La colpa non è sua
Novak Djokovic trionfa a Miami ma tutto è fin troppo facile. Dove sono gli avversari?

«Quando l’uomo col fucile incontra l’uomo con la pistola, quello con la pistola è un uomo morto». Nel tennis, l’assioma western che Sergio Leone mette in bocca a Ramón Rojo in Per un pugno di dollari, funziona alla stessa maniera: se due giocatori dal gioco simile si affrontano vince quello che gioca meglio. Che chance poteva avere Kei Nishikori?
Nel primo game del secondo set c’è uno scambio lunghissimo sul 30 pari, Nishikori al servizio. I due sembrano allenarsi sulle diagonali dei fondamentali; ad un certo punto Nole gioca un colpo diverso, un back di rovescio che rimane basso sotto la rete. Spezza il ritmo al giapponese, chiamandolo a rete. Questo ci arriva ma colpisce mandando largo: era in una zona di campo dove non è suo agio. Nel punto successivo, la palla break, Nole alza un pallonetto in recupero, Kei colpisce uno smash abbastanza centrale e lo segue a rete (!). Sorpreso, Djokovic, neanche gioca un facile passante, fa semplicemente giocare al suo avversario una volée sotto il livello del nastro colpendo un backspin di rovescio: Nishikori mette a lato come un quarta categoria. La partita, considerato che Djokovic aveva già vinto il primo set per 6–3, era finita.
Quando Kei nishikori deve fare qualcosa più del palleggio i suoi limiti si manifestano. Eppure sembrava aver iniziato la partita con il piglio giusto, ma si trattava della solita illusione. Anche perché Djokovic figurarsi se aveva voglia di perdere una finale dopo aver sudato molto in settimana. Il serbo è sempre stato in controllo; era rilassato in volto, pronto a recitare il solito ruolo: vincere in maniera facile l’ennesima finale di un torneo Master 1000, la numero 28 (record, superato Nadal). Nole allungava sul 4 a 2, cedeva di nuovo il servizio, ma poi tirava diritto fino al 6–3. Nishikori era uscito dal match nel momento in cui aveva ceduto il servizio nuovamente, sotto per 4 a 3. Tutto fin troppo facile per il numero 1 del mondo ma cosa altro poteva fare se non vincere l’ennesimo, facile set?
Non si capiva, alla vigilia della partita, come Nishikori avrebbe potuto rappresentare un rischio per Novak. Disastroso al servizio, sia con la prima che con la seconda palla, pessimo nei pressi della rete, il giapponese ha mostrato i soliti limiti anche dal punto di vista strategico, palesando l’incapacità di praticare un qualsiasi colpo che non fosse un topspin da fondocampo, dritto o rovescio. Imbarazzante a tratti con il diritto (ne ha sbagliati molti di metri), Nishikori non ha mai provato a fare un qualcosa di diverso dal palleggio con ritmo da fondocampo, una via già percorsa (con quella di Miami sono sei le sconfitte consecutive contro il serbo) e che termina sempre con Djokovic vincitore. In Australia, qualche mese fa, Djojovic battè Nishikori in tre comodi set nel match di quarti di finale. Il giapponese non ha cambiato nulla rispetto ad allora rispetto a quello visto in campo. Stessa fine, quindi.
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