Takeshi’s gun

Violent cop, l’esordio di Takeshi Kitano

Che se uno deve esordire, che esordisca bene.

Doveva essere una commedia e non doveva dirigerla lui, ci si è trovato e ha pensato bene di trasformarla in un dramma poliziesco perché, sai com’è, lui è Takeshi Kitano, che gli vuoi dire?

Lo svolgimento è quello di un poliziesco classico, ma la cosa spettacolare sono le scelte di regia che poi diventeranno marchi di fabbrica di Beat Takeshi, i piani sequenza, i lunghi close-up, i dialoghi fatti di battute corte, le scene di violenza esplicita che spesso diventa eccessiva, proprio per sottolineare che i suoi personaggi sono estremi, sono slegati dal mondo “reale”, privi di valori universali.

Ne è emblema la scena finale, perfetta chiusura del cerchio che non lascia alcuna speranza allo spettatore, se non la domanda definitiva su quale sia la vera violenza, quella fisica del poliziotto interpretato dallo stesso regista o quella della corruzione che divora il Giappone, anche tra gli insospettabili.