlare per avere prova di qualcosa.

8) Cosa significa episodio 23?

9) Esco di casa e non tornerò più, mi chiedo come facciano i barboni. Ci deve essere un momento in cui i barboni diventano barboni, ci deve essere un istante in cui passano dalla vita normale a quella randagia, prima on e poi off.

10) Cammino guardando il marciapiede pochi passi davanti a me, posso camminare per molto tempo. Non ci sarà nessun capitolo 23, finisce qua. Click.