Net Neutrality: cosa è successo in Europa

Michelangelo Caruso
Nov 2, 2015 · 6 min read

Di Net neutrality si era già parlato su TASC pochissimi giorni fa, e se sconoscete l’argomento o volete rinfrescarvi la memoria potete farlo da qui o guardando questo video:

Ma veniamo al momento attuale: mentre l’europarlamento vota una norma che prevede il progressivo abbattimento dei costi sul roaming fino alla totale eliminazione nel 2017, dall’altro gli si affianca l’inquietante normativa posta a regolamentare la cosiddetta “net neutrality”, in parole povere un fondamento non scritto che prevede un trattamento paritario dei dati da parte dei provider internet, a prescindere dall’origine che questi dati hanno. E’ un argomento assolutamente nuovo per il parlamento europeo, che ha discusso e deciso sull’argomento con una velocità estrema, lasciando davvero poco spazio al dibattito ma soprattutto facendolo in maniera per nulla trasparente nei confronti dell’opinione pubblica.

Per comprendere meglio la situazione basti considerare che per esempio in America, patria natìa delle più importanti società internet l’argomento è ancora vivacemente discusso sin dal 2014, quando il presidente della FCC (Federal Communications Commission) Tom Wheeler rese pubblico un piano per permettere ai maggiori provider americani come Comcast, AT&T e Verizon, di poter richiedere pagamenti alle utenze per ottenere corsie preferenziali sulla rete.

L’accorata battaglia di movimenti come Demand Progress che ne ha fatto uno dei suoi capisaldi, il forte dissenso dell’opinione pubblica ed addirittura lo schieramento del presidente Barack Obama a sostegno totale della net neutrality, hanno fatto si che la FCC riconsiderasse la posizione e facesse marcia indietro, promulgando il 26 febbraio del 2015 una legge che addirittura rendesse più decise le normative a difesa della neutralità del web e che riportasse i cosiddetti ISP (Internet Service Provider) al ruolo di “common carrier”, cioè compagnie che offrono servizi che devono essere regolati da norme giuridiche statali. Tutto è bene quel che finisce bene? In realtà no perchè visti gli annunciati ricorsi da parte delle compagnie interessate, questa battaglia, seppur vinta, sembra solo l’inizio di una guerra.

ED IN EUROPA?

Mentre invece in Europa, la situazione è diventata molto più delicata e spinosa. La Commissione UE per il Mercato Unico Digitale si proponeva attraverso negoziazioni (a porte chiuse, va specificato) tra Commissione, Parlamento e Consiglio d’Europa una via per “proteggere il diritto di ogni cittadino europeo di accedere senza discriminazioni ai contenuti in rete”. Questi cosiddetti “trialoghi” hanno prodotto una proposta che è stata votata il 28 ottobre 2015, che però secondo la EDRi (European Digital Rights) e secondo Barbara Van Schewick, docente di legge all’università di Stanford ha diversi punti critici, almeno quattro. Punti che sono stati portati all’attenzione del parlamento europeo da un gruppo di relatori di cui il deputato Pilar Del Castillo si è fatta portavoce.

  1. Servizi specializzati: cosa si intende di preciso? E’ proprio questo il problema del primo punto. Essendo la definizione troppo vaga ed indefinita, il timore è che i diversi provider possano aggirare la questione permettendo di considerare “servizi specializzati” anche quelli che permetterebbero a chiunque paghi, una corsia preferenziale per il proprio traffico. La soluzione sarebbe stata quella di riscrivere i termini del concetto, per non permettere fraintendimenti casuali o voluti.
  2. Zero Rating, viene così definita la pratica di operatori e provider di permettere l’utilizzo alcuni servizi o applicativi selezionati, senza che questi influiscano sul volume di traffico consumato. Se da un lato può sembrare una pratica positiva, dall’altro se unito a tariffe eccessivamente stringenti nel traffico o costose, è chiaro come questo sistema pregiudichi la diffusione di contenuti, portando l’utente a prediligere i servizi “zero rating” piuttosto che altri non convenzionati. E immaginare uno scenario dove i provider premiano solamente le partnership, non è così difficile da immaginare né lontano.
  3. Discriminazioni per il traffico cifrato: permettere ai provider delle discriminazioni sui dati, porta sicuramente gli stessi provider a stabilire delle priorità con cui gestire il traffico internet. Ovviamente se parliamo di traffico cifrato, per un provider è impossibile sapere di cosa si tratti. E secondo voi, un provider che ha possibilità di discriminare i dati che gestisce, lascerà passare i dati criptati normalmente, o li relegherà alle fasce più lente? Se propendete per la prima opzione, sappiate che Barbara Van Schewick non è d’accordo e lo ha dimostrato, come potete vedere da voi.
  4. Intasamento imminente: l’ultimo punto ma non per questo meno importante. Anche qui, una legislatura fumosa lascia molto spazio di manovra, non permettendo la definizione precisa di cosa possa essere un intasamento, né di cosa possa provocarlo. Il fattore preoccupante è il fatto che mentre prima i provider agivano solo quando l’intasamento avveniva realmente, in queste condizioni sarebbe possibile agire prima che accada, accendendo realistici allarmi sulla possibile arbitrarietà dell’azione. Considerando oltretutto la precarietà dei provider italiani per esempio, non risulta difficile immaginare come questa terminologia possa ripercuotersi sulla base anche dei tre punti già elencati, sull’utenza comune.

Anche in Europa diverse organizzazioni e diversi singoli si sono mossi per proteggere la neutralità della rete, oltre alla già citata EDRi anche organizzazioni come Access Now e Reporters Without Borders, si sono proposte di informare ed includere nella protesta i cittadini europei attraverso un sito dove poter diventare parte attiva, consultando il materiale informativo e dando la possibilità di contattare direttamente i vari eurodeputati per far sentire la propria opinione.

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(L’infografica riassuntiva di www.savetheinternet.eu)

Tutto questo non è servito comunque a molto, dato che le votazioni dell’appena trascorso 28 ottobre, hanno visto il rifiuto degli emendamenti proposti e la conseguente approvazione di una legge per la net neutrality “debole”, che lascia molti spiragli ad interpretazioni “creative”. Per l’Italia gli unici a votare in favore di un blocco e revisione della legge sono stati i rappresentanti della comunemente detta Lista Tzipras e del M5S, mentre PD, Lega Nord, Forza Italia ed NCD hanno votato contro. Andrus Ansip, vicepresidente della commissione UE e commissario Ue per il Digital single market ed il commissario UE all’Economia e società digitali Gunther Oettinger si dichiarano molto soddisfatti dell’esito, specialmente Ansip che dice:

“Per la prima volta nella storia dell’unione europea, le regole sulla net neutrality saranno inserite nella legislazione Ue (…) Si tratta di norme che stabiliranno il diritto individuale per gli utenti finali di accedere ai contenuti e servizi internet che preferiranno. Le norme sulla net neutrality inoltre stabiliscono le regole su una gestione del traffico non discriminatoria, che consenta agli utenti la libertà di scelta di contenuti, applicazioni e servizi. Queste norme non potranno essere aggirate da accordi commerciali. Stabilire regole comuni sulla net neutrality vuol dire che i provider dell’accesso a Internet non potranno decidere chi vince e chi perde sulla rete, o stabilire quali contenuti o servizi far viaggiare sulla rete.

D’altro canto invece gli specialisti e le organizzazioni che si sono opposte a questa norma, ravvisano profonde lacune che addirittura porrebbero l’Europa in una condizione ancora più dubbia e pericolosa di quella americana, per via dell’ indefinizione dei punti contestati, e perché, a differenza degli USA che ha una sola Authority che vigila, la legislazione in Europa dovrà invece essere regolarizzata e controllata dalle diverse authority nazionali.

Resta comunque che personalmente, nelle parole di Ansip & Co. non riesco a non vedere un similitudine con le dichiarazioni fatte dai diversi antagonisti americani della net neutrality, che il comico John Oliver, nel suo programma “Last Week Tonight” su HBO commentava così:

(Per la versione sottotitolata in italiano che potete trovare qui, si ringrazia Comedy Bay)

Ecco, oltre all’inquietudine che mi provoca una norma che mette seriamente in pericolo la libertà di fruizione di uno strumento altamente democratico come internet, mi preoccupa pure l’attenzione quasi nulla che è stata dedicata all’evento: mentre ci distraiamo pensando all’ultimo allarme dell’OMS sulla carne rossa, o all’ultima bambinata di Valentino Rossi e Marc Màrquez, l’attenzione dedicata alla neutralità della rete è nulla o poco più, da parte dei media italiani e da parte dell’opinione pubblica. E non c’è nemmeno l’ombra di un John Oliver che provi a farci riflettere sulla cosa.

Michelangelo Caruso

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