Il Volo dell’Aquila: un Montevarchi da Doppietta

“Ti racconto una storia: il volo dell’Aquila è una trasmissione per la web radio “Radio Big World”. Attraverso interviste ad ex giocatori, dirigenti e tifosi dell’Aquila Montevarchi 1902, vengono raccolte storie e testimonianze alla ricerca della cosiddetta “Montevarchinità”:un sentimento di appartenenza collegato alle sorti della squadra cittadina. Tutte le puntate sono reperibili all’indirizzo radiobigworld.com/ilvolodellaquila , mentre l’articolo che segue è parte di una serie destinata ad apparire sul mensile gratuito Valdarno Oggi, con il quale collaboro.

Nella stagione 1983/1984, il rapporto tra tifosi e rossoblù in campo appare decisamente cementificato, dopo l’ ottimo posizionamento nel campionato precedente, sfiorando la promozione in Serie C. Accanto alla conferma di un estremo difensore di esperienza e qualità come Gastone Romeo Giacinti, al difensore Sergio Taddei e ad un centrocampista da 126 presenze in Serie A come Bruno Beatrice, la squadra guidata in panchina da Carlo Caroni può contare in numerosi giovani provenienti dal vivaio cittadino, ed altri che ben stavano facendo in categoria. A fianco di Tiziano Casucci e Vinicio Brilli, arrivano giocatori come Niccolai, Cpoduri, Macri, Tonino Stilo ed il bomber Giorgio Garozzo (capace di segnare 15 reti in quel campionato concluso da capocannoniere del girone): una squadra esplosiva ed equilibrata, destinata a compiere un’ impresa unica nella storia societaria, quella di conquistare la vittoria di campionato e della Coppa Italia di Lega. Una doppietta ad oggi mai ripetuta.

Vinicio Brilli con la Coppa Italia, qualche anno dopo

La squadra è costruita per puntare al successo fin da subito, ma il girone di andata non inizia in modo particolarmente esaltante, a livello di risultati. Il girone di ritorno, invece, si rivela una marcia trionfale: a quattro giornate dalla fine gli aquilotti si presentano a Poggibonsi in testa alla classifica, in uno stadio gremito. Si portano subito in vantaggio con Niccolai, ma al novantesimo il risultato finale recita un evidente ribaltamento di sorte, con una sconfitta esterna per 2 a 1 e la perdita del primato in campionato. Il testa a testa tra le due squadre vede l’inerzia della stagione dalla parte del Poggibonsi, con ancora tre partite da giocare, ed il fiato un po’ corto per i ragazzi di Caroni: anche perché, contemporaneamente ad un campionato di altissimo valore, il Montevarchi sta andando avanti — come già anticipato — in una competizione parallela come la Coppa Italia Dilettanti.

Si tratta di una serie di scontri diretti inaugurata proprio da una sfida con il Poggibonsi in periodo di pre campionato, conquistata in modo tanto rocambolesco da dar una spinta fortissima per i successi a seguire. La partita di andata di quel primissimo turno, giocata al Brilli Peri il quattro di Settembre, era infatti finita a reti bianche, e nella sfida di ritorno di una sette giorni dopo, il Poggibonsi si era portato in vantaggio in un momento piuttosto favorevole per tagliar le gambe agli avversari: gol di Fusci al settantatreesimo minuto. Ora, intendiamoci, solitamente si considerano le sfide di Coppa Italia (soprattutto le prime) come prove generali per il campionato a venire, e probabilmente in quel momento l’idea di proseguire nella corsa fino a giocarsi le ultime sfide di questo titolo nazionale, non era neanche lontanamente vagliata. Tuttavia, due minuti prima di andar in svantaggio, Mister Caroni aveva inserito in campo proprio il giovanissimo e grintosissimo Tiziano Casucci, che con la voglia di far bene tipica di chi è dapprima tifoso della squadra nella quale milita (e chissà, forse stimolato dalla presenza dell’idolo Beatrice in campo), decise di vender cara la pelle. Fu proprio da un lancio di Giuliano Niccolai che a Casucci arrivò quel pallone che “sembrava esser quello buono”: l’orologio del direttore di gara segnava l’ottantunesimo minuto di partita, e nel veder quella sfera direzionata verso di lui, Tiziano pensò sicuramente che poteva trattarsi di una delle ultime possibilità per impattare il risultato. Per quella regola secondo la quale i gol fuori casa “valgono doppio”, un 1 a 1 al novantesimo avrebbe significato qualificazione, oltre ad una prestazione esterna da imbattuti in preparazione di una stagione che sarebbe iniziata ufficialmente la settimana seguente al Brilli Peri.

Tiziano Casucci

La palla si inchiodò al piede di Tiziano che, una volta scartato l’uomo, batté il portiere facendo vibrare la rete dietro di lui. Da quell’azione risolutrice iniziano una serie di passaggi di turno incredibili, se si considera la contemporaneità tra quegli impegni ed un campionato progressivamente gestito dal vertice della classifica.

La Santarcangiolese viene annientata con un passivo di 4 a reti a zero nelle due gare nel secondo turno, mentre sarà un gol di Panella a regalare la rete esterna decisiva a superare il terzo turno ai danni del Seregno. Il rigore esterno nel campo dell’Elettrocarbonium siglato da Niccolai, regala ai ragazzi di Caroni il passaggio del quarto turno in concomitanza con la fine dell’anno solare 1983, la rete esterna di Stilo nel campo del Vigor Lamezia garantisce ai Rossoblù di giocarsi i quarti di finale contro la Medese, dove dapprima un gol di Masini ed in seguito una doppietta del solito infallibile Stilo, regalano a Montevarchi il sogno della semifinale.

Bruno Beatrice alla Fiorentina

Si giunge così ai primi di Maggio, dopo una convincente vittoria per 3 a 0 in campionato contro il Rosignano, in risposta alla precedente sconfitta di Poggibonsi. La testa della squadra è divisa in due competizioni contemporaneamente giunte alle fasi decisive, e solo l’esperienza in spogliatoio di giocatori come i già citati Giacinti, Beatrice e Taddei riesce a tener alta la concentrazione, focalizzando gli obiettivi senza lasciar niente di incompiuto: ottenere una doppietta nelle due competizioni in corso, sarebbe qualcosa di storico per tutti, per quanto si tratti di un campionato Interregionale e di una Coppa Italia Dilettanti. Contemporaneamente al successo con il Rosignano, il Poggibonsi cade a Fucecchio, ed in seguito allo zero a zero casalingo seguente dei Rossoblù (accompagnato con una vittoria dei rivali a distanza) il campionato è destinato a decidersi con un presumibile spareggio, trovandosi con due squadre in testa a pari punti.

Intanto il Montevarchi deve andare a Battipaglia, quattro giorni prima dell’ultima e decisiva giornata di campionato, per disputare la semifinale di Coppa Italia: la Battipagliese non fa sconti in un clima infernale, imponendosi per due a zero, e mettendo una seria ipoteca sul passaggio in finale. Il morale è decisamente sotto i piedi, ma c’è da affrontare la Cuoiopelli in casa, con un orecchio puntato alla sfida che vede il Poggibonsi nel campo del Migliarina. Tra Poggibonsi e Migliarina finisce in parità (per quanto la squadra ospite centri una clamorosa traversa al novantesimo che sarebbe valsa un possibile epilogo differente), mentre la squadra aquilotta riesce nell’impresa di conquistare i due punti necessari per chiudere il campionato con 41 punti in classifica, uno in più dei diretti avversari.

È il 13 di Maggio del 1984, e Giorgio Garozzo entra nei suoi “dieci giorni magici” al trentacinquesimo del primo tempo, segnando il rigore del vantaggio Rossoblù. Il Cuoiopelli pareggia però al settantaquattresimo, e di nuovo sembra tutto perduto considerando il minuto in cui arriva il gol che impatta la sfida, capace di tagliare le gambe a chiunque e prospettare anche uno spareggio in una stagione faticosa, che già appare infinita. Dieci giorni dopo il Brilli Peri avrebbe ospitato il ritorno di quella sfida apparentemente già scontata contro la Battipagliese, e nonostante la stagione appaia compromessa in entrambi i fronti a quindici minuti dalla fine del campionato (a parte eventuale spareggio), il pubblico non smette di credere nella squadra, e la squadra non smette di sperare forte di una spinta quasi mistica. Tre minuti più tardi — al settantasettesimo — Garozzo infila nuovamente il portiere avversario in mischia: per lui è una doppietta storica, per il Montevarchi è il clamoroso ritorno in serie C. A questo punto, con l’obiettivo principale acquisito, sognare non costa niente. L’idea di sovvertire il risultato dell’andata, forti della spinta del pubblico amico, appare pretenziosa ma non impossibile: tutto sommato si tratta di segnare tre reti, e la squadra ha le potenzialità e l’esperienza per riuscirci. La finale di Coppa Italia è prevista a Chioggia il 2 di Giugno seguente, in una gara unica in notturna, ed appare come un evento di quelli potenzialmente segnanti la storia della Società. Lo spogliatoio si stringe così attorno ai suoi leader più carismatici, suonandosi la carica a vicenda per non disperdere con i festeggiamenti per il campionato, quella concentrazione fondamentale per raggiungere l’agognata finale.

Tonino Stilo

Il 23 Maggio i Rossoblù scendono in campo con la voglia di distruggere sul campo gli avversari di Battipaglia, malgrado il pubblico ospite gremisca gli spazi a loro destinati in modo copioso e caloroso. Con due gol da recuperare ci pensa subito Garozzo a mettere la cose in chiaro, segnando la rete del primo vantaggio al quattordicesimo. La situazione viene impattata poco dopo, con la rete al trentatreesimo di Capoduri, alla quale segue dopo appena sei minuti il 3 a 0 di Stilo. Il primo tempo si chiude in vantaggio sulla duplice sfida, ma tutti sanno che ci sarà da soffrire, e che per effetto del valore delle reti esterne serve almeno un’altra rete per spezzare definitivamente le velleità di soprasso della Battipagliese. E allora ci pensa Garozzo, segnando altre tre reti di fila al cinquantunesimo, al sessantasettesimo ed al settantasettesimo: una poker incredibile per un sei a zero destinato a restar nella storia. Nel tripudio Montevarchino, la Battipagliese tenta un ultimo colpo di coda, segnando due reti nei minuti finali: la sfida si conclude 6 a 2, il risultato complessivo premia i ragazzi di Caroni, che devono aspettare una decina di giorni prima di giocarsi la coppa in quel di Chioggia, contro il Suzzara.

Garozzo segna sei reti in due sfide consecutive, regalando il campionato ed il sogno di una finale ad una città che, nonostante tutto, ovviamente riconosce al gruppo nella sua totalità la capacità di costruire una stagione irripetibile, organizzando un esodo storico per l’ultima gara di quella tediosa e sfiancante stagione. E dire che Garozzo era partito titolare solo dopo sette giornate di campionato, in seguito ad un paio di apparizioni sporadiche entrando a partita in corso, per segnare la sua prima rete all’esordio nell’undici partente seppur nella vittoria casalinga contro il Grosseto. Fu un cross di Napolitano ad incontrare la testa di Giorgio che, seppur non altissimo e posizionato fuori dall’aria di rigore, colpì il pallone tanto violentemente che per il portiere avversario fu impossibile fermarne la corsa. Quel pallone, finito esattamente sotto l’incrocio dei pali, dette il via ad una stagione clamorosa da un punto di vista realizzativo, iniziata con qualche difficoltà. La pesante preparazione di Caroni lo aveva lasciato da subito sulle gambe, per quanto si sia rivelata probabilmente decisiva per lo svolgimento sereno delle numerosissime gare a seguire, in una stagione già detta clamorosamente lunga. Forse, senza quella partenza faticosa, Giorgio non avrebbe visto ognuno dei suoi quattro tiri scoccati in quella storica semifinale, gonfiare la rete.

Nel capolinea stagionale definitivo — letteralmente “la partita del non ritorno”- Giorgio non scriverà il suo nome nel tabellino dei marcatori. Del resto, non tutte le giornate son quelle di un poker nella porta avversaria, ed una punta può esser utile anche in molti altri modi, se il pallone decide di non entrare. E quella sfida, per il Montevarchi, è inevitabilmente nervosa: sia per la pressione (o incitamento che dir si voglia, per quanto acquisisca un senso diametralmente opposto) del numeroso pubblico al seguito, sia per l’importanza di aggiudicarsi un titolo nazionale, pur sempre prestigioso. Inoltre, a Chioggia lo stadio scelto per ospitare la partita non appare assolutamente adatto per mettere in risalto le caratteristiche dell’undici Montevarchino: il manto erboso non è dei migliori, mentre la larghezza del campo appare piuttosto limitata, per una squadra abituata a correre in ampiezza.

I ragazzi di Caroni iniziano così con il piede sbagliato, subendo il vantaggio avversario al ventinovesimo, ad opera di Buttarelli. Sembra un po’ il ripetersi di un copione recitato per tutta la stagione, quello delle partenze difficile, quello delle vittorie sudate, quello della sofferenza dalla quale passare per giustificare una gioia liberatoria finale. È in avvio di ripresa — al cinquantunesimo — che Niccolai impatta la sfida sull’1 a 1, ed in un tripudio Rossoblù le due squadre si fronteggiano in modo deciso ma senza trovar i guizzi per prevalere l’una sull’altra. Del resto, anche a livello di risultati, la stagione del Suzzara era stata identica a quella Montevarchina, culminata con la vittoria del proprio girone ed una promozione immediatamente precedente all’ultimo traguardo possibile da conquistare. Sfide del genere, anche ad altissimi livelli (ma del resto, al variare di livelli ed esperienze, una finale porta con sé le stesse difficoltà emotive che si tratti di un torneo Giovanile o della Coppa del Mondo, probabilmente), sono spesso destinate a decidersi con un episodio. Solitamente il ruolo decisivo lo gioca l’istinto, che molto spesso coincide con l’esperienza di chi conosce come utilizzarne i segnali decisivi oppure, in maniera opposta, l’incoscienza della gioventù che si appiglia al talento nudo e crudo. Quella finale del 1984 non trovò risoluzione sul campo, però: dopo due tempi supplementari il risultato resta inchiodato sull’1 a 1. Sono necessari, quindi, i calci di rigore dove necessariamente si attendono al varco i riflessi dei rispettivi portieri, in opposizione alla freddezza dei giocatori destinati a presentarsi sul proverbiale dischetto.

Quella sera è Gastone Romeo Giacinti a vestire i panni dell’eroe, in quella che consapevolmente può rappresentare per lui la cosiddetta “ultima danza”. Sui 5 tiri avversari ne para tre, confermando quell’autentico talento in un fondamentale raro da saper trasformare in scienza, già dimostrato in campionato. L’esperienza, come detto, in momenti simili può esser il miglior valore per alzare vittoriosi un trofeo.

A proposito di inesperienza, invece, tra i Rossoblù uno degli errori proviene proprio dal coraggio del giovane Tiziano Casucci, entrato a conclusione dei supplementari, il cui tiro si schianta sul palo. Del resto, senza la sua rete di Poggibonsi ad inizio competizione, il Montevarchi a Chioggia non si sarebbe neanche immaginato di andare, e quindi a risultato acquisito quello sfortunato episodio resta soltanto una statistica perduta nei referti arbitrali.

Gli Aquilotti di rigori ne segnano tre, tanti quanti ne para Giacinti al Suzzara, che chiude siglandone due. La Coppa Italia Dilettanti è del sodalizio guidato da Renzo Parigi, Lezio Losi e Vasco Farolfi. “Abbiamo imitato la Juventus” dirà un estasiato Caroni dopo il fischio finale, facendo riferimento alla massima doppietta della squadra più titolata d’Italia, avvenuta quasi in contemporanea. Per la dirigenza, i giocatori, la presidenza ed i tifosi il momento è di quelli unici. E sarà destinato a rimaner tale a lungo, nelle memorie.