Puntata uno: EASTER EGG

Era finita. La palla rimbalzava dentro la porta. Il portiere polacco si chinava a terra battendo le mani. Lo stadio era in delirio. Suo padre esultava, la schedina era vinta.
Anche per Francesco era finita. No, non aveva perso qualche scommessa o schedina. Aveva perso lei. Tutto per messaggio, nel più squallido dei modi con la più squallida delle scuse.

Prese la felpa e uscì in terrazzo con un bicchiere di latte e menta. In quel momento si sentiva vuoto, proprio come il cielo notturno, tutto era scuro, di stelle nemmeno l’ombra.

Sorseggiando l’ultimo goccio della bevanda strinse il bicchiere nelle sue mani. Era freddo per essere una notte d’estate… Di fatto non lo era; lo sentiva solo lui. Francesco era combattuto; cosa potevano essere le cose vere, quali quelle brutte? Quanti di quei “Ti voglio” erano reali, e non voglia di soddisfazione di un effimero desiderio corporale? 
Francesco si sentiva uno sfigato, solo, abbandonato a se stesso, seduto lì, in terrazza, a guardare il vuoto, si sentiva un inutile fallito.

Cercò di addormentarsi, ci provò in tutti i modi. I fantasmi del passato superavano la barriera delle sue palpebre chiuse e si insediavano nella sua mente. Francesco si divincolava, cercava frescura in un angolo del letto in cui il suo corpo non avesse già scaldato tutto. 
Il respiro era sempre più affannoso, il sudore freddo.

Tutta la loro storia era proiettata come un film nella sua mente, lui non voleva vedere più nulla, voleva solo dimenticare il più velocemente possibile per non arenarsi su sogni ormai morti. Quella maledetta notte dormì solo un’ora.

L’indomani il sonno non si fece nemmeno sentire. Passò l’intera mattinata e gran parte del pomeriggio steso sul divano, finendo, episodio su episodio, tutta la prima stagione di Better Call Saul. Osservava il televisore con sguardo fisso e perso, ignorò le chiamate degli amici che lo cercavano.

Andò avanti così per due giorni, ma quando dopo pranzo si trovò i suoi amici sotto casa, Francesco poté fare ben poco. Con i suoi amici che erano ora in sala ad aspettarlo, Francesco si vestì svogliatamente e finalmente uscì dalla sua tana. 
Andarono tutti in centro e si presero un gelato all’ombra dei giardini pubblici. Alle domande riguardo al suo umore cambiava discorso o si giustificava dando la colpa all’eccessivo carico di compiti per il periodo estivo.

La comitiva decise poi di spostarsi in tram il più vicino a casa, per prendere le bici e andare in seguito al fiume: il pomeriggio era ancora lungo.
Seduto in fondo al tram, Francesco guardava il mondo dal finestrino e di tanto in tanto guardava la sua foto di profilo. Nulla era cambiato, restava sempre lei sorridente in montagna “Per lei non deve essere successo nulla…”, pensava e pensava. 
Alzò lo sguardo e incrociò quello del suo migliore amico, Giova: probabilmente aveva capito.

Arrivati a destinazione e scesi dal tram si diedero appuntamento dopo cinque minuti. Giusto il tempo di correre a casa per prendere da bere e inforcare la bicicletta. Francesco si presentò per ultimo, tutti lo stavano aspettando e tutti avevano capito che qualcosa non andava in lui. Si avviarono al fiume.

Mentre Francesco pedalava l’aria sbatteva sui suoi occhi facendoglieli lacrimare più di quanto non potessero già fare. 
Non poteva farsi vedere così dai suoi amici. Se avessero scoperto che era stato lasciato, per messaggio, con una stupida scusa (alla quale Francesco voleva credere più per convenienza), la sua comitiva avrebbe trasformato la figura della sua ex in un ennesimo aneddoto, buono da tirar fuori in occasioni di sfottò fra amici. Francesco non ne voleva sapere.

Non appena giunti a destinazione, gettarono le bici dietro a un cespuglio e misero i piedi a mollo. Giò prese delle birre e le passò a tutti, attaccarono a parlare. Gli europei dominavano la discussione. 
Quella fighetta di Ronaldo non potevo vederla, ha vinto troppo quest’anno, l’europeo non se lo merita.”, sentenziò critico Giò. Non era tanto d’accordo Nello, che tirandogli la lattina accartocciata diede della vera fighetta a lui: Ronaldo meritava, non si doveva discutere.

Gli altri due, Giova e Claudio erano solo contenti se non vinceva la Germania, l’odio era ancora vivo dopo l’episodio del 2012 in Polonia, ma soprattutto dopo che gli Azzurri erano stati buttati fuori da nemmeno una settimana.
In quel contesto era rimasto praticamente muto solo Francesco. Non che ne capisse molto di calcio, ma lo seguiva abbastanza da poter dire la sua, a ragione o a torto.

“Oh Fra, cosa hai fatto? Sei strano oggi. Muto, mogio mogio, che c’è? Non ti avrà mica lasciato la Silvia ?” disse scherzosamente Nello. Francesco fece uscire una risata smorzata, faceva fatica a contenere il dolore, ma continuava a nasconderlo.

“Vecchio, prova te a combinare il lavoro con gli studi, in piena estate. Siamo in due addetti alla stampa all’agenzia, ma sono l’unico che fa qualcosa.”
Mentre pronunciava queste parole cercava di essere il più convincente possibile.
Probabilmente aveva fallito, Giova lo conosceva da diciassette anni e sapeva quando Francesco mentiva, ma soprattutto quando stava male. Lo chiese di nuovo Giova: “Fra, c’è qualcosa che ci devi dire?” “No, è tutto a posto.”

A Giò stavano iniziando a girare le scatole, si conoscevano dal battesimo e gli stava tenendo un segreto. Lo provocò: “Non saranno state corna anche questa volta?”. Lo aveva in pugno. 
“Taci, non sai nulla.”, Francesco era spalle al muro, se ne era reso conto, aveva abboccato come un pesce all’amo. Giò continuò a infilare il coltello nella piaga: era brutto, ma necessario.

“Sai, brutto coglionazzo, se tu ci dicessi qualcosa sapremmo di più e potremmo aiutarti”. Francesco se ne stava muto a fissare il terreno, tutto era in silenzio e la tensione era altamente palpabile. 
Si stese a terra e porse il suo telefono agli amici. “Le cose stanno così, semplicemente si è stancata di me, sono sempre stato solo uno sfogo, un gioco e io non volevo esserlo. Questa cosa non le è stata bene e mi ha letteralmente tolto il saluto. Spunte blu senza risposa, mi ignora per un giorno poi alla sera mi scrive chiedendomi scusa, sapete com’è, l’amicizia si deve preservare.”

Bloccò Claudio prima che potesse dire qualcosa, sapeva cosa voleva dire: voleva usare quel neologismo dai natali antichi: friendzone.
Era quindi quella la nefasta sentenza. Giò spense il display e poggiò il telefono a terra. “La soluzione è una sola, signori: Easter Egg.”

Francesco accennò un sorriso stanco, non potevano farlo, non la odiava fino a quel punto. “Ragazzi davvero lo apprezzo, ma questa non è l’Angela, lei almeno…, lei almeno…, è stata sincera.”

Claudio, che fino ad all’ora era stato zitto, prese timidamente la parola, aveva paura della reazione di Francesco: “Non so quanto possa essere stata sincera, Francesco. Una settimana fa ero in centro per comprare un paio di camicie e, beh ecco, l’ho vista con il suo ex. Sembrava scocciata, arrabbiata, dopo tutto poteva aver avuto la sfiga di beccarlo mentre era in giro. Forse avrei dovuto dirtelo.”

Tutti si aspettavano che quella notizia sarebbe stata il colpo di grazia per Francesco, stranamente non lo fu. 
Rise, rise tanto, il tono di voce era quasi malefico. Si interruppe. Si alzò da terra e si diresse alla bici, non lo fermarono.
Francesco si buttò nel letto e mise su un po’ di musica, si voleva distrarre. Chiuse gli occhi.

“..Juliet is on her knees
She shoots to kill and aims to please
you can see it in her eyes
it’s not something she hides
Now she is here
and now she’s on her knees
and she won’t apologize
for the cheating and the lies
and you can see it in his eyes
He will kill them if they try
to send her back to the grave…”

La musica venne interrotta dallo squillare del telefono. Era talmente assorto nei suoi pensieri, nel cercare di dimenticare quei sei mesi di relazione, che quasi saltò dallo spavento all’avviso di chiamata. 
Si allungò verso il comodino. Era il suo capo, avevano bisogno di lui d’urgenza. Lesto Francesco scivolò fuori dal letto e si diede una lavata veloce, si sistemò con una camicia, un jeans e uscì.

Il tram arrivò subito e il viaggio fu anche breve, in dieci minuti era di fronte all’associazione. Il suo capo, Angelo, era circondato dai suoi colleghi, tutti chiedevano cosa rispondere alle domande sul blog. 
Trump Trump, Hillary Hillary, si sentivano solo questi nomi ormai; l’articolo di Francesco aveva scatenato i lettori del blog, migliaia di e-mail, commenti, chiamate stavano arrivando, il fax era in tilt.

A quel punto Angelo cacciò un urlo per calmare e riorganizzare le acque. Solo qualche telefono e le televisioni continuavano a riempire il silenzio degli uffici. “La posizione della testata la conoscete tutti, le risposte di opinione sono bandite. Al lavoro, branco di muli.”. La folla che gli si era radunata attorno si dileguò e tutti tornarono alle loro scrivanie. 
Francesco gli si avvicinò e lui gli fece segno di seguirlo nel suo ufficio. Quando Angelo si chiuse la porta alle spalle si versò un Crodino e si appoggiò alla scrivania.

Francesco sapeva di cosa avrebbero parlato, Turci, l’assessore accusato di conflitto di interesse ed evasione fiscale. Tutta la città ne stava parlando. Sarebbero dovuti uscire a incontrarsi con un tizio che, a quanto sembrava, sapeva qualcosa. 
Le esclusive erano sempre state una caratteristica dell’associazione e di sicuro non se la sarebbero fatta scappare per il caso che era sulla bocca di tutta la città.

Uscirono lasciandosi dietro quel caos di informazioni e opinioni che sul web hanno valore pari a zero. “Pensavo che per questo mese mi sarei dovuto occupare delle presidenziali…”
Angelo si accese una sigaretta, sbuffò e rispose: “Lo so, ma hai finito la roba da buttare giù, poi dai, sei pronto per seguire un caso del genere.”

Francesco spalancò la bocca, era il caso Turci, se la giocava grossa. Come al solito la macchina era lontana, ci misero un bel po’ ad arrivarci, ma in quel frangente successe quello che Francesco non avrebbe voluto sognare nemmeno nel peggiore dei suoi incubi. 
Quando lui e Angelo erano in procinto di entrare in macchina due figure passarono di fronte a loro. 
Sì, sì esatto, la Silvia e Eugenio, quello che a quanto pareva non era più il suo ex.

Francesco rimase pietrificato, Silvia rise di gusto, ma la cosa che più spaventò Francesco era Eugenio, che lo guardò con il peggiore degli sguardi.
Si allontanarono e Francesco li seguì con un’occhiata piena di terrore. 
Solo Angelo non capiva. Spinto dalla voglia di sapere cosa fosse successo, interruppe il silenzio: “Fra, cosa è successo?”. “Entra, ci sono un paio di cose delle quali ti devo mettere al corrente.” Detto questo si abbassò tirandosi dietro la portiera.

FINE PUNTATA UNO.
Scritto da Giacomo Antonelli