Una storia dal 2022, e una strada per renderla possibile: Anna e il progetto IO

Nasce IO, la fase sperimentale del progetto per lo sviluppo di un’applicazione che permetterà tra qualche anno ai cittadini di gestire direttamente dal proprio smartphone i rapporti con la Pubblica Amministrazione e l’accesso ai servizi pubblici. Ecco come potrebbe funzionare: io.italia.it

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Estate 2022. Anna è in metropolitana e sta rientrando verso casa dopo una lunga giornata in ufficio. Mancano ancora sette fermate, quando una notifica su una app del suo telefono la avvisa che è pronto il referto dell’esame che aspettava con ansia. Anna apre l’applicazione, accede con l’identità digitale SPID, che usa ormai già da qualche anno, e legge la bellissima notizia nel proprio Fascicolo Sanitario: gli esami confermano che è ufficialmente incinta del suo secondo bimbo! Che emozione!

Ah, ma guarda. Anna non si era accorta di un’altra notifica nella app: nei messaggi scopre che la nuova Carta d’Identità Elettronica è stata spedita e le sarà consegnata l’indomani tra le dieci e mezzogiorno.

Purtroppo le novità non sono tutte piacevoli: l’app le comunica che proprio oggi scade la TARI! Apre la sezione dedicata ai pagamenti e, sospirando, la paga con un clic. Ripensa però che effettivamente da quando ha registrato la sua carta di credito nella app, è diventato più semplice pagare.

Mancano ancora tre fermate di metropolitana. Mentre sta per mettere via il telefono, arriva un altro alert del Comune: ha solo cinque giorni per confermare l’iscrizione all’asilo nido di Luca, il primo figlio. E tocca pagare l’anticipo della retta, accidenti. Per fortuna però, qualche giorno prima, INPS le ha accreditato nel suo borsellino digitale il Bonus Mamma. E anche la retta è saldata. Per l’asilo di Luca però serve anche il certificato di residenza, ma Anna lo ottiene in un attimo grazie alla sezione dedicata ai documenti nella stessa app.

Finalmente a casa a festeggiare!

Photo by Paul on Unsplash

Ma in quale mondo siamo finiti? La storia di Anna è realistica?

La storia che stiamo raccontando si fonda su un lungo processo di trasformazione della Pubblica Amministrazione: è il possibile esito di un percorso avviato nell’autunno del 2016 dal Team per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio, una squadra che oggi è composta da 30 ragazzi e ragazze, in gran parte esperti di informatica, design, data science e processi di sviluppo digitali moderni.

Il Team è stato creato perché mancava una regia centrale ed efficace, con forti competenze tecnologiche moderne e capacità di gestire complessi progetti orizzontali.

Credits: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Qui di seguito descriviamo sia quello che è stato fatto in questi 18 mesi sia quello che manca per arrivare a creare l’app di Anna.

Il risultato è frutto del lavoro di molte persone e amministrazioni della Pubblica Amministrazione. Non lavoriamo infatti da soli e non vogliamo prenderci meriti che non spettano solo a noi. Alcuni progetti già esistevano, anche se facevano fatica a decollare. Così come esistevano molte singole iniziative. Abbiamo commesso errori e ancora ne commetteremo, ma siamo orgogliosi di annunciare oggi la nascita di IO, il progetto per lo sviluppo di un’applicazione che permetterà ai cittadini di gestire direttamente dal proprio smartphone i rapporti con la Pubblica Amministrazione e l’accesso ai servizi pubblici.

IO, il progetto per sviluppare l’app dei servizi pubblici

Grazie alla nuova app, ogni utente potrà chiedere e conservare documenti e certificati, ricevere bonus, pagare rette e tributi, ricevere promemoria, comunicazioni e messaggi: proprio come abbiamo immaginato nel futuro di Anna. L’anteprima del prototipo e i dettagli del progetto sono disponibili su io.italia.it.

L’applicazione non è attualmente presente negli app store, e inizierà presto la fase di “closed beta”: a partire dall’estate 2018 alcuni servizi locali e nazionali verranno erogati anche attraverso la app. L’app si baserà sull’integrazione di altri sistemi già in funzione quali pagoPA, ANPR e SPID, che convergeranno facilitando l’esperienza del cittadino e il lavoro delle pubbliche amministrazioni, che potranno usare le funzionalità della piattaforma IO per erogare tutti i propri servizi.

Ma come siamo arrivati fin qui? Facciamo un passo indietro.

Da dove siamo partiti

Avevamo detto sin dall’inizio che ci saremmo impegnati a costruire e rilanciare i progetti che costituiscono i componenti fondamentali su cui poggia una solida strategia di trasformazione digitale: l’anagrafe nazionale, l’identità digitale, il sistema dei pagamenti, un moderno sistema di gestione dei dati pubblici e del software, nuovi strumenti e metodi di lavoro per lo sviluppo tecnologico e il design dei servizi.

Non abbiamo mai pensato a “progetti separati” ma a una strategia unica, al puzzle, di cui i singoli progetti sono i componenti da mettere insieme.

Volevamo rompere il ciclo infinito della pubblicazione di inutili strategie senza processi e meccanismi di attuazione. Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni scrive nell’intestazione del Piano Triennale di Trasformazione Digitale pubblicato a maggio 2017: «Il Piano Triennale richiede un gioco di squadra per semplificare la Pubblica Amministrazione e la vita dei cittadini». Affinché il “gioco di squadra” non rimanga uno slogan, si devono costruire i meccanismi tecnologici e di processo che ne facilitino la realizzazione.

Lavoriamo con il “club dei virtuosi” della Pubblica Amministrazione. Vi assicuro: esistono e sono molti. Sono all’interno dei ministeri, delle amministrazioni locali, degli enti, delle società tecnologiche pubbliche. Ma servono meccanismi e processi, altrimenti cade tutto nel vuoto delle buone intenzioni. Il Piano rimarrebbe, per esempio, uno strumento di scarsa efficacia, se non avessimo lavorato insieme al Dipartimento della Funzione Pubblica all’aggiornamento del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) avvenuto a dicembre 2017.

Il Cad scrive le regole

Il CAD getta le fondamenta giuridiche per molti dei servizi stabiliti nel piano: in particolare sono tre i cambiamenti che potrebbero aiutare la creazione dei servizi che userà Anna nel 2022. Il CAD dichiara la neutralità della legge rispetto alla tecnologia. Troppo spesso le architetture tecnologiche per la creazione di un servizio vengono descritte in una norma e rimangono quindi obbligatorie anche quando sono sbagliate o obsolete. Abbiamo introdotto invece il concetto di linee guida, adottate in maniera agile, legate all’esito di una consultazione pubblica online, e che possano essere aggiornate quando serve. In secondo luogo, il registro dei domicili digitali dei cittadini per cui le amministrazioni dovranno usare tali indirizzi per tutte le comunicazioni aventi valore legale. Infine, l’avvio di una fase di sperimentazione della Piattaforma Digitale Nazionale Dati, per favorire la conoscenza e l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico.

Una piattaforma per i dati

Noi lo chiamiamo il Data & Analytics Framework (DAF): una piattaforma di cui abbiamo già realizzato un prototipo, non è solo immaginazione. Grazie al DAF le pubbliche amministrazioni possono raccogliere, standardizzare, scambiare e visualizzare i dati già a loro disposizione e utilizzare moderni strumenti di analisi basati su machine learning, per leggere e interpretare i dati, osservare trend e pattern, e scoprire fenomeni non facili da osservare con gli strumenti di analisi tradizionali. Il DAF può migliorare non solo le politiche pubbliche e i processi decisionali della PA, ma anche aumentare la trasparenza, per esempio, per la verifica di impatto e monitoraggio degli investimenti pubblici.

Strumenti per il cambiamento

Stiamo inoltre lavorando alle piattaforme abilitanti, quei componenti necessari (non sufficienti) per rendere la app di Anna realtà. ANPR (Anagrafe Nazionale centralizzata) permetterà di sincronizzare tutti i dati dei cittadini che a oggi sono sparsi in circa 8.000 anagrafi diverse. SPID (identità digitale) che garantisce l’accesso a tutti i servizi della PA con un unico sistema identificativo. pagoPA, il nodo dei pagamenti verso la PA diventerà il motore del “borsellino digitale” di Anna.

Per accelerare il cambiamento abbiamo creato altri strumenti di collaborazione con il mondo tecnologico e di coinvolgimento dei funzionari pubblici, a partire da un forum e da uno strumento moderno per la documentazione: Developers Italia, la prima community di sviluppatori di servizi pubblici digitali e Designers Italia, la community di designers che aiuterà a ribaltare il paradigma “i cittadini si devono adattare alle prassi della pubblica amministrazione”, per essere punto d’incontro tra tecnologie e persone.

Cosa non abbiamo ancora iniziato a fare

Tante cose, purtroppo! Sottolineo le più importanti.

La strada per far sì che le applicazioni e le Pubbliche Amministrazioni comunichino tra loro, raccogliendo, scambiando e rendendo disponibile automaticamente l’informazione dove serve è ancora lunga. Mancano ancora alcuni mesi alla pubblicazione di un catalogo delle API (Application Programming Interface), anche se nel frattempo abbiamo già raccolto i primi esempi positivi per popolarlo. Invece le nuove linee guida per l’interoperabilità sono in consultazione pubblica fino al 7 giugno: le applicazioni devono esporre infatti interfacce comprensibili alle macchine e lavorare in maniera integrata, e sicura, per costruire nuove soluzioni più potenti e innovative.

Ma il lavoro più difficile di tutti è ancora da venire. Nella Pubblica Amministrazione italiana ci sono migliaia di “data center”, nella maggior parte dei casi costosi, inefficienti e poco sicuri. Già da qualche anno, la maggior parte dei paesi avanzati ha cominciato la migrazione al cloud e/o a un piccolissimo numero (meno di dieci) di data center con elevatissimi standard di sicurezza e livelli di servizio, definiti come Poli Strategici Nazionali. Noi stiamo iniziando solo ora, mentre molti Paesi della UE hanno iniziato questo processo all’inizio del decennio. Ci vorranno anni di lavoro, anche con una regia centrale forte e processi chiari e agili.

Allo stesso tempo si deve iniziare un lavoro altrettanto complesso. Così come è stato fatto nei paesi più avanti di noi negli indici di digitalizzazione, bisogna innovare il modo in cui le amministrazioni acquistano servizi e tecnologia digitale. Stiamo lavorando con AgID e Consip per creare un marketplace digitale che incoraggi e faciliti le start-up e le PMI innovative a lavorare con la Pubblica Amministrazione; dobbiamo gradualmente eliminare le convenzioni mono fornitore e accorciare drasticamente i tempi delle gare per garantire l’agilità con tanti acquisti di piccolo importo; dobbiamo creare le condizioni affinché la PA acquisti tecnologia e servizi innovativi misurati sulla qualità dell’output e sulle capacità di sviluppo agile e non su fabbisogni pluriennali misurati sulle metriche interne del software (siamo uno dei pochissimi paesi che continua a usare i function points per valutare i progetti di tecnologia) la cui misurazione spesso è completamente scollegata rispetto ai costi di sviluppo e al raggiungimento del reale obiettivo del progetto.

Per innovare servono continuità, determinazione e competenze tecnologiche moderne

La Trasformazione Digitale che rende efficiente il rapporto tra Stato, cittadini e imprese è un percorso di lungo periodo che necessita continuità. È un percorso non solo basato su continui processi di miglioramento ma anche di “disruption”, momenti di forte cambiamento guidati dall’alto. E le aziende e le agenzie pubbliche che sono al centro di questo cambiamento devono innanzitutto trasformare se stesse, anche digitalmente. Come puoi trasformare digitalmente la PA se non sei digitalizzato, non sei agile, non sei focalizzato sui problemi dei cittadini e delle imprese? Serve leadership competente, non solo dirigenti che “ottemperano”. Fortunatamente, stiamo vedendo qualche timido segnale positivo in questa direzione ma molto di più deve essere fatto.

Per ottenere risultati è necessario incentivare e sostenere la Pubblica Amministrazione. L’analogico è inefficiente e costoso, una trasformazione digitale ben fatta porta benefici, anche economici. Benefici di cui possono avvantaggiarsi tutti i cittadini, risparmiando tempo e denaro e godendo di servizi migliori. Il Comune di Gallarate è un esempio da seguire: grazie ai risparmi che ottiene, ha deciso di concedere uno sconto di €5 ai cittadini che pagano la TARI usando il sistema di pagamento digitale pagoPA.

Sono azioni come queste che ci conducono nella direzione giusta. E permetteranno ad Anna, tra qualche anno, di gestire con una app tutte le sue interazioni con la Pubblica Amministrazione.

(La descrizione dei progetti e il monitoraggio dello stato di avanzamento sono disponibili a questo link)

Un estratto di questo testo è stata pubblicato sul Corriere Innovazione il 23 febbraio 2018.