#34

1) Mi sveglio e mi ricordo di Rose, per un istante penso di avere sognato, un lungo sogno faticoso e tormentato, mi alzo e senza indossare nulla esco in corridoio e vado in cucina, Rose è seduta al tavolo che guarda il tablet, alza gli occhi e mi sorride, vuoi che ti prepari la colazione? Mi chiede, è tutto vero, penso, va bene, grazie, le dico, quanto ho dormito? Le chiedo e lei guarda l’orologio appeso alla parete, non lo so esattamente, dice, più o meno otto ore, dice, nove, dice mentre mi siedo al tavolo, ho sete, le dico piegandomi in avanti e stropicciandomi gli occhi mentre tengo i gomiti puntati sul tavolo, ecco dell’acqua dice Rose dopo qualche istante facendo calare un bicchiere davanti a me, bevo tutta l’acqua con calma e poi la guardo, perché io? Le chiedo.

2) Rose mi guarda da dietro il bancone, è una domanda stupida, mi dice, non è stupida, dico io, perché io? C’è un sacco di gente al mondo, dico fissandola negli occhi, soldati, investigatori, avvocati divorzisti.

3) Rose prende il vassoio di legno e mi porta la colazione, yogurt, cereali e caffè e poi si siede accanto a me, mi prende la sinistra e la stringe, io la guardo e lei lascia andare la mia mano, tutti quanti si chiedono sempre perché io? Dice, Perché proprio a me? Se lo chiedono a volte per ragioni futili altre per tragedie che ti cambiano la vita, o te la chiudono, e la risposta sta semplicemente in un’altra domanda: Perché no?

4) Rose non mi lascia nemmeno rimuginare la risposta che mi ha dato e aggiunge che dobbiamo tracciare una mappa e che dobbiamo fare in fretta perché loro si stanno organizzando, aspetta che io finisca la colazione e poi mi chiede di lasciarmi parlare, lasciati parlare, mi dice, devi tracciare una geografia, una mappa di questo posto, di questa città, di te, ci serve una mappa per definire il nostro territorio, una mappa da ricordare, per tracciare luoghi ed eventi, per fissare anche il passato, dice.

5) Cosa intendi con lasciati parlare? Le chiedo, fallo e basta, dice lei, lasciati parlare, non pensarci troppo, dimmi dove siamo, comincia col dirmi dove siamo, dice Rose. Dove siamo adesso, ora? Le chiedo, non necessariamente ora, mi dice lei.

6) Guardo l’orologio sul muro e poi la parete bianca sotto a esso. Questo è il luogo del terremoto. Dico. È qui. È stata questa terra fertile e rigogliosa che una notte d’inverno ha tentato di scrollarsi di dosso tutti quelli che la abitavano come il movimento di un cane che esce dall’acqua. Questa terra ha tentato di spararli via con violenza lontano da sé e di cancellarli e di cancellare le loro case e qualsiasi luogo nel quale avrebbero potuto trovare riparo. Ma loro non sono morti tutti. I miei nonni non sono morti e sono rimasti e hanno costruito case più stabili e resistenti e hanno continuato a lavorare questa terra fertile e rigogliosa avendo tuttavia la sensazione che essa non donava loro volentieri i suoi frutti. Puoi prendere quello che ti pare e mi puoi spremere, mi puoi arare a coltivare e mi puoi guardare in tutta la mia bellezza, ma io non sono tua, mi lascio sfruttare come una donna facile, ma non sono facile e non sarò mai tua. Questo hanno capito i miei nonni e tutti quelli della loro generazione dopo il terremoto. E da allora, quando in questo luogo guardiamo un fiore, ne rimaniamo incantati perché è bello, e perché appartiene al nemico.

7) Dove vivevi allora? Mi chiede Rose, verso i laghi, dico io, ora quei campi non ci sono più, non come allora, dico.

8) Quel pomeriggio che sono venuta nella tua camera e stavi tremando per amore, fissa quella mappa, mi dice Rose.

9) Ho diciannove anni, ho chiuso una ventina di volte il mio account su Facebook, dico io, e altrettante volte l’ho riaperto e poi, dopo la morte di Federica, semplicemente non ci ho più scritto né pubblicato nulla. Ogni tanto lo apro per vedere cosa fanno i ragazzi, i miei amici, e mi sembra che facciano e dicano sempre le stesse cose tanto che mi pare davvero strano avere passato tutto quel tempo assieme a loro e mi mette una grande malinconia quel tempo svuotato, non so se sia stato sprecato e c’è solo Lenny che ogni tanto mi telefona al fisso, ma io non rispondo mai al fisso e a mia madre dico digli che non ci sono e il cellulare me lo porto in tasca spento. L’ultima volta l’ho acceso per chiamare casa e dire a mia madre che non mi aspettasse per cena che mangiavo un panino in centro.

10) Dimmi di Federica, dice Rose e io su questo ho le idee chiare, ci ho pensato molto, per anni e per gradi, in progressione e col tempo quei pensieri dentro la mia testa sono diventati oggetti e ora sono costrutti fisici e mi basta entrare nella stanza dove li conservo e poi lasciare che facciano tutto da soli, basta che io li lasci esprimere. Federica voleva che qualcuno la notasse, magari Dio o Satana, dico, eravamo stati assieme per un poco, io e lei, poi la avevo lasciata senza motivo e sempre senza motivo eravamo tornati assieme fino a quando lei mi aveva detto basta, per questo quel giorno tremavo, era finita e non avevo nessuno, sentivo questo, non avevo e non avrei avuto mai nessuno, avevo questa certezza e tremavo, qualche tempo dopo lei ci ha chiamati tutti a casa sua, pareva una festa, siamo finiti nella sua camera e tutti sono stati con lei, io non ce l’ho fatta, sono rimasto a guardare, stavo lì contro il muro e tremavo sempre in quello stesso modo, come mi hai visto tu sul letto, e guardavo, fai sempre così alle feste da allora? Mi chiede, Rose, la maggior parte delle volte, dico io, con sarcasmo ora, alla fine di tutto, quando tutti i ragazzi hanno avuto quel che potevano avere lei non mi ha chiesto niente, non mi ha chiesto tu no? Mi ha guardato dal letto e visto che sono rimasto immobile si è rivestita e si è alzata e la festa è andata avanti e il giorno dopo si è buttata nel canale. Lo stesso canale dove vai tu? Mi chiede Rose? Quello, dico io.

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