L’opera montevarchina di Carlo Dolci, avvolta nel mistero

Autoritratto di Carlo Dolci; dipinto; Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano (Palazzo degli Uffizi)

C’è un quadro sconosciuto a molti, creato ed ospitato per Montevarchi nella chiesa di Sant’Andrea a Cennano, che è andato perduto; o quantomeno, del quale non conosciamo attuale destino né localizzazione. Non si tratta di opera di un’artista minore, ma di un quadro di Carlo Dolci, uno dei pittori più rappresentativi del 600 fiorentino.

Artista osannato dai critici e dai biografi del suo tempo per la realizzazione di opere uniche nel loro genere, eseguite con impeccabile diligenza e con un rigore descrittivo che potremmo dire “iperrealista”, Dolci, molto apprezzato anche dai più illustri membri di Casa Medici e della nobiltà europea, si distinse per l’esecuzione di dipinti apprezzabili per la magistrale definizione delle sue figure — spesso raccolte in pose estatiche e quasi baciate da un’avvolgente luce lunare che rende gli incarnati simili alla più pura porcellana — e per l’intrigante e quasi maniacale cura nella resa dei dettagli: dalle stoffe soffici e quasi palpabili delle vesti, agli splendidi gioielli, che, usando le parole del biografo Filippo Baldinucci, erano “imitati in modo sì stupendo (e vero), che, per molto che si toccasse e ritoccasse la tela per assicurarsi che essi fosser dipinti l’occhio ne rimaneva in dubbio”. ( dal testo di presentazione della mostra fiorentina “Io,Carlo Dolci — Firenze 1616–1687”, tenutasi nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti nel 2015)
Vedi anche: Carlo Dolci su treccani.it

Il quadro montevarchino in questione è “La Madonna Mostra la Miracolosa immagine di San Domenico a Soriano” , del 1656

Il destino dell’opera commissionata da Giovanni Del Nobolo –così come l’attuale localizzazione dei frammenti dichiaratamente esistenti di essa- è avvolto nel mistero. Charles McCorquodale (1949–1996),storico dell’arte edimburghese, la definisce tra le opere più rappresentative del pittore fiorentino. Il quadro è andato misteriosamente perduto, ma è legato a Montevarchi per il fatto che è stato ospitato nella chiesa di Sant’Andrea a Cennano: si trattava infatti di una pala d’altare proprio per la chiesa montevarchina.

È Filippo Baldinucci -dapprima allievo, poi amico e infine biografo del Dolci- nel suo “Notizie dei Professori di Disegno” del 1847, a darne conferma menzionando l’opera in relazione all’anno 1656: “Circa a questi tempi, per la terra di Monte Varchi colorì una tavola di un San Domenico”

Troviamo informazioni riguardanti questo quadro avvolto nel mistero nel “The Burlington Magazine” del Maggio 1993, all’interno dell’articolo scritto da Charles McCorquodale “Reconstructing Carlo Dolci’s Montevarchi altar-piece, and a study for a mistery pictures”. Le foto qui riportate, sono state estratte da questa rivista.

Il quadro fu acquistato nel diciannovesimo secolo dal Conte di Darnley, e custodito nella collezione situata nella sede familiare a Cobham Hall, presso Gravesend nel Kent (contea inglese a sud-est di Londra) fino al 1957. In questa data fu svenduto ad una cifra definita da McCorquodale “irrisoria” durante un’asta.Quello che sappiamo, in conseguenza a questo episodio, è che l’opera fu frazionata in differenti parti, ognuna vendibile singolarmente.

L’unica fotografia esistente del quadro montevarchino del Dolci, ai tempi in cui si trovava alla Cobham Hall.

Uno dei capolavori sacri del Dolci, quindi, passando di mano in terra inglese è stato frazionato in diverse parti delle quali si è perso le tracce per un periodo. È proprio il McCorquodale a riscoprirne alcune, attraverso un’unica fotografia dell’opera ripresa proprio da Cobham Hall prima della vendita all’asta del quadro (quindi antecedente al 1957). Da qui, parti dell’opera del mistero sono state riconosciute ed analizzate: seppur la foto del quadro non sezionato risulti oscura e a distanza, sono indubbiamente parte della pala d’altare di Sant’Andrea a Cennano “Il monaco domenicano che tiene il dipinto” e “ la vergine che tiene il dipinto” (o “Madonna”),che vedremo in seguito.

Tra le pochissime notizie antecedenti a questa foto, esiste la testimonianza di Stefano Ticozzi (“Descrizione di un quadro in tela di Carlo Dolci”) pubblicata nel 1824, epoca nella quale evidentemente l’opera apparteneva a Pietro Benvenuti -pittore aretino neo classico- abitante a Firenze. Nella descrizione dell’opera il Ticozzi riporta che la stessa “è adesso posseduta dalla famiglia Del Nobolo”, ma trattandosi probabilmente di una testimonianza antecedente l’uscita dell’articolo (pubblicato nel “Nuovo giornale dè Letterati” di Pisa), una nota a piè di pagina puntualizza -attualizzando- che “questo quadro esiste ora in Firenze presso il Sig. Prof. Cav. Pietro Benvenuti”. Probabilmente, quindi, Benvenuti acquistò il quadro direttamente dalla famiglia Del Nobolo che aveva commissionato a Dolci l’opera stessa, secondo McCorquodale reclamata in seguito allo spostamento della chiesa montevarchina del 1809 (data riportata sul “The Burlington Magazine”)

Tuttavia secondo G.Waagen, il quadro montevarchino di Dolci si trovava a Cobham nel 1854, presumibilmente giunto in Inghilterra quindi in seguito alla morte del Benvenuti.

Nelle ricostruzioni relative all’origine dell’opera, importante la registrazione operata sempre dal Ticozzi, qui riportata:

“Ed infatti da una iscrizione, che esiste sempre a tergo di detta tavola di mano dello stesso Carlo Dolci in matita rossa, resulta, che egli avea 40 anni, allorchè dipinse questa tavola per Montevarchi, e resulta altresì il tempo, in cui incominciò questa opera, ed il tempo, in cui la terminò, recandola egli stesso a Montevarchi per esporla dopo essere stata benedetta”.
The Virgin holding a painting” (“ la vergine che tiene il dipinto” o “Madonna”) — parte frazionata del quadro montevarchino del Dolci

Ma chi è la Vergine di Soriano, e soprattutto perché nel dipinto mostra un’immagine ad un monaco domenicano?

Leggenda narra che a Soriano Calabro all’alba del 15 Settembre del 1530, la Vergine apparve ad un monaco dell’ordine di San Domenico.

Testualmente:

“Vent’anni dopo l’arrivo a Soriano del fondatore del Convento, padre Vincenzo da Catanzaro, i frati predicatori ogni notte si ritrovavano in Chiesa per la recita dell’Ufficio Divino, (Liturgia delle Ore›). Nella notte tra il 14 e il 15 di settembre del 1530 verso le 2,30, il frate cooperatore Lorenzo da Grotteria, come di consueto, scese per primo in chiesa per adempiere ai preparativi, ed accendere le candele. Grande fu la sua meraviglia, come documentato dal Campitelli, quando vide tre donne di aspetto maestoso. Assalito dai dubbi pensò di aver dimenticato aperta la porta della Chiesa, ma la donna dall’aspetto più maestoso fugò i suoi dubbi avvicinandosi con fare gentile per chiedergli: «Avete in questa chiesa qualche immagine di S. Domenico?». Il frate, confuso, mostrò che vi era soltanto quella dipinta e sbiadita sulla parete. La donna allora gli consegnò un involucro di tela che fra Lorenzo portò immediatamente al superiore. Ascoltato il suggestivo racconto di fra Lorenzo i frati, di fronte allo spiegamento della tela, tramutarono il loro turbamento in stupore, quando videro l’Immagine di San Domenico di Guzmán, passando alla riverenza. Subito dopo corsero in chiesa a controllare se qualche porta fosse rimasta aperta. Ma le donne erano scomparse, nonostante le porte fossero ben serrate. La notte seguente apparve Santa Caterina Vergine e Martire di Alessandria d’Egitto al Superiore dicendogli che le donne della notte precedente erano: la Vergine Santissima, santa Maria Maddalena e lei stessa, protettrici dell’Ordine Domenicano”. (Tratto dall’articolo “San Domenico e l’omonima celeste immagine di Soriano Calabro” della rivista Zenit)

L’opera del Dolci, quindi, raffigura esattamente il momento in cui la Vergine accompagnata delle due Sante si manifesta a frate Lorenzo da Grotteria, ritratto nell’opera in basso a sinistra, osservante e trattenente l’immagine di San Domenico mostratagli.

Importante considerare come l’opera custodisse in sé una caratteristica comune dei quadri fiorentini dell’epoca: il fatto che i soggetti del dipinto, esponessero un secondo quadro. Nella fattispecie è la Vergine di Soriano –rappresentata illuminata in fare cerimoniale, incoronata ma di suggestivo aplomb, quasi in penitente soggezione e contemplazione dall’alto- che sorregge un quadro iconico raffigurante proprio San Domenico.

“A dominican monk holding a painting”, altro frazionamento rinvenuto dell’opera del Dolci

Il protagonista della vicenda riportata –testimone dell’apparizione- è quindi l’uomo rappresentato nel frammento rinvenuto “ Monaco Domenicano che tiene un dipinto” ( “A dominican monk holding a painting”), venduto da Sotheby a Londra il 30 Aprile del 1980.

La protagonista dell’opera, la Vergine di Soriano, è invece rappresentata nel frammento “The Virgin holding a painting” del quale non si conosce né destino, né localizzazione, né possesso, né atto di vendita.

Tra le note del Ticozzi riguardanti l’opera originale, interessante la descrizione degli abiti della Maria Maddalena e della Santa Caterina di Alessandria per le quali “le ruvide lane della Maddalena, come le signorili vesti di Caterina, sono quelle delle artigiane e delle gentildonne fiorentine del XVII secolo”. Una volontà del Dolci di attualizzare la rappresentazione delle due co-protagoniste dell’apparizione, accompagnanti la Vergine Regina.

Il frammento raffigurante la Vergine — chiamato “Madonna” nell’altra pubblicazione in cui appare fotografato, ad opera sempre di McCorquodale dal titolo “Some paintings and drawings by Carlo Dolci in British Collections”- viene descritto come in località sconosciuta, senza dettagli di vendita o di acquisto, a corredo della descrizione fotografica. Tuttavia all’interno del testo si descrive (apparente distrattamente o superficialmente) come venduto nel 1957 (lo stesso anno in cui l’opera completa non frazionata venne messa all’asta proveniente dalla Cobham Hall, ma in seguito ovviamente) ad un non ben conosciuto acquirente londinese. Quindi è probabile che la parte più iconica e importante dell’opera che fu concepita per la chiesa di Sant’Andrea a Cennano si trovi ancora a Londra, nelle mani di un privato collezionista, o forse in qualche scantinato polveroso. Chissà.

Indubbiamente un’opera misteriosa, che fonda le sue radici su una miracolosa apparizione della Vergine a Soriano Calabro, che ha sostato nella Casa per la quale era stata concepita a Montevarchi, per poi tornar a Firenze prima ed in Inghilterra dopo. Dove, in parte, probabilmente si trova tutt’oggi.

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