Il Volo dell’Aquila (raccontando la storia di “Ti Racconto una Storia”)

“Ti Racconto una Storia: Il Volo dell’Aquila” è una nuova trasmissione all’interno del palinsesto di Radio Big World, una web radio che fa del Podcast la sua forza e della possibilità di insegnare un metodo di comunicazione divertente ed efficace come la radio, la sua missione.

In un mondo come quello odierno, dove le informazioni diventano vecchie dopo il primo dispaccio di agenzia, dove l’utente viene bombardato di notizie attraverso il web (e quindi potenzialmente raggiunto ovunque tramite il proprio smartphone), dove la sovrabbondanza di informazioni Fast Food si scontra con il tempo dedicato alla lettura e alla comprensione (e quindi si legge poco e malvolentieri, soprattutto post e blog come questo), l’occasione di ascoltare una storia -magari sfruttando proprio quei canali che stanno distruggendo la lettura rilassata di un testo sudato da un chiunque si sia preso la briga di scriverlo- non è cosa da poco.

Raccontare lo sport — come in questo caso, con una trasmissione sulla storia della squadra di calcio cittadina, il Montevarchi Aquila Calcio 1902- è una sfida ma anche un modo per indagare il passato, il presente ed anche il futuro del tessuto sociale Montevarchino; utilizzando la nostra amatissima città come esempio della “periferia” Italiana, quella dove veramente batte il cuore del paese. Quelle cittadine che non sono hinterland dormitorio di metropoli nazionali, ma vivono la propria storia ed identità con passione, lasciandosi rappresentare da un simbolo come una squadra di calcio, capace di accomunare tutti a prescindere potenzialmente da genere, appartenenza ideologica o religiosa, e pure provenienza.

Insomma, indagare la #Montevarchinità attraverso la sua metafora rappresentativa vivente più pulsante, non dimenticando che quel sentimento identitario che ne è benzina, sarà comune ma non uguale in qualsiasi altra cittadina poco sopra (o poco sotto) i ventimila abitanti, dello stivale.


In realtà l’idea di “Ti Racconto una Storia: il Volo dell’Aquila” non è nata di getto, tanto meno nella serata piovosa di fine Aprile in cui abbiamo registrato le prime due puntate/prova. La questione nasce sui gradoni della Curva Sud dello Stadio Brilli Peri, domenica dopo domenica, analizzando magari a posteriori i fotogrammi e le parole passate, il giorno seguente. In realtà io sono solo un quarto della cosa, ma posso testimoniare quanto -insieme agli altri tre- progressivamente abbiamo preso coscienza che l’incontrarsi, il parlare, il salutarsi, il discutere spesso di bizzarrie cittadine, fosse molto più semplice e naturale la domenica allo stadio che ovunque durante la settimana.

Sarà il giorno di festa in cui nessuno ha voglia di pensare ai propri cazzi e scazzi settimanali, sarà il motivo condiviso per il quale ti trovi a discutere con uno sconosciuto, o a cantare la stessa canzone con il solo ausilio di un tamburo. Sarà che il morale di un gruppo di persone potenzialmente sconosciute, raggruppate nello stesso luogo, va di pari passi con il risultato di un evento sportivo che possiamo -anzi dobbiamo- definire “Un Gioco”.

Un Gioco che assume per molti la struttura di una ragione di vita, ancora prima che senso della stessa, a tutte le latitudini: personalmente non sono mai stato neanche vicino ad un minimo talento calcistico, e mai ho praticato il gioco del pallone se non negli intervalli scolastici o nei campetti vicino a casa mia, in età giovanile. Anzi, a dirla tutta ho sempre ritenuto (e anche praticato) il Gioco con la G maiuscola la Pallacanestro, per una serie di ragioni che non ha senso esporre qui, dilungandosi.

Ho iniziato ad interessarmi al Calcio durante le scuole medie, entusiasmato da nuovi compagni che dividevano le zone della classe in base al tifo di appartenenza e che si sfottevano in conseguenza ai risultati di Milan, Inter, Juventus e Fiorentina. Andando avanti con gli anni, ho iniziato a capire come il Calcio sia veramente uno dei pochissimi linguaggi universali praticabili possibili a tutte le latitudini (e mi dispiace tantissimo, ma è un occasione di socialità e cameratismo riservato per questo ai soli uomini, eccetto rari casi; vista e considerata la proverbiale riluttanza delle donne verso questa pratica tanto semplice quanto attraversata da complesse sfaccettature).

Così mi sono trovato a Cuba parlando del mercato della Juventus con un tifoso Argentino, oppure ho visto le partite dei Mondiali di Calcio con Iraniani, Romeni e Congolesi. Una volta ad un matrimonio nei dintorni di Marsiglia, venni pesantemente sfottuto perchè contemporaneamente stava svolgendosi una partita della fase finale di un Europeo tra Italia e Romania, che tra l’altro vincemmo. Tutte le volte che ho parlato con uno sconosciuto di pari sesso per più di 5 minuti -che fosse africano, sudamericano o nord europeo- il seguito delle domanda Madre “da dove vieni?” è quasi sempre stato “per che squadra tifi?”. Ulteriormente sono fautore della teoria per la quale il miglior modo per apprendere la geografia sia seguire i campionati di calcio internazionali, o le competizioni continentali e intercontinentali: la gran parte delle volte che ho potuto condividere pensieri e parole con qualcuno che non proveniva dal mio stesso paese (o dalla mia stessa regione), la geografia sportiva assimilata leggendo quotidiani rosa e guardando i tabelloni delle fasi a girone di Mondiali o Champions League, mi ha spesso salvato da roboanti dimostrazioni di ignoranza personale.

Che sia pretesto, che sia sfogo, che sia vibrante passione, che sia viatico per una controcultura, che sia puro e semplice divertimento, il Calcio unisce tanti, e ovunque, da quando esiste.


Nella goliardica (a volte) ricerca di quello che sia “Alla Montevarchina” -che spesso viene e ritorna alla seconda birra seduti al bancone o al tavolino di un bar cittadino- niente può avvicinarsi ad un qualcosa che possa esser inteso come “teoria”, senza indagare attraverso il racconto le mille storie legate all’Aquila Calcio 1902.

Come diceva uno dei quattro che prossimamente sentirete sbrodolare intorno al microfono (o al mixer)di questa nuova trasmissione, le porte del Brilli Peri sono l’ingresso più realistico alla dimensione della Montevarchinità più verace.

E tutto questo, probabilmente, varrà per qualsiasi altra città di provincia che segua da molti decenni la propria squadra in categorie ben distanti dallo sfarzoso mondo del “calcio che conta”. Per questo, chissà: nella Montevarchinità si potranno trovare strutture (ma non contenuti) simili a quelle di mille altre provincialissime realtà nazionali.

Le Storie, che saranno protagoniste, le racconteranno gli ospiti: tutti legati, per un motivo o per un altro, da una forte passione per i colori rossoblù. Magari proprio da questo sentimento, il racconto apparentemente “banale” di una partita che storicamente conosciamo tutti, potrà assumere toni o significati differenti; magari riuscendo a far emergere quel sentimento, quelle sensazioni, quelle talvolta noiose evoluzioni sempre identiche che si percepiscono camminando per la città, frequentandone i luoghi di ritrovo.

L’Aquila 1902 sarà quindi un mezzo -nelle nostre ipotesi ovviamente più rosee, si intende- per arrivare ad indagare cosa, in quello che può essere visto in modo dispregiativo come un paesino abitato da quattro gatti, crei e alimenti un’identità locale forte, percepibile, a volte tangibile, ma al momento non definibile in modo chiaro e scientifico.

Ce la faremo? Non ne ho idea.

Abbiamo iniziato a registrare così, “Alla Montevarchina”, e così proseguiremo.

Tutto questo rappresenta il manifesto di intenti di un quarto di coloro che hanno deciso di provare ad intraprendere questa direzione, attraverso una nuova avventura autoprodotta e completamente indipendente.

Se tutto ciò può incuriosirvi, non vi resta altro che seguire questa pagina Facebook in attesa della data (che lì comunicheremo) in cui sarà online la prima puntata.

(tutte le foto, eccetto la locandina della trasmissione, sono di Massimo Anselmi, reperite sul web)