Competenze, chi?

Pietro Gavagnin
Aug 25, 2017 · 2 min read

Sono passati molti anni da quando l’Europa chiese che la scuola badasse a competenze più che a contenuti (conoscenze). Ne elencò otto, tanto da non lasciare gli addetti ai lavori alcun dubbio su di cosa si dovesse parlare.
Da quel momento le competenze entrarono a far parte della discussione pedagogica didattica, tanto più che il ministero stesso non mancò di inserirle sempre nelle sue note e il parlamento stesso non poté mai esimersi dal citarle nella sua azione legislativa sulla scuola.

Come però accade spesso in Italia, le leggi e le indicazioni che a queste seguono, rimangono lettera morta, spogliate così di una loro prerogativa e di un loro attributo sostanziale e peculiare: l’imperatività.
Non so se la troppa democrazia faccia o non faccia male, fatto sta che le cose qui in Italia vanno sempre così: il parlamento legifera, e subito si alzano nubi di chiacchiere che mettono in dubbio tutto e il contrario di tutto.
E nessuno interviene nonostante l’amministrazione sia dotata di tutti gli strumenti necessari (compresa una marea di dirigenti talvolta superpagati che però per lo più nicchiano)

Ciò è tanto vero che anche per questioni più delicate (penso all’inclusione) è stato necessario un processo legislativo lungo e articolato che è sfociato nella Legge 170/2010 (DSA) ma che era già stato prefigurato con la legge 53 del 2003 dove si insisteva sul concetto di individualizzazione e soprattutto su quello della personalizzazione dell’insegnamento, concetti che lasciavano ampio spazio alle scuole singole e autonome per pensare e fare integrazione. Ma non è bastato: anche in presenza di tali interventi legislativi specifici c’è chi si arroga ancor oggi il diritto di contestare e di non mettere in pratica ciò che è suo dovere fare.

Così dunque la “competenza” è stata relegata al ruolo di comparsa. E’ solo una parola con la quale si tende ad abbellire il discorso o a farlo sembrare all’avanguardia.
Ma nel momento in cui si prenda più sul serio e si pretenda di rivedere o discutere la metodologia dell’insegnamento (didattica) alla luce delle competenze, si vien indicati come pazzi che van blaterando parole senza senso, si viene insultati o guardati con disprezzo, come gli attentatori all’articolo 33 della costituzione (che sembra essere l’unico e il più importante di tutti): — libertà di insegnamento, libertà di insegnamento!!- , sembra sentire urlare, — Competenze, chi? —
Non importa che ci sia anche il diritto all’istruzione (art. 34 cost.) e che quest’ultimo sia uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona (Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU).

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