[Dal web🚀] Ci sono un cinese, uno svedese e un americano. No, non è l’inizio di una barzelletta

Dalia Mari
Oct 30 · 3 min read
©️📸 Ed Hawkins

Ci sono un cinese, uno svedese e un americano. No, non è l’inizio di una barzelletta, ma è l’inizio di un articolo a nostro avviso molto interessante pubblicato qualche settimana fa su Il Sole 24 ORE. Il pezzo ha l’obiettivo di capire di chi e in quale misura è la colpa del riscaldamento globale. In questo articolo del blog cercheremo di offrirvi una panoramica “geografica” del cambiamento climatico.

“Oggi sappiamo che è la Cina, in termini assoluti, il paese che emette più anidride carbonica.” (Fonte: Infodata de Il Sole 24 ORE) Ma se dovessimo pensare a quante tonnellate di CO2 pro capite sono state prodotte nel corso degli anni da adulti di nazioni diverse che risultato otterremmo?

Dall’analisi condotta dalla Banca Mondiale è possibile sapere quante tonnellate di CO2 pro capite ha prodotto un adulto nato nel 1960 e che quest’anno compie 60 anni nel corso della sua vita. Ciò che emerge dai dati è che tutto dipende da dove è cresciuto.

“Un cinese, ad esempio, ha trascorso tutta la sua infanzia e una parte della giovinezza in un paese fondamentalmente agricolo con attività secondarie arretrate e infrastrutture modeste se non assenti. Il boom economico del più popoloso paese al mondo avviene in anni relativamente recenti e di conseguenza il conto totale delle emissioni di CO2 a lui imputabile si ferma a 179 tonnellate.” Mentre un coetaneo svedese ne ha prodotte 425, “grazie ad uno stile di vita decisamente più agiato, un’industrializzazione più spinta, servizi di trasporto e condizioni abitative migliori che hanno portato ad un benessere incomparabilmente più elevato.” Al primo posto però ci sono gli americani che con oltre 1.100 tonnellate pro capite stanno in vetta alla classifica. Mentre un italiano con le stesse caratteristiche riportate sopra avrebbe prodotto 279 tonnellate secondo la stima. “Guardare solo al passato, dal punto di vista scientifico, potrebbe non essere del tutto corretto, vista la molteplicità di fattori da tenere in considerazione: cambiare prospettiva, tuttavia, forse aiuta a riflettere sul fatto che i paesi più poveri, quando chiedono a quelli più ricchi di farsi carico degli sforzi maggiori per contrastare il cambiamento climatico, non hanno tutti i torti.” Di questo ne avevamo parlato anche qui.

#ShowYourStripes

Sempre a proposito di geografia e cambiamento climatico vi segnaliamo uno strumento interattivo ideato dallo scienziato Ed Hawkins disponibile sul sito web #ShowYourStripes in cui “è riuscito a mostrarci, tramite bande colorate che vanno dal blu al rosso, i cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta. […] Le bande che in passato erano di colore blu stanno velocemente diventando allarmanti sfumature di rosso. […] Per creare questi grafici, il ricercatore ha impostato come limite tra il blu e il rosso la temperatura media tra il 1971 e il 2000. Da questo valore, quindi, il blu indica le temperature al di sotto della media negli ultimi 100 anni, mentre il rosso quelle al di sopra della media. Sebbene in ogni paese si verifichino delle variazioni nelle temperature annuali, è chiaro che nel complesso ogni Paese stia registrando sempre più frequentemente temperature più alte della media.” (Fonte: Wired) In copertina, abbiamo messo il grafico dell’Italia (1901–2018), ma il tool permette di fare altrettanto con la maggior parte dei paesi del globo terrestre e ti apparirà noterai come tutto il pianeta sta continuando a riscaldarsi sempre più.

Fonti di riferimento

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Tate nasce per rendere facili e immediati alcuni servizi essenziali, come appunto l’energia. Gestiamo sempre più servizi direttamente tramite il telefono, perché non dovremmo fare lo stesso con l’energia?

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