Consigli e note tecniche verso il tweetstorm globale per lo sciopero femminista

Questo testo vuole essere una guida sintetica per il tweetstorm globale che la sera del 7 marzo segnerà l’inizio della giornata di sciopero, e per il tweetstorm nazionale che cavalcheremo fin dal mattino successivo durante tutta la giornata di mobilitazioni.

Sfruttando gli algoritmi con cui funziona Twitter cercheremo di viralizzare i nostri contenuti, spingendoli in cima alla classifica dei Trending Topic e riuscendo a mantenerli per tutta la giornata, sfruttando anche il fuso orario. Un altro obbiettivo — parzialmente condizionato dal raggiungimento del primo — è determinare una intensificazione delle relazioni sulla Rete tra tutte le soggettività che nel mondo animano le cause dei femminismi.

Questa guida contiene alcune considerazioni e suggerimenti per realizzare questi obiettivi durante i tweetstorm dell’8 marzo; altre guide genericamente utili si trovano sulla wiki di eigenLab.

Chiamata per il tweetstorm in varie lingue

1) Creare un dibattito

Più importante di qualsiasi altra cosa sarà innescare e potenziare un dibattito. Questo conterà di più di mille tweet perchè la capacità di espansione attraverso il social network di un dibattito può non avere una fine definita. È quindi fondamentale alimentare il dibattito in modo sensato senza aggiungere contenuti fuorvianti o non attinenti, ad esempio un link ad un pezzo sull’aborto in un thread in cui si parla di migrazioni. Cosa ben diversa è il “trollare”, sfruttando gli argomenti triti o stupidi di certi detrattori per farne ironia, soprattutto con “reazioni” rappresentate da gif o meme che possono generare condivisioni positive.

Per quanto riguarda lo sviluppo di un discorso quando interagiamo con persone non ostili, è meglio articolare con cura le nostre ragioni, non solo componendo il testo (necessariamente sintetico) ma anche sfruttando altri spazi virtuali: linkando pezzi, articoli, video, inserendo immagini e foto, linkando pagine fb e così via. A questo propostito, durante la giornata sarà importante alimentare la connessione dialettica tra le piazze e la Reti, e costruire la nostra narrazione postando video e contenuti dalla piazza; un modo particolarmente efficace consiste nel postare video di 1–2 min. in cui coinvolgiamo persone incontrate in piazza e ci parliamo chiedendo di esporre le loro ragioni, oppure nel filmare le azioni e i momenti salienti dei cortei.

2) Realizzare una connessione emotiva

Gran parte dei tweet che vengono postati sono sterili, senza coinvolgimento e non mirano a crescere. È bene, invece, rendere emozionale il proprio discorso, cercare quel qualcosa che coinvolga le persone e le faccia partecipare alla conversazione con quell’hashtag. Da qui si capisce la necessità di creare un hashtag o un argomento che sia da una parte funzionale e sintetico, e dall’altra che colpisca le persone, siano esse a favore o contro di noi.

3) Coinvolgere le persone

Iniziate con qualche vostro tweet vostro, ben composto e preparato in precedenza. Poi iniziate ad interagire con il resto della Rete, twittando, rispondendo, ritwittando/citando, menzionando e taggando nelle foto. Una cosa importante da fare anche prima dell’inizio del tweetstorm è spingere i vostri follower a partecipare al tweetstorm, o almeno a ritwittare, innescando così un effetto-domino: un vortice di informazioni che Twitter interpreterà a nostro favore, cioè dando maggiore importanza alla nostra discussione, piuttosto che alle altre presenti contemporaneamente ma su altri argomenti.Twittare messaggi a sproposito e con un’elevata frequenza nel tempo non ha alcun effetto, e potrebbe anzi essere deleterio per gli scopi proposti in questa guida; dunque è importantissimo che le nostre interazioni abbiano sempre al loro interno contenuti attinenti all’hashtag, ma soprattutto nuovi e stimolanti.

Infatti non è tanto la quantità dei tweet inviati che fa la differenza; quanto piuttosto il coinvolgimento che si crea intorno all’argomento, il numero di utenti che twittano con quell’hashtag in un intervallo breve di tempo (“a raffica”) invece che in tutto il giorno. È inutile, ad esempio, generare un flusso enorme di tweet proveniente da pochi account con una frequenza di tweeting elevata nel breve periodo. È invece più utile che vi sia una moltitudine di utenti diversi e sparsi che twittano con quell’hashtag, anche se con una frequenza decisamente più bassa ma più protratta nel tempo.

Per gli stessi motivi, un’attività di “copia-e-incolla” non è molto coinvolgente: ad esempio se postate un link ad un articolo od un video, oltre ovviamente ad aggiungere l’hashtag ed eventuali tag di profili molto seguiti che si spera vi retwittino, è importante aggiungere considerazioni o commenti personali, e in generale argomenti che puntino ad ampliare la discussione.

4) Spargere la voce

Individuate i profili attinenti al vostro topic che potrebbero essere interessati e con più follower (meglio se nell’ordine delle migliaia) e chiedete loro di aiutarvi a twittare e retwittare l’hashtag da portare in Trending Topic. Contattare grandi personaggi pubblici, radio, TV e influencer della nostra area è importante per lanciare la discussione; questo perché di solito hanno un gran numero di follower che leggeranno i nostri tweet e le risposte di quei personaggi, e che potenzialmente saranno coinvolti nella discussione. Può essere inoltre molto utile coinvolgere anche chi sappiamo essere contrario ma che comunque risponderà, alimentando la discussione.

Ad esempio bersagliare Adinolfi durante un tweetstorm femminista o Salvini durante uno antirazzista può rivelarsi una mossa vantaggiosa perché anche una bolla “avversa” si troverà coinvolta nella discussione, generando dinamiche che se ben gestite (v. sotto) possono portare ottimi risultati. Gasparri è un altro esempio adatto a tutte le stagioni.

5) Seguire la discussione

Non cercate soltanto di spingere l’hashtag coi vostri contenuti, ma tenete d’occhio anche come gli altri lo utilizzano (si può tener traccia in tempo reale dell’hashtag usando ad esempio la pagina della ricerca di Twitter: https://twitter.com/search ). Ad esempio se trovate dei tweet interessanti, recanti il nostro hashtag e fatti da persone sconosciute in precedenza, retwittarli può aiutare i vostri follower ad accedere a nuovi contenuti e a rendersi conto dell’importanza che riveste il Topic. Un altro esempio è intercettare in tempo interazioni malevole col nostro hashtag (v. sotto).

6) Rendere tutto più partecipativo possibile

Evitate l’errore di chiudervi in frasi o slogan che potrebbero capire solo in una cerchia ristretta, tanto più se composta da persone già vicine alle nostre istanze. Molto meglio puntare alla sintesi, alla chiarezza, veicolando significati che offrano appigli discorsivi anche a chi non è avvezz* alle tematiche trattate. Fate domande e chiedete il parere a chi vi retwitta su alcune sfumature del tema, oppure fate domande scomode o “provocatorie” agli avversari politici (sempre usando l’hashtag da spingere): in questo modo si lancia un’onda emotiva che può essere potenzialmente seguita e alimentata da tutti i follower di quel personaggio, anche se avverso.

7) Sincronizzazione

Il tweetstorm globale inizierà alle 22:00 fuso orario UTC (23:00 italiane) del 7 marzo,con un hashtag in lingua inglese. Il tweetstorm nazionale inizierà alle 08:00 del 8 marzo, con un hashtag in italiano. Entrambi gli hashtag saranno lanciati agli orari indicati dal profilo @nonunadimeno.

La coordinazione sta nell’iniziare ad usare l’hashtag tutt* nello stesso momento ed è importante perché genera un picco di interazioni intorno all’hashtag che può innescare un’ondata o sequenza di ondate successive che può durare anche a lungo e sviluppare le nostre istanze ben oltre le aspettative.

Un altro motivo che in questa occasione renderà ancora più importante essere sincronizzate, è che il tweetstorm è chiamato a livello globale anche per sfruttare tatticamente i fusi orari, in modo da appropriarsi dal basso delle narrazioni in Rete: si spera che il tweetstorm della sera prima “prepari” un terreno favorevole per i contenuti che circoleranno dal mattino dopo, raccontando le piazze di tutto il mondo.

La traccia dell’inizio di un tweetstorm imponente è abbastanza riconoscibile anche da personaggi che potrebbero tentare di “cavalcare la marea” strumentalizzando la discussione per trarla a proprio vantaggio (ad es. politico o commerciale), anche se utilizzano il nostro hashtag. È bene dunque controllare come viene usato l’hashtag e intervenire in caso di tentativi di inquinamento.

8) Uscire dalle bolle

Se le cerchie con cui interagiamo sono “le solite”, o comunque già interessate ed attive nel dibattito che ci interessa, si va poco lontano. È necessario che l’hashtag coinvolga persone nuove rispetto alle nostre interazioni abituali e rispetto ai contenuti portati dall’hashtag. Rendere virali i nostri contenuti non significa semplicemente farli circolare di più, ma soprattutto innescare nuovi processi discorsivi e creativi intorno ad essi; a questo scopo sono utili contenuti che eccedono il testo del tweet, come un meme o un breve video in cui si raccontano le proprie ragioni in merito a un argomento, che sono buoni metodi per catalizzare l’attenzione delle persone che non sono ancora coinvolte.

Ovviamente anche nel cercare di stabilire nuove connessioni bisogna utilizzare sempre l’hashtag e invitare la gente a rimbombarlo. Un’altra ottima pratica consiste nel tradurre i tweet: questo consente ad esempio avere in tempo reale un quadro della mobilitazione globale mentre si è al proprio corteo, rinforzando il senso di comunanza nella costruzione di un discorso complessivo. Quando si dice connettere le lotte.

Riepilogo

Gran parte delle analisi svolte dagli algoritmi di Twitter si basa sugli hashtag, che servono per categorizzare il contenuto dei tweet, etichettando l’argomento di cui trattano. Gli algoritmi di Twitter per la trendizzazione dei topic favorisce i nuovi arrivati, quindi oltre ad essere difficile che un hashtag resti trending per molto tempo (la vita media dei trend normali è tra i 15 e i 40 min), la difficoltà che un hashtag diventi trending aumenta con il trascorrere del tempo. Durante un tweetstorm uno degli obiettivi principali è mantenere il nostro hashtag in trending topic il più a lungo possibile; per fare ciò è fondamentale l’organizzazione.

Per quanto riguarda la scelta degli hashtag, questi dovranno essere nuovi, mai utilizzati prima, perché gli algoritmi di trending preferiscono un hashtag che genera dei picchi(spike), ossia delle impennate nel numero di tweet e interazioni su quell’argomento rispetto alla media degli altri. Ad esempio lo scorso 26 novembre l’hashtag #nonunadimeno non è stato favorito nei trending topic, nonostante sia stato molto usato in termini assoluti, proprio perché erano diversi mesi che era molto attivo.

Grazie alla possibilità di collegare Facebook e Twitter (da Opzioni → Profilo → Connetti con Facebook), si può da ampliare la propria capillarità di interazioni. Il pericolo principale è che le persone che sono sia su Twitter che su Facebook preferiscano la seconda piattaforma piuttosto che l’altra per continuare a discutere, perciò è importantissimo che tutti i tweet vadano anche su Facebook ma che durante il tweetstorm si risponda solo via Twitter.

Detto questo, collegate comunque i vostri account di Twitter e Facebook: è una buona prassi anche al di là della contingenza dei tweetstorm.

Agli orari indicati sopra, dal profilo @nonunadimeno partirà un tweet di lancio dell’operazione che svelerà il corrispondente hashtag, e che sarà il segnale per tutt* di cominciare a twittare. Da quel momento si deve tenere un occhio fisso sulla home per aumentare il traffico dei tweet sull’argomento tramite risposte, domande, provocazioni e brevi considerazioni che scatenino un’ ondata di tweet da persone diverse da chi ha organizzato l’azione.

L’argomento contrassegnato dall’hashtag deve diventare il più virale possibile, cioè deve essere usato da tutti gli utenti, che devono aggiungere valore alla discussione. Il valore della discussione è il metodo che usa Twitter per decidere quali argomenti siano degni di diventare dei Trend; per riuscire a sfruttare questo comportamento gli utenti devono twittare con i medesimi nostri hashtag (usati uno alla volta) e devono aggiungere contenuti propri, come detto in precedenza.

Da un punto di vista quantitativo, per aumentare l’importanza del Trend è fondamentalmente una questione di quanti tweet, tra quelli generati sulla rete in un breve periodo, sono contrassegnati dal nostro hashtag rispetto a quelli che non lo sono. D’altro canto gli algoritmi di Twitter svolgono anche analisi semantiche che “misurano” (in qualche senso) la discussione che si sviluppa intorno a un certo argomento/hashtag, e dunque anche le interazioni polemiche o recanti istanze opposte alle nostre possono essere sfruttate a nostro vantaggio, a patto che si generi una articolazione sensata del discorso. Durante l’azione devono essere citati spesso gli account delle persone ed enti che sappiamo risponderanno, in modo che i loro follower vedano cosa si sta dicendo in quel momento.

Alcuni spunti per immagini o slogan li potete trovare su Pasionaria.

See you on the web, see you on the barricades.

Like what you read? Give Teknopolitica a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.