La storia di una classe senza voti

“Il voto numerico è un quadrato, tutto preciso e rigido, mentre una valutazione per competenze è come un cubo, smussato e con più lati” Professor Romagnoli, Facoltà di Psicologia di Cesena

Alzi la mano chi, almeno una volta nella propria carriera scolastica, non abbia provato prima di un’interrogazione/verifica, un improvviso aumento del battito cardiaco e un forte tremore alle mani.

Nessuno? Bene, in questo articolo vedremo invece dei ragazzi che (almeno al momento) non hanno questi problemi.

Quest’anno infatti, le classi prime sono sottoposte a diverse sperimentazioni, alcune sperimentano la settimana corta, ma una in particolare sperimenta anche un metodo di insegnamento sperimentale senza voti, il cosiddetto insegnamento gratuito.

Aspettate lo so cosa state pensando, in che senso senza voti? quindi i ragazzi della 1As non studiano e non fanno niente? Nope, poiché vengono comunque valutati, ma non più tramite simboli (numeri, percentuali o lettere), bensì con una spiegazione da parte dei professori sulle competenze e sulle abilità su cui gli studenti devono lavorare.

L’intervista che abbiamo fatto a due ragazze di 1As

Per capire il motivo di questa sperimentazione facciamo un piccolo salto indietro nel 2014, quando in seguito ai risultati dei sondaggi relativi al benessere scolastico, La facoltà di Psicologia notò come lo stress da voto e l’ansia da prestazione, definiti dalla prof. Ceccaroni “Una vera e propria spada di Damocle”, fossero presenti in moltissimi studenti. In seguito venne deciso, assieme al Dirigente scolastico e al collegio docenti, di avviare, almeno per il primo quadrimestre ,questa sperimentazione.

“Li fate competere per arrivare ad una A, una lettera che determina la qualità di un prodotto, dunque carne di livello A e gli studenti pensano di avercela fatta” Prince Ea, rapper statunitense, “I just sued the school system (link)”

Gli obiettivi di questa sperimentazione sono rendere l’alunno:

  1. Competente
  2. Autonomo
  3. Motivato a studiare
  4. Responsabile
  5. Consapevole delle proprie capacità
  6. In relazione con gli altri studenti

Tutto questo al fine di creare una situazione di benessere e favorire l’apprendimento.

I problemi delle valutazioni con voti numerici o letterali sono i seguenti:

  1. Identificazione del ragazzo con il voto
  2. Competizione e confronti poco sani con gli altri studenti
  3. Ansia e paura della valutazione
  4. Incomprensione delle mancanze nello studio e su cosa lavorare
  5. Sconforto in caso di gravi insufficienze

Quindi l’idea è andata a genio a tutti i professori/genitori/studenti (domanda ovviamente retorica)?

No, nonostante la maggioranza dei docenti abbia approvato questa sperimentazione, vi sono ancora diverse indecisioni e dubbi, questo anche perchè eliminando lo strumento dei voti numerici, si privano i docenti di un grande potere. Inoltre si investe molto anche sulla trasparenza del giudizio, infatti i docenti sono obbligati a spiegare agli studenti su cosa lavorare per colmare eventuali lacune ed incomprensioni.

Ogni docente di conseguenza, elabora una propria griglia di valutazione dove sono inserite le conoscenze, le abilità e le competenze, intese come indicatori di valutazione.

“Ho meno ansia e riesco a seguire meglio il programma scolastico” dice Giulia “Riesco persino ad autovalutarmi”

Comunque, come riportato dagli studenti della 1As, alcuni professori hanno tentato, inutilmente, di reintrodurre il voto nelle proprie materie.

Inoltre, come evidenziato sia dalla prof Bacchi sia dalla prof Ceccaroni, che da sempre hanno avuto problemi con le valutazioni, spesso gli alunni intendono queste come valutazioni dell’individuo e non valutazioni della performance in un preciso momento. Infatti, per questa sperimentazione i professori hanno svolto corsi di formazione e una preparazione precisa.

Per quanto riguarda invece i genitori, la maggioranza ha apprezzato questo nuovo metodo, infatti con questo nuovo sistema di valutazione cambia anche il rapporto studente-genitore, che si basa di più sulla fiducia.

Ovviamente, come evidenziato dalle ragazze nella videointervista, questa sperimentazione ha anche dei punti deboli, alcuni studenti ad esempio preferirebbero non avere questo sistema nel secondo quadrimestre o nell’ultimo anno del triennio, perché, a detta loro, con questo metodo di valutazione non si ha la consapevolezza completa dell’insufficienza o del rischio di ripetere l’anno scolastico ed anche il fatto che ancora qualche ragazzo sia tentato di chiedere ai professori il voto, tutto ciò sta a significare come comunque l’idea di voto numerico sia ormai all’interno della nostra mentalità e delle nostre abitudini e che facciamo ancora fatica ad uscirne.

“Grazie a questo nuovo metodo riesco a comprendere meglio il significato della valutazione” dice Elisa “E non veniamo valutati per ciò che non sappiamo ancora fare, ma su ciò che abbiamo appreso e su cui stiamo lavorando”

Non si sa ancora se la sperimentazione continuerà anche per il secondo quadrimestre, poiché dovranno decidere insieme i docenti con il Dirigente scolastico e quest’ultimo dovrà presentare l’iniziativa anche al provveditorato. Se il progetto verrà continuato, scriveremo probabilmente un altro articolo per raccontare tutta l’esperienza svolta in una anno.

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