Pietro Bencini: un Montevarchi corsaro al Marassi

Ti racconto una storia: il volo dell’Aquila è una trasmissione per la web radio “Radio Big World”. Attraverso interviste ad ex giocatori, dirigenti e tifosi dell’Aquila Montevarchi 1902, vengono raccolte storie e testimonianze alla ricerca della cosiddetta “Montevarchinità”:un sentimento di appartenenza collegato alle sorti della squadra cittadina. Tutte le puntate sono reperibili all’indirizzo radiobigworld.com/ilvolodellaquila , mentre l’articolo che segue è la prima puntata di una serie destinata ad apparire sul mensile gratuito Valdarno Oggi, con il quale collaboro.


È la stagione 1970/71, ed il Montevarchi è destinato al Girone B di Serie C, incontrando squadre di alto blasone come la Spal ed il Genoa, nobile decaduto.

Tra tutte le società calcistiche presenti nel suolo nazionale, il Genoa è quella più antica in assoluto, presentando un documento che ne attesta la nascita il 7 Settembre del 1893. Vinse il primo scudetto nel 1898, con altri otto titoli a seguire fino al 1923/1924, ma a partire dal 1964/1965 iniziarono anni difficili con la retrocessione in Serie B, replicata con la retrocessione in C proprio nel 1969/1970. Il Genoa resterà in serie C giusto nella stagione in cui incrocerà i destini con quelli del Montevarchi: un campionato che comunque concluderà vincendo con due punti di vantaggio sulla Spal, ottenendo un ritorno in serie A di lì a poco (stagione 1972/1973).

Non sarà una stagione calcisticamente da ricordare per i colori rossoblù (retrocesso come terz’ultima forza del campionato), ma la sfida del Marassi datata 8 Novembre è destinata a restare nella memoria come una delle vittorie più clamorose nella storia societaria. Ed infatti sono numerosi i tifosi che decidono di esserci, con un treno speciale verso il capoluogo Ligure, che si troveranno a tifare la propria squadra accompagnati anche da qualche Sampdoriano, accorso a “gufare” quei rivali reduci dai successi nei derby con Savona ed Imperia. Apparentemente una corazzata invincibile, a maggior ragione contro “questa brava gente del paesino toscano”, come definiti il giorno seguente da TuttoSport.

Non appena scesi in campo, gli aquilotti tradiscono ben più di un’emozione, trovandosi all’interno di un tempio del calcio. Lo stesso Gabella , nel ruolo di portiere e capitano, non esita a scegliere la porta per iniziare la gara “dietro ai tifosi Montevarchini”, indicando con sicurezza quella di fronte ad un autentico muro di tifosi rossoblù. Probabilmente al portierone non venne in mente che i colori sociali della squadra di casa coincidevano esattamente con quelli riportati sulle loro maglie, e quella marea di tifosi erano inevitabilmente a sostegno della blasonatissima squadra ospitante.

In una partita più che avara di emozioni, giocata con poca convinzione dalla squadra di casa pur sempre attaccando la propria zona offensiva, al minuto numero 85 avviene qualcosa di straordinario.

Da un rilancio del portiere genoano Leonardi, distrattamente destinato al compagno Maselli, un giovanissimo prodotto del vivaio Montevarchino come Pietro Bencini, riesce a rubare il pallone in pressing, lanciandosi in solitudine verso la porta avversaria. Si tratta dell’unica vera azione offensiva degli aquilotti, e Bencini non tradisce insaccando opportunisticamente la palla nella rete, in un delirio incredulo di compagni, panchina e tifosi. Come riporta la cronaca apparsa sul numero del giorno seguente di Tuttosport:

“Azione di alleggerimento degli ospiti e palla a Leonardi, il quale freneticamente la rimette con le mani sull’unico compagno, dei cinque che stazionano nei pressi dell’area, che abbia un avversario alle costole. Il compagno è lo stanchissimo Maselli, l’avversario il lentissimo Bencini. Bencini ruba la palla a Maselli e fila verso la porta, e comodamente insacca. Dopo di che si rotola per il prato dietro la porta, avvinghiato a Taddei in preda a felicità indescrivibile, mentre Collesi abbandona la panchina a salti da canguro, e tutti gli altri ospiti corrono qua e là che paiono impazziti. Pochi mesi fa in serie D, e ora tutti qui a violare Marassi. Bisogna capirla in pieno questa brava gente del paesino toscano”.

Lentissimo o meno, Bencini è furbescamente opportunista nel recuperare il pallone decisivo per siglare la rete nell’unico tiro nella porta del Genoa di quella partita, o almeno così si dice. Per lui sarà l’unica rete in trentatré presenze stagionali, ed in seguito la sua carriera da professionista lo porterà a giocare partite importanti con la maglia del Siena, del Pisa e della Lucchese.

La fotografia della rete fa il giro del paese, scattata dalla macchina fotografica di Mauro Vannelli, unico tra gli accreditati tanto fiducioso da scegliere di sostare dietro la porta d’attacco del Montevarchi. Infatti,lo scatto venne acquistato dall’Agenzia Ansa, ed a sua volta ridistribuito ad i principali quotidiani sportivi nazionali, diventando da una parte l’emblema del fallimento genoano, ma dall’altra la consacrazione di Bencini nella storia della società alla quale è ancora legato per incarichi dirigenziali.