Il capolavoro che avrebbe potuto essere.

Event Horizon, o cosa poteva essere

Ma non vedremo mai la versione del regista

Event Horizon è una merda. Event Horizon è meraviglioso.
Ho continuato a rimbalzare tra questi due estremi per giorni dopo la visione del film, tale è lo spaesamento e la difficoltà nel giungere a una sintesi di un prodotto tanto interessante quanto indecente, perché se da una parte sono innegabili i difetti di un’opera che esagera in modo ingiustficabile in troppi aspetti (perché la fantascienza deve fornire giustificazioni), dall’altra è ancora gustoso il ricordo di certe trovate visive, certe composizioni dell’immagine, certi dettagli macabri.

Serve un attimo di trama, nell’anno 2047 l’umanità scopre come viaggiare ovunque nell’universo piegando lo spazio-tempo ma l’astronave dotata di questo nuovo motore, la Event Horizon, dopo il primo tentativo di “salto” scompare. Dopo 7 anni ricompare nell’orbita di Nettuno, viene mandata un’altra nave per soccorrerla e l’equipaggio, di cui fa parte il progettista del super motore (il grande Sam Neill), una volta a bordo della Event Horizon scopre che tutti i suoi occupanti sono spariti e la nave stessa è stata probabilmente in una dimensione molto vicina alla definizione di inferno.

Di qui partono visioni, possessioni, torture, drammi psicologici di una banalità deprimente uniti a esaltanti momenti splatter, improbabili trovate pseudo-scientifiche e grandiose scene horror. I richiami a Hellraiser sono evidenti, anche troppo, come un po’ troppi sono quelli alla fantascienza horror degli anni ‘80, da Alien in avanti, tanto che a volte sembra di trovarsi di fronte a un grosso calderone dove è stato buttato di tutto.

Ma quello che più dispiace è che la componente horror, splatter, è solo accennata, molte scene sono evidentemente incomplete ed in effetti il regista (Paul W.S. Anderson, altrimenti noto come “il regista dei Resident Evil e di quella ciofeca di Alien vs.Predator”) ha dichiarato che 40 minuti di film, soprattutto le parti più esplicite tra cui una lunga escursione nella dimensione infernale (di cui l’immagine di copertina è un rapido frame), sono state tagliate dai produttori spaventati dalla reazione del pubblico, e sono ormai perdute.

Resta un film che in questo stato è appena godibile, molto sopra le righe (gli interni dell’astronave in stile gotico senza motivo sono un pelino troppo), interessante per chi ama l’horror ma non cerca strettamente fantascienza, deludente pensando a cosa poteva essere.

Ah, se avete giocato a Dead Space e avete tremendi déjà vu, è esattamente quello che ho provato per tutto il film, e a quanto pare non siamo gli unici, ma non ho trovato conferme ufficiali in tal senso. Ma è evidente, dai.