#24

1) Mi chiamo Nancy e ho avuto una giornata orribile. Ho soprattutto aspettato e mi sono interrogata sul significato dell’attesa. Quando aspetto in sostanza sono a disposizione, rimango a disposizione di chi mi fa aspettare perché, nonostante avessimo preso un appuntamento il cliente ha altro da fare. Qualcosa di più importante.

2) Il fatto che la mia attesa abbia un costo non la giustifica dato che mentre aspetto non calcolo un onorario riferito alle mie competenze, ma alla mia assoluta e imperturbata disponibilità.

3) Ai clienti piace questa mia totale remissività, il fatto che io li rassicuri sempre dicendo loro di non preoccuparsi e di fare pure con calma.

4) Stasera all’appuntamento con l’ultima cliente della giornata sono arrivata stremata e anche lì ho aspettato. Ho aspettato nonostante per strada fossi capitata in un rallentamento dovuto ad un camion di laterizi uscito di strada. È stata strana quella colonna, quando con la vettura ho raggiunto il luogo dell’incidente si capiva che era successo qualcosa solo perché l’asfalto era cosparso da una sporcizia la cui natura era difficile da decifrare ma che assieme al TIR, infilato perpendicolarmente nel campo dopo avere saltato un dislivello di un metro, dava un senso di disordine e di violenza. Di incidente appunto, sinistramente illuminato dai lampi blu del lampeggiante dei carabinieri. Nel buio e per colpa della pioggia, per il fatto che da quel punto le auto ripartissero libere di muoversi a una velocità normale, non sono riuscita a capire come il conducente del camion avesse potuto infilarsi là sotto facendo compiere a quell’enorme automezzo una curva secca di novanta gradi esatti. Io, per dire, avrei avuto bisogno di fare manovra per riuscirci.

5) Mentre subivo il rallentamento ho avvertito la cliente che mi stava aspettando che forse avrei tardato perché mi ero infilata in un ingorgo inatteso. Per fare questo devo prendere il telefono dalla borsa, la coda è ferma, per prendere il telefono dalla borsa rimescolo tutto il contenuto della tasca grande come pescassi i numeri della tombola, devo ricordarmi di mettere il telefono nella tasca piccola laterale, ma ogni volta ho fretta e non lo faccio, stocazzo, quando sento un oggetto tattilmente corrispondente a uno smarthpone lo estraggo, lo guardo, è lo smarthpone, torno a guardare la strada, la macchina che ho davanti è ferma, in coda è facile tamponare, rammèntatelo, sono a distanza di sicurezza, la macchina davanti si muove, la seguo lentamente in prima, osservo il display del telefono e nei preferiti premo in numero della cliente, alzo gli occhi e vedo un idiota che sta attraversando la strada senza nemmeno guardare, freno di colpo, mollo il volante e suono con tutta la foga di Giovanni mentre stila l’Apocalisse, l’idiota sobbalza e mi guarda oltre il cristallo, mi vede, fa una faccia da zebra a pois, imbecille che guardi? Penso, togliti dai coglioni, ringhio mentalmente, stocazzo che spavento, l’idiota passa oltre e sparisce, chiamo.

6) La cliente mi ha risposto che se non fossi arrivata in orario sarebbe andata a casa, dato che aveva avuto una giornata molto faticosa. Io ci provo lo stesso a raggiungerla, le rispondo, ma la capisco, quindi non mi aspetti. Inghiotto niente, vorrei avere della saliva da inghiottire, almeno questo coi bocconi amari, della saliva, ma non ne ho, ho sete, sopra le auto incolonnate vola uno stormo di droni, faccio ciao con gli occhi, stocazzo.

7) Il mio ritardo alla fine, per il modo in cui si è risolto il rallentamento, è stato di soli dieci minuti, ma ho dovuto aspettare la signora per quarantacinque prima di poter entrare nel suo ufficio, e mentre le illustravo l’interfaccia che avevo studiato e che ritenevo facesse al caso suo, è entrata la sua gatta, miagolando per la fame, così che la cliente immediatamente si è alzata, pregandomi di scusarla un attimo e ha servito dei croccantini alla gatta, mentre io, con l’anima sfatta e il sorriso sulle labbra, dietro al rossetto steso prima di scendere dall’auto, aspettavo anche per questo.

8) Non odio gli animali, ma non ne tengo in casa e in merito non ho altro da dire.

9) È stato guardando la gatta che annusava il suo cibo che ho capito di essere una puttana. Sono una puttana perché sono a disposizione per compiacere e non per il lavoro qualificato col quale affermo di campare e per il quale pago le tasse. Osservavo la gatta con lo stesso sguardo assorto a celare la più totale assenza mentale, come quella volta che in sogno stavo aspettando che Dio uscisse dal suo ufficio. Sono stata anche la puttana di Dio, capisco ora. Ricordo che quando ha aperto la porta e mi ha sorriso mi sono alzata in piedi per il rispetto che si deve comunque a una divinità, ma subito gli ho urlato Dimmi chi ti manda! E lui di rimando, non poco sbigottito, mi ha risposto, Come fai a saperlo?

10) Mi chiamo Nancy, sono una puttana appena tornata a casa e mi sono appena tolta le scarpe, ora mangio dello yogurt magro e poi cerco un film di fantascienza per sentirmi allineata al mio tempo.