Storia: Mystara
Racconto 1 : Commemorazione della battaglia: Una tragica rivelazione
<Ventidue anni sono passati da quando si combatté la famosa battaglia contro le bestie venute dal nord. Per far si che gli orrendi mostri se ne ritornassero da dove vennero, molti uomini difesero la città e molti di questi valorosi paladini perdettero la vita. Morirono per permettere a noi di continuare a vivere e prosperare in queste terre>; così iniziò tragico il vescovo della città per ricordare quei giorni. I cittadini ascoltavano le parole piene di tristezza che penetravano i loro cuori e questi si aprivano per ringraziare e rimpiangere quegli uomini. <E per non dimenticare quei giorni e quei valorosi guerrieri, preghiamo tutti insieme. Questo sarà il nostro ringraziamento per averci salvati, così che Hallav ascoltando le nostre suppliche non faccia mai più ritornare quegli infernali giorni di dolore e per non far più morire altra gente innocente>. Allora tutti i fedeli si alzarono dalle pesanti panche della chiesupola e si inginocchiarono a pregare. Sull’altare venne l’assistente del vescovo che portava il pesante libro sacro dove si narrava la storia di re Hallav, sua sorella Petra e del cacciatore Zirchev. Lo posò sul vecchio leggio di legno. Kelly, l’assistente del vescovo, era una ragazza graziosa che aveva una lunga chioma nera che le arrivava fino alla vita, era molto educata e tutti la consideravano una brava persona. Il vescovo aprì il libro e insieme ai partecipanti iniziò la cerimonia. In quel momento un ragazzo si apprestò ad uscire lentamente dalla chiesa, e quando fuori allungò il passo in direzione del cimitero; sul suo volto apparivano delle lacrime.
Era Ulkar, un ragazzo che ebbe la sfortuna di perdere il padre nella battaglia e questa ricorrenza gli aveva appesantito le sofferenze che già aveva. Gli era rimasta solo sua madre, perciò lui crebbe forte e robusto per sostituire il posto di suo padre, ma era andato avanti portandosi dietro un gran dolore che non potrà mai dimenticare. Arrivato alla tomba si inginocchiò e pianse.
Nel tardo pomeriggio ritornò a casa e vide che anche sua madre era molto triste e si consolarono a vicenda. Lei tra le lacrime gli rivelò <ora che sei grande devi sapere una cosa importante. Quando tuo padre è morto tu eri piccolo e non puoi rammentarlo, ma avevi una sorella. Durante la battaglia, purtroppo, è stata rapita da due uomini, tuo padre fece di tutto per fermarli, ma non ce la fece>. <Chi erano questi uomini?> domandò pieno di rabbia Ulkar. <Non lo so, ma tuo padre quando fu trovato stringeva in mano un lembo di mantello, vieni te lo mostro!> rispose la madre. Andarono verso un baule chiuso in cantina, era pieno di polvere, sembrava non venisse aperto da parecchio tempo, lo aprì e ne estrasse una stoffa e gliela porse <eccola>. Ulkar la prese e la esaminò. Vi era raffigurato una parte di un uccello nero a due teste e chiese <chi potrebbe essere stato?>. La madre gli rispose che non lo sapeva e che quello era l’unico indizio che poteva portare ai rapitori. Aggiunse, anche, che forse il vescovo era l’unica persona nella città che poteva dargli una risposta e così fece. Uscì dalla casa che era buio e l’aria pungente, ma non ci fece molto caso ed andò diretto a bussare alla porta.
Il vescovo abitava nella sacrestia, che era accorpata alla chiesa, insieme alla sua assistente Kelly che era orfana e che lui aveva adottato. Dopo poco qualcuno venne ad aprire la porta con una candela in mano, <chi è che bussa a quest’ora della notte> le rispose una voce femminile. Ulkar capì subito che era Kelly e le disse imbarazzato <scusate signorina Kelly, devo vedere assolutamente il vescovo: è una cosa molto importante>. <Ma ora dorme e…>. La conversazione fu interrotta dalla ferma voce del vescovo; <figliolo cosa c’è di così importante che ti spinge a venire qui a notte fonda?>. Il ragazzo lo supplicò, <devo parlare assolutamente con lei a riguardo di questa cosa> disse porgendogli il lembo di mantello che gli aveva dato sua madre. <E’ la stoffa che mio padre ha strappato ai rapitori di mia sorella quando è morto!>. Il vescovo capì immediatamente quello che il giovane gli voleva dire e gli fece cenno di seguirlo. Andarono tutti e tre nel salone della libreria e si sedettero. Il vescovo prese la stoffa e la stese sul tavolo, la esaminò alla luce della candela e disse <ragazzo mi dispiace dirtelo, ma se questo simbolo è quello che penso, credo che le speranze che tua sorella sia viva siano poche>. <Padre dimmi dove si trova, perché voglio assolutamente trovarla anche dovessi arrivare in capo al mondo, finché ci sarà anche solo una speranza io cercherò!> il ragazzo lo implorò. <Sei veramente disposto a trovarla?> Ulkar scosse la testa in segno di consenso <allora va bene, tua sorella dovrebbe, a quanto sta da questa stoffa, trovarsi nella Baronia dell’Aquila Nera>. Il ragazzo chiese senza pensarci dove si trovava questo posto ed il vescovo gli rispose che era lontano, ma conosceva qualcuno che poteva condurlo e gli disse d’entrare nella foresta e di chiedere di Flarianan del clan della Luna Oscura. Il ragazzo lo ringraziò. Il vescovo cercò, però di dissuaderlo dal tentativo, ma il ragazzo era troppo insistente e così gli diede la sua benedizione. Uscì in tutta fretta e corse a casa. Kelly vide il vescovo perplesso e gli domandò che c’era in questa baronia e il vescovo gli rispose che era un posto dove non vigeva nessuna legge tranne quella del barone, il quale era una persona estremamente crudele ed i cittadini erano tenuti in schiavitù. Dopo di ciò andarono pensosi a riposare. Ulkar arrivato a casa disse alla madre della sua decisione di partire, la madre lo supplicò di non andare, ma lui le disse che finché non avesse ritrovato la sorella non sarebbe ritornato.
La mattina, dopo aver preparato l’occorrente, si avviò nella foresta in cerca dell’elfo che lo avrebbe condotto nella baronia. La madre vedendolo andare via lo fermò <è bene che ti dia qualcosa prima che parta per il tuo destino>. Dicendo questo gli fece indossare un corpetto di cuoio e gli allacciò alla cintura uno spadino, <erano appartenuti a tuo padre, sarebbe fiero di vederti con questi addosso!>. <Grazie mamma. Non preoccuparti presto mi vedrai ritornare dal sentiero insieme a mia sorella> fece abbracciando la madre. Si avviò, poi, per il sentiero che sperava poter ripercorrere una volta compiuta la sua missione. Prima di lasciare il villaggio, però, decise di passare un attimo al cimitero.
Si inginocchiò di fronte alla lapide di suo padre. Vi restò un po’, in un silenzio commemorativo, poi alzandosi estrasse la spada, la puntò innanzi al cielo e proclamò <padre ti prometto che troverò mia sorella, fosse anche l’ultima cosa che farò!>. La lama della spada gli rifletté negli occhi la luce del sole, lui li abbassò un attimo, poi cadde in ginocchi <perché sei morto, perché?> gridò rivolto al cielo, mentre le lacrime gli scendevano copiose dal volto. In quell’attimo gli parve di udire una voce, quello che spesso gli ripeteva la madre, <devi essere forte, forte come tuo padre!>.
Trascorsero degli interminabili minuti, poi si accorse che dietro di lui c’era l’assistente del vescovo. Velocemente si tirò su e si asciugò le lacrime, come se si vergognava di quella situazione. Kelly vide lo strazio di quel ragazzo ed avrebbe voluto fare qualcosa per lui, ma non le riuscì altro che fissarlo. Lui la guardo negli occhi senza rendersene conto, poi, accortosi scappò di corsa. <Aspetta!> le fece sollevando il braccio, ma lui non si fermò.
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