Sì, sono un’Ortottista, e no, non coltivo ortaggi!

Lo scopo di questa storia è avvicinare i probabili lettori alla mia figura professionale. Sono un’Ortottista, ne avete mai sentito parlare? Se avete sbarrato gli occhi e non avete idea di cosa io possa occuparmi non abbiate paura, ho avuto la vostra stessa reazione circa 4 anni fa.

Innanzitutto, ci tengo a precisare che si tratta di una professione riabilitativa sanitaria, appartenente alla branca della medicina oculare, e su questo non ci piove. Il problema è che all’ inizio di tutto ciò, non ho trovato nessuno in grado di farmi comprendere di cosa si preoccupasse realmente questa figura (o probabilmente, teoria più plausibile, non avevo a disposizione i mezzi per capire).

Pubblicazione su “PRISMA”, periodico trimestrale dell’ AIOrAO (Associazione Italiana Ortottisti)

Attualmente, mi piace pensare che l’ Ortottista sia una sorta di fisioterapista degli occhi; non avanzo la pretesa di credere di essere stata la prima a coniare questa metafora, tuttavia rende perfettamente l’idea. Procediamo per gradi.

Nel momento in cui mi sono sorpresa seduta ad un banchetto, insieme a tanti altri miei coetanei, per sostenere il test d’ingresso, immaginavo che quello che mi aspettasse fosse il percorso di un professionista sanitario; insomma, conoscendomi non era esattamente quello che volevo che il futuro mi riservasse, ma allo stesso tempo pensai “perchè no?”. Accettai la sfida, così mi sistemai tra i primi 10 posti ai quali era consentito l’accesso a questo corso di laurea. Partii da sola, o meglio, con mille dubbi e un paio di valige, pronta ad aprire una scatola assolutamente chiusa per colmarla di speranze e nuove esperienze. La possibilità di effettuare un tirocinio formativo durante questi percorsi di studio credo sia il tassello più importante; se non fosse stato per la parte pratica del mio corso, probabilmente a quest’ora vi starei parlando della teoria dei massimi sistemi, della possibilità che ci sia un mondo alternativo aldilà dei buchi neri nell’ universo. In breve, avrei abbandonato questo corso di laurea. Non perché gli argomenti fossero di poco interesse, tutt’ altro, ma trattarli solo su base teorica iniziava a diventare davvero complicato da spiegare agli altri, e soprattutto a se stessi.

Cover Test — esoforia

Dunque, l’ aver fatto esperienza sul campo, aver incontrato dei tutor meravigliosi che mi hanno insegnato tanto, mi ha nel tempo gratificata, rincuorata, e a volte amareggiata se la visione di un intervento oculare in sala operatoria costava qualche maglietta sudata di troppo; ma come si dice, mi son fatta le ossa.

Movimenti oculari, dettati da un corretto o, in alcuni casi, da un malfunzionamento dei muscoli dell’occhio, in una parola sola “Strabismo”, ecco di cosa mi occupo. Non dal punto di vista chirurgico si intende, nè diagnostico ( compiti che spettano al medico oftalmologo); il mio interesse è di tipo funzionale, ovvero mi preoccupo di come si muovono i nostri fantastici organi di senso, al fine di fondere le immagini sia al livello anatomico (retina) che al livello sensoriale (corteccia cerebrale, lobo occipitale). Inoltre, vi è mai capitato di vedere dei bimbi con gli occhiali da vista sin dalla tenera età, piuttosto che con una bendina su uno dei due occhi? In quel caso l’ Ortottista è colui che si occupa della terapia dell’ Ambliopia, chiamata in gergo “occhio pigro”. Possibili pazienti possono essere anche degli adulti, che improvvisamente lamentano una visione doppia, quindi insieme si indaga sull’ agente scatenante di tale fastidio per procedere con un trattamento riabilitativo; adolescenti, che a causa delle lunghe ore passate sui libri, sui computer, accusano disturbi visivi.

Iride Oculare

L’ Ortottista quindi, è un insieme di tante capacità, di cui può beneficiare anche il medico oculista, richiedendo la sua assistenza nello svolgimento di esami oftalmici strumentali. Per cui, presa dal fascino dello studio di argomenti poco scontati e conosciuti, ho conseguito la laurea lo scorso anno con molta soddisfazione, e con la voglia di rendere nota quella che è stata la mia esperienza, in modo che colui/colei, per caso inciampato/a in un piccolo passo della mia vita, possa avere più o meno chiaro quel concetto che per me non lo era affatto. Anche se, devo essere sincera, l’effetto sorpresa non è stato per niente male.

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