Make Montevarchi MEDIEVAL again!

Un.Dici
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Jan 5 · 7 min read
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Meno male che si avvicinano le elezioni a Montevarchi, e chi si sente di aver amministrato in modo fermo, impeccabile e rivoluzionario, deve limitarsi a puntualizzazioni storiche per mantenere alto il livello di consenso mantenuto (o acquisito, chissà, con la splendida gestione dell’emergenza pandemica. Soprattutto, trasparente).

Ad esempio, con l’arrivo dell’attesissimo 2021 — anno della riconferma scontata, a leggere i loro organi di stampa — Sindaco, Giunta e consiglieri esterni hanno deciso di spiegarci il Medioevo, alla faccia di quelle stupide certezze che credevamo di aver fatto nostre, leggendo i soliti libri di storia anacronistici, scritti dai profittatori che vinsero.

Si, quelli che sconfissero il Medioevo. Chi erano? Comunisti? Non lo so, ma la faccenda che racconta quell’epoca come oscurantista e di triste passaggio verso future fioriture intellettuali, puzza troppo di sinistra radicalchic.
Ed io che di “comunismo” non voglio esser tacciato, ho deciso di aggiornare personalmente il mio manuale del passato che fu, trovando spazio tra la negazione dell’olocausto ed il Pizzagate statunitense, seppur quest’ultimo tratti una modernità già superata, con l’illegittima sconfitta del liberatore esemplare del mondo dai “poteri forti”. L’umile Donald Trump, ispiratore del “make Montevarchi great again”, partendo dalla rivalutazione del Medioevo appunto.

Quindi medieval. Again. Non maybe. Imperativo.

Make Montevarchi medieval again!

E chi se non già medioevali rappresentanti nella rievocazione storica come i portavoce di Giunta, potevano esporre agli organi deputati quel twist temporale che renderà in futuro la suddetta rievocazione diametralmente opposta?
Se infatti la città tornerà ufficialmente ed orgogliosamente al Medioevo, toccherà rievocare le notti di stelle, i concerti rock in piazza, le risse alle logge, i balli caraibici domenicali e chissà, le vecchie sbornie terminate a urlar bestemmie in Piazza Varchi. Bei tempi.

Ma andiamo con ordine. Cosa ho imparato oggi sul Medioevo a Montevarchi?
Bella domanda, la svolgo come un tema. Di quelli delle elementari, a proposito di bei tempi.

Svolgimento.

Quello che sapevo del Medioevo a Montevarchi riguardava una singolar tenzone per la mezzina tra rioni, attraverso la sfida del giuoco del pozzo, con un contorno fatto di pietanze tipiche come il divin’ panino con i’ rocchino, tra scambi di Varchi e bicchieri di coccio sonanti. C’era qualche cavallo, lo sacro latte della Madonna, un paio di armature, un villaggio con qualche rotolo di paglia in Piazza Vittorio Veneto e un tizio strano che gridava continuamente “VIVAAAAAAA MONTEEEAAAARCHIII”. Ed io pensavo che si fermasse qui, il tramandato.

Ed invece con l’emanazione del “regolamento per la tutela e il decoro delle attività dei centri storici ed aree contermini di Montevarchi”, ho capito che c’era molto di più.
E non mi riferisco solo alla pluralità dei centri storici che io, da ignorante modernista, credevo fosse uno solo in città.

La Montevarchi medioevale — quella “racchiusa dal perimetro delle mura” — ha lasciato un patrimonio storico ed artistico tanto ben valorizzato da sottolineare una forte identità culturale ancor tramandata, per cui ha senso tornare direttamente a 600 anni fa.

Che dite, ho scritto che siamo nel 2021 prima? Ho sbagliato, sarà così nei comuni confinanti, ma con il 31 dicembre 2020 siamo passati direttamente al primo Gennaio 1421, grazie a Dio.
Se non vi piace, spostatevi fuori dal perimetro murario, dove sono in uso ancora quei vetusti calendari moderni.

Infatti nella Montevarchi medioevale il mercanteggio consisteva nell’assoluta promozioni di beni autoctoni, tutt’al più provenienti da viaggi extra regionali, ma assolutamente di tradizione italica. Medioevale, ovviamente, è sottinteso.
E per questo tutti quelle bancarelle moderne indicarti da nomi esotici, chiaramente a gestione indigena, saranno bandite vita natural durante dal perimetro murario.

Che sono ‘sti “bazar”, “kebab”, “trap”, “rap”, “salsa”, “bachata”, “rai”, “shawarma”?

I nati nel centro storico a partire dal neo gennaio 1421, non lo sapranno mai.
Esiste un modo migliore per allontanare gli indigeni da le Sacre Mura de lo Sacro Castello? Evidentemente bandire ogni struttura da loro frequentata, o quindi utile (chiaramente riconoscibile dagli appellativi bizzarri che portano con sé).
Hanno bisogno di soldi? Poco importa se con il ritorno in vigore del Varco degli Euro se ne faranno un cazzo: nel Medioevo di Montevarchi erano banditi “money transfer”, “internet point”, “Sexy Shop”, massaggerie con “happy ending”, “phone center”, “free shops” e sale per “slot machine” o “betting”.
E pure la vendita di tale “cannabis”, che forse nella Montevarchi mediovale chiamavano ancora “vitarba”, ma che con quel termine non risulta.
Quindi, raus.

Il problema però sorge — sempre guardando all’attuale — per quei pochi che queste situazioni le avevano già imbastite prime del ritorno al 1421, e quindi è opportuno inserire pene pecuniarie in caso non si mettano in regola. Anche qui, basta aggiornare la lista di quello che non c’era allora, per capire cosa cambiare oggi.

Nella Montevarchi medioevale infatti le vetrine dei rudimentali banchi de lo mercato erano conformi all’immagine orgogliosa dell’epoca rappresentata.
Le insegne ovviamente non comprendevano caratteri non appartenenti alla cultura occidentale, ed erano in lingua italiana (ma già ai tempi, l’inserimento di parole divenute parte di tal linguaggio aulico, venivano concesse).
Le suddette vetrine non potevano esser utilizzate come luogo di stoccaggio della merce, e non contemplavano la presenza di pannelli luminosi, con scritte diverse dalle italiche insegne, e quindi inadeguate al contesto storico e culturale del luogo.

Quindi, necessario attenersi a queste semplici regole per tornare in linea con il rinnovato equilibrio cittadino, sforzandosi di ripulire il suolo de lo Sacro Castello, pena la RIMOZIONE.
E pena pecuniaria, ché fa sempre comodo considerando che in attesa che i cavalli tornino a sostituire le automobili, sempre meno di queste sostano a tempo nelle aree limitrofe alla zona.
Meno mezzi parcheggiati significa meno autisti sbadati che lesinano monete nei parchimetri, e quindi meno multe. Il problema si risolve alla base, spennando gli indigeni, altrimenti che senso avrebbe la catena alimentare?
Anche se ho dei dubbi che quest’ultima fosse già stata disegnata, in epoca medioevale.

Per concludere, contrariamente a quello che si pensava fino a ieri, le strade della mandorla erano pulite come le corsie di ospedale, nella Montevarchi medioevale.
Vi ricordate quella leggenda per cui non esistevano i bagni in casa, e si gettava defecazioni e urine dalla finestra? Ecco, era una leggenda.
Quindi, considerando che ai tempi non esistevano né cassonetti né cestini dei rifiuti, ritornando di botto al 1421 sarà sufficiente il recupero delle leggi vigenti per ripulire lo Sacro Suolo del centro storico.
Non ci sarà bisogno di aggiungere nient’altro, per la destinazione dei volgari rifiuti. Anche perché svuotandosi di netto, con la forzata espulsione indigena, nessuno ne produrrà.

Inoltre, nel Medioevo di Montevarchi la manutenzione del suolo in concessione, e di tutto quello che concerne la singola attività ed oltre (anche il manto stradale, già reso inagibile dai carri dei cavalli?), era di responsabilità dei titolari delle attività.
Come allora, o si pulisce tutto e, per far prima, si toglie ogni cosa anche dagli spazi dove regolarmente si paga il suolo pubblico, o si paga ulteriormente. Sanzionati. Più volte. Che quella storia dei parcheggi dei cavalli — per ora, autoveicoli — resta sempre all’ordine del giorno.

Va da sé che siccome nella Montevarchi medioevale si consumavano intrugli alcolici solo entro le 18 del giorno - se non durante arcaici aperitivi in legnosi tavoli deputati - con questa riscoperta delle nostre radici i casi per voi viziosi sono tre: o vi ubriacate dal sorger del sole fino a quell’ora, o accettate di pagar quel succo di luppolo gasato 10 euro con l’accompagnamento di arachidi tostate, o semplicemente vi spostate fuori, nel ghetto, dove ancora sarà il 2021 per quei poveri selvaggi ivi relegati.

Insomma, oggi che ho imparato il Medioevo e contemporaneamente mi ci son ritrovato dentro, non posso che rallegrarmi per gli anni a venire ed un futuro radioso.
Del resto, nel Medioevo la storia ci insegna che le pandemie arrivavano e scomparivano da sé, senza doversi compromettere a lobby particolari, e Big Pharma e Billa Gates non esistevano.
Quindi posso pure togliermi il bavaglio di bocca, una volta ben delimitate le distanze tra perimetro storico e ghetto. Meglio così.
Senza di quello potrò gridare anche io “VIVAAAAAAA MONTEEEAAAARCHIII”, e sentirmi così fiero in nome dell’APPARTENENZA più pura, DIFENDENDO le nostre radici con IDENTITA’.

Meno male che siam tornati — almeno sulla carta, in trepidante attesa di ferma applicazione — al 1421.

Grazie a chi lo ha reso possibile, quasi quasi vi rivoto!

Siamo andati decisamente all’opposto rispetto a quello che mi auspicavo, ottimisticamente, all’alba dell’ultima elezione.

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Un.Dici è l'universo di Julian Carax, doppio di Davide Torelli, che sarei io. Qualcosa in più su www.davidetorelli.com

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