#47

1) Dove vai Romeo? Mi chiede mia moglie sentendomi trafficare con i cappotti e la valigetta all’ingresso, già dove vado? Vi è mai capitato di avere una voglia improvvisa? Non sto parlando ovviamente delle voglie della maternità, maschio io, assolutamente etero e ammogliato, famiglia normale, regolare insomma, famiglia, un maschio e una femmina, due figlie all’università, no fesserie moderne. Romeo Aliprandi notaio, presente, e quindi no, niente voglie tipo patatine e ketchup alle 4 di notte, sto parlando tuttavia di qualcosa di molto simile, ma è veramente strano, ve lo chiedo perché a me non era mai capitato.

2) Esco cara, vado qua sotto al bar, mi svago un attimo, dico e mia moglie data l’inconsuetudine della decisione sporge la testa nel corridoio per prendere visione della situazione, e che ti porti la borsa a fare? Mi chiede, in effetti che mi porto la borsa a fare? Mi chiedo, non so, le dico, preferisco avere con me il computer, dico, sicuro che ti senti bene? Che te ne fai del computer al bar? Mi chiede.

3) Già, che me ne faccio del computer al bar? Mi chiedo, guarda che se lo lasci non te lo accendo, tanto lo so che cancelli sempre la cronologia, dice mia moglie che tre anni fa ha intercettato il mio account su Misticchiu e mi ha organizzato un appuntamento con lei, apro la porta della stanza della pensione Piccoli&Martelli e c’è lei, volevo evaporare.

4) La cronologia di che? Le chiedo, di tutto, dice lei, ma non me ne frega, ci siamo chiariti no? Dice senza chiedere, sì ci siamo chiariti, o meglio lei si è chiarita, se ne è fatta una ragione dopo avere parlato con due psicoterapeute, in pratica c’è andata lei al posto mio, grande donna mia moglie, come si fa a fare una famiglia senza donne? Ecco una famiglia con due lesbiche la capirei, ma due maschi? Insomma, una mamma non può avere i baffi, due maschi è orrore!

5) No, è che magari bevo qualcosa e sistemo qualche atto, dico vacuo, senza crederci veramente, o meglio, cominciando a crederci nel mentre lo dico, in mezzo alla gente, magari è divertente, molti scrittori scrivevano al bar, dico, ecco, sì, potrei bere una birra e scrivere qualcosa, ti ricordi quando ci siamo conosciuti che scrivevo racconti? Dicevi che ti piacevano, asserisco, sì, racconti e poesie, dice mia moglie, dipingevi anche, quando ti ho beccato mi facevi tutte queste confidenze in chat con l’aria dell’artista incompreso finito a fare il notaio, ma non ti preoccupare, lo sai, vederti evaporare sulla porta di quella stanza mi ha ripagata di tutto, e poi le mie terapeute sono proprio brave, dice mia moglie, ci vai ancora? Le chiedo stupito, no, ma sono ancora vive e quindi sono brave, perché dovrei parlarne al passato? Mi chiede mia moglie.

6) Giusto, dico io e raccolgo la valigetta col computer ed esco. Vado al Caramella, il bar qua sotto si chiama così, è pieno di snaturati, lo so, ma mica vado a esprimere un’opinione, il mio disappunto è cosa pubblica e social mentre le mie frequentazioni sono cosa privata, insomma, per dire, a me le donne che se la leccano su Tumblr piacciono. Per dire. E poi. Un bambino con due madri, quattro tette… se io avessi avuto due madri, chissà se ora sarei notaio o ginecologo?

7) Entro e vedo una bionda notevole seduta su uno sgabello a capo del bancone e poi tre tizi, due giovani e l’altro che ha più o meno la mia età e che mi fa un cenno d’intesa e da qui in poi la cosa diventa automatica, lui mi chiama per nome, mi conosce quindi, e io estraggo il computer e costituisco una società in accomandita semplice tra lui, il Professor Luigi De Marchi e Giorgio Scarpelli che mi dice di chiamarlo Jimmy, ed è Jimmy il tatuato che mi fa l’assegno con cui paga la pratica e il mio onorario.

8) Il figlio di De Marchi si chiama Richard e ora ha l’espressione allibita che in realtà dovrei avere anche io, ma mi sento come sdoppiato, mi rendo conto dell’incongruità della faccenda e al tempo stesso mi sento perfettamente a mio agio, e infatti dopo qualche istante pure Richard pare essere perfettamente a suo agio. Che bizzarria!

9) Fatto tutto loro se ne vanno e io sto qua, sistemo le carte, osservo il monitor e non so se lasciare acceso o spegnere quando ecco che la cameriera nera mi chiede se desidero qualcosa, prima era venuta ma non abbiamo ordinato nulla, semmai dopo, ha detto Luigi De Marchi, ma dopo lui e gli altri se ne sono andati, quindi ora rimango io e mi pare di approfittare se ora non ordino nulla, così dico una sambuca con un grano di caffè, non tre? Mi chiede la cameriera, tre mi pare eccessivo, dico io e lei mi sorride e dice, arrivo subito, e si gira. Notevole penso io. Gran bei culi ‘ste nere.

10) Alzo gli occhi dal monitor, dove ancora compare l’atto appena stilato, per la consapevolezza di una presenza accanto a me e la bionda notevole che stava seduta a capo del bancone è piegata sul tavolino davanti a me e noto ora più di quando sono entrato che indossa un pullover a V e dice, testuali parole, i miei genitori mi hanno avuta quando erano abbastanza avanti con l’età e dicono sia per questo che mi sento morbosamente attratta dalle persone anziane. Io non penso esattamente niente, vuoto pneumatico mentre tutto il mio corpo fa Gulp e uno scollo a V messo in quel modo è l’esplosivo plastico inevitabile scollo a V. Non so se mi spiego.

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