Un giorno girerò Il Signore degli Anelli.

Bad Taste, l’esordio di Peter Jackson

Con pochi soldi, tanto talento e tanto splatter

La trama di Bad Taste è praticamente inesistente, nasce come corto il cui soggetto era una specie di “cannibali mangiano uomini, mettici tanto gore”, poi gradualmente, di weekend in weekend — il film è stato girato nell’arco di 4 anni durante i fine settimana — Peter Jackson ci aggiungeva roba, scene, idee, e a un certo punto la Nuova Zelanda, accortasi della validità del prodotto, decide di finanziarlo, permettendo al regista di completarne la trasformazione in questo lungometraggio horror con gli alieni.

Ah la trama, ci sono degli alieni che decidono di fare della Terra un fast food, mandano una delegazione aziendale ad assaggiare la materia prima (detti uman-burger) in Nuova Zelanda, e il governo neozelandese chiama a risolvere la situazione i The Boys, una specie di A-Team più cazzuti.

Il film ha guadagnato lo status di cult, ha permesso a Peter Jackson di diventare Peter Jackson e di fondare la sua compagnia Weta Digital, e dimostra come con davvero pochi mezzi ma tanta inventiva e tanto talento si riesca davvero a creare un film divertente e soddisfacente per gli amanti dello splatter, con alcune scene entrate negli annali del genere come l’alieno che mangia un cervello direttamente da una testa segata a metà, o lo stesso alieno (interpretato da Peter Jackson) che vomita in una bacinella da cui poi gli altri alieni e un malcapitato dei Boys bevono.

Un film interessantissimo anche dal punto di vista della regia, che mostra sicuramente l’influenza di Sam Raimi e di un certo tipo di horror a basso costo americano, fotografia e montaggio eccellenti sempre in rapporto ai costi, e come detto una cura e una fantasia nella realizzazione degli effetti speciali splatterosi davvero degna di nota.