L’Istituto Dati Aperti sprona il Governo: “Chiedi a Google, Apple e Uber di condividere i dati delle mappe”

Il prestigioso Istituto nazionale “Dati Aperti” ha recentemente consigliato al nostro governo di invitare i giganti privati delle cartografie digitali (ad es. Google, Apple e Uber) a condividere con le autorità pubbliche le loro banche dati, affinché contribuiscano insieme allo sviluppo di tecnologie futuristiche, come le auto senza conducente e le consegne a domicilio tramite droni. Inoltre, lo stesso istituto ha invitato il governo ad aprire completamente i dati riguardanti l’Osservazione della Terra raccolti e gestiti da organizzazioni del settore pubblico, per far sì che chiunque possa accedervi e condividerli.

Nel rapporto (L’infrastruttura dei dati geospaziali del Nostro Paese: sfide e opportunità ) pubblicato in questo scorcio di fine 2018, l’Istituto Dati Aperti, IDA, ha formulato questa raccomandazione: “Le agenzie cartografiche nazionali e altri enti pubblici dovrebbero reagire al ruolo sempre più pervasivo svolto nel campo dell’acquisizione, aggregazione e gestione dei dati geospaziali dalle multinazionali della net economy”. Secondo IDA, essi raccolgono ormai dati geospaziali “rapidamente e su larga scala”, anche se spesso sono considerati dagli ambienti istituzionali come “dati accaparrati”.

“Occorre che il Paese si doti di un’efficace strategia geospaziale, che guardi al di là dei detentori di dati geospaziali nel settore pubblico. In assenza di una tale prospettiva, la Nazione non riuscirà a rispettare gli impegni nei confronti delle industrie che si affidano a nuove tecnologie, come quelle delle automobili driverless e delle consegna a domicilio per mezzo di droni “, ha affermato, in una nota, il CEO di IDA.

Il governo ha stimato che lo sfruttamento del valore economico dei dati geospaziali potrebbe generare fino a undici miliardi l’anno e si è impegnata a facilitare la disponibilità in modalità aperta dei dati geospaziali che detiene, in particolare quelli posseduti dagli organi cartografici. Per sostenere tale crescita economica, l’anno passato il governo ha annunciato l’istituzione di una Commissione sui dati geospaziali, a cui ha assegnato l’obiettivo di sviluppare una strategia per l’utilizzo dei dati cartografici pubblici. Il budget del 2017 ha messo a disposizione di questo nuovo organismo 40 milioni all’anno, nei prossimi due anni, per questo scopo.

Tuttavia, nel citato rapporto IDA ha posto in evidenza che l’acquisizione di dati geospaziali — sia nel settore pubblico, sia in quello privato — è ancora un’attività problematica. Infatti, è stato riscontrato che le agenzie governative applicano tariffe che penalizzano le start-up, i diritti sui dataset nazionali degli indirizzi sono ancora di fatto privatizzati e Google Maps ha adottato nel corso del 2018 una nuova politica tariffaria, che può comportare aumenti anche del 1.000%. “Rendere disponibili in forma aperta e interoperabile i dati — sia del settore pubblico, sia di quello privato — consentirà a un gran numero di organizzazioni l’accesso ai dati da diverse fonti e combinarli per costruire nuovi servizi e tecnologie”, rileva il rapporto.

A questo riguardo, il rapporto IDA riporta alcuni esempi emblematici. I dati geospaziali favoriscono molti dei servizi quotidiani, tra cui quelli riguardanti la distribuzione dei generi alimentari, le consegne a domicilio e lo sviluppo di app per i sistemi di navigazione. L’analisi di tali dati dovrebbe far parte di “infrastrutture nazionali”: il loro utilizzo consapevole può aiutare le comunità a comprendere meglio le peculiarità delle strutture sanitarie e aumentarne la fruibilità, come pure è fondamentale sia nella pianificazione di scuole, spazi verdi pubblici e altri servizi pubblici, sia per migliorarne l’accessibilità.

Cosa dovrebbe fare il governo?

IDA, importante think tank del Paese, raccomanda che la neo costituita Commissione Geospaziale nazionale:

  • collabori con le organizzazioni del settore pubblico per valutare diversi modelli di business applicabili per l’uso e la condivisione dei dati geospaziali, in particolare quelli che rappresentano alternative al rilascio oneroso;
  • sostenga un dibattito più ampio in merito ai rispettivi ruoli delle organizzazioni pubbliche, private e del terzo settore nel mantenimento e potenziamento dell’infrastruttura dei dati geospaziali del Paese;
  • promuova il dibattito per stabilire se le organizzazioni del settore pubblico debbano avere il potere — e con quali modalità — di imporre l’accesso, l’uso e la condivisione dei dati detenuti da grandi imprese.

In risposta all’invito della Commissione Geospaziale a presentare proposte per una strategia geospaziale nazionale, che sarà pubblicata nel 2019, l’IDA ha suggerito che la Commissione dia priorità all’accesso di quelle tipologie di risorse informative geospaziali che vengono comunemente utilizzate per validare o valorizzare altri dataset. Ha invitato pertanto la Commissione a concentrarsi su due importanti risorse di questo tipo — il rafforzamento dei dati relativi agli indirizzi e la fruibilità dell’infrastruttura geospaziale nazionale.

Completa apertura dei dati relativi all’Osservazione della Terra

L’IDA esorta la Commissione Geospaziale a garantire che i dati acquisiti grazie alle tecnologie per l’Osservazione della Terra (Earth Observation, EO) raccolti e mantenuti dalle organizzazioni del settore pubblico, siano gestiti come dati aperti, così che chiunque possa accedere al loro utilizzo e ne sia garantita la condivisione. Come evidenzia il rapporto: “Attualmente ci sono oltre 80 paesi con satelliti in orbita, ma solo pochi di questi rende i loro dati satellitari disponibili in modalità open. Ciò, nonostante il fatto che i dati della EO pubblicati in formato aperto abbiano dimostrato di favorire la crescita economica, migliorare il benessere sociale, espandere le opportunità della ricerca pubblice e privata, sostengano l’innovazione, facilitino l’educazione delle nuove generazioni e migliorino il processo decisionale e la trasparenza all’interno del governo”.

L’accesso ai dati della EO aiuterà le aziende del nostro Paese a sviluppare competenze, prodotti e servizi che utilizzano funzionalità di rilevamento per diversi settori, come l’agricoltura, l’edilizia e quello dell’energia. Essi possono anche essere impiegati per aiutare gli attivisti per i diritti umani a tenere traccia dei flussi di popolazione o gli ambientalisti a individuare fenomeni di deforestazione in aree remote. La disponibilità dei dati della EO è inoltre particolarmente importante durante gli eventi di crisi, come inondazioni e incendi, e il fatto di rendere questi dati disponibili in modalità aperta consentirà risposte più rapide ed efficaci per contrastare e mitigare gli effetti di tali eventi.

Sempre nella nota citata, il CEO di IDA sottolinea: “Come altre componenti della nostra infrastruttura di dati, riteniamo che i dati geospaziali debbano essere disponibili nella forma il più possibile aperta, nel rispetto della privacy, della sicurezza nazionale e della riservatezza commerciale. In molti casi, i dati geospaziali possono essere resi aperti, così che chiunque possa accedervi, utilizzarli e condividerli”.

Migliora altre tecnologie

La condivisione dei dati geospaziali potrebbe anche favorire lo sviluppo di nuove tecnologie come droni, satelliti commerciali e auto senza conducente e connesse, afferma il rapporto. Questo documento e i contributi IDA inviati nell’ambito della consultazione promossa dalla Commissione Geospaziale nazionale evidenziano come un rilevante numero di tecnologie e settori dipendono fortemente dai dati geospaziali, sia del settore pubblico, che di quello privato, tra cui:

  • veicoli autonomi e connessi che utilizzano dati geospaziali in servizi come la navigazione in auto e sistemi di assistenza alla guida, quali avvisi di cambio improvviso di corsia, approccio al parcheggio e cruise control;
  • droni che si basano su dati geospaziali (v. geofencing), ad esempio per impedire il sorvolo di aree aeroportuali;
  • servizi nel campo del trasporto, che utilizzano dati geospaziali per coadiuvare le persone a trovare soluzioni a problemi di mobilità, modellare i flussi di traffico, gestire le risorse stradali.

“Il nostro rapporto dimostra che sono necessari dati geospaziali aperti per consentire l’innovazione e la crescita in settori chiave. Per garantire ciò, il governo deve impegnarsi e collaborare con le società private che stanno creando e raccogliendo dati geospaziali come parte delle loro attività, ed esplorare in che modo tali dati possano essere di beneficio per tutta la società “, ha concluso il CEO di IDA.


Caro lettore di TANTO, pensiamo che quanto hai appreso scorrendo questo post potrebbe riguardare il contesto italiano. Così non è — puoi consultare l’articolo originale qui. Noi, dopo averlo letto, nella traduzione abbiamo volutamente celato i riferimenti alla Gran Bretagna e “offuscato” quelli al prestigioso e influente istituto fondato da Sir Tim Berners-Lee. Perché suggestionati e per provare a suggestionarti.