Le mani dei Casaleggio

Come trasformare un partito in un asset commerciale

Davide Casaleggio

Sono ormai dieci anni che i Casaleggio cercano di ottenere soldi per i propri progetti utilizzando processi, strutture o — indirettamente — cariche pubbliche. Sembra che pochi abbiano chiaro il quadro generale.

Siamo oltre il conflitto di interessi: siamo di fronte all’utilizzo di un partito come asset commerciale da parte di un ente privato.

La prima volta che da Milano provarono a gestire soldi pubblici c’eravamo: fu per i rimborsi referendari se fossero passati quelli promossi al V2-Day; poteva essere un’ingenuità. La seconda fu la “necessità di fare chiarezza organizzativa” aprendo l’associazione Rousseau, come rivelò a Supernova un alto funzionario del M5S descrivendo Davide Casaleggio come “non capace”: in quel caso, Davide fece assumere da Rousseau un proprio dipendente e i parlamentari, nell’esercizio delle proprie funzioni, cominciarono a sponsorizzare l’Associazione e i suoi prodotti. A che titolo? In base a quali accordi’ Adesso non sembrano esserci più dubbi sui reali fini dell’Erede.


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In Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle, abbiamo raccontato come Davide Casaleggio abbia accesso e gestisca tutti processi democratici del MoVimento e come, di fatto, possa esercitare la sua influenza su programmi e candidati del partito.

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Il nuovo codice etico del M5S prevede il versamento da parte di tutti gli eletti del MoVimento di una quota per il “mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi”, cioè della piattaforma Rousseau, come confermato nell’ultima intervista al Corriere della Sera, sviluppata da Casaleggio Associati e oggi di proprietà dell’Associazione Rousseau di cui è presidente Davide Casaleggio.

Casaleggio chiede quindi di finanziare la sua associazione privata imponendo una tassa ai futuri parlamentari. La prima obiezione è: lo fanno anche i partiti. No. I parlamentari dei partiti sono invitati a versare parte dei propri stipendi pubblici al partito che li ha eletti. Non è una pratica sana, ma almeno i soldi vengono versati all’entità politica che si presenta ufficialmente alle elezioni.

Casaleggio fa un’operazione completamente diversa: i soldi non servono alla conduzione dell’associazione MoVimento 5 Stelle che si presenterà al voto, ma alle attività di sviluppo informatico dell’associazione privata Rousseau, presidente non eletto, non eleggibile e non sindacabile Davide Casaleggio. Rousseau sviluppa un software, tecnicamente scadente, pieno di falle di sicurezza e verosimilmente sviluppato da un programmatore diversamente esperto, che viene concesso in uso al MoVimento 5 Stelle.

Il giorno in cui il MoVimento si scioglierà o deciderà di non usare più Rousseau, l’associazione avrà usufruito lungo la prossima legislatura di una valanga di soldi e si potrà tenere il software, i dati e il know how eventualmente acquisito.

È come se Berlusconi imponesse l’acquisto di un abbonamento a Mediaset Premium ai suoi parlamentari, né più né meno.

Quello che sta accadendo sembra la compravendita di un bene pubblico — alcuni seggi — per la cui assegnazione si è acquisita un’influenza tale da poter imporre agli eletti una quota da versare a un ente totalmente privato e scollegato dal processo elettivo. Ci chiediamo se esista un reato per questa condotta e se qualche magistrato non abbia intenzione di perseguirlo.

Marco Canestrari e Nicola Biondo


Io e Nicola Biondo abbiamo scritto come nasce, cresce e muta il MoVimento 5 Stelle in Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle. Eravamo stretti collaboratori di Gianroberto Casaleggio; eravamo, dal 2007 al 2014, lì dove le cose succedevano: nello studio di Milano, dove il M5S è nato, e nell’ufficio Comunicazione della Camera. In questo libro raccontiamo la storia di come il sogno di Gianroberto Casaleggio sia diventato un pericoloso inganno.

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