Non esistono gli «attivisti digitali». Esistono gli attivisti.

È l’attivismo civico che muove le persone non il digitale.

Togliamoci dalla testa il concetto dei volontari digitali. Non esistono. Il digitale non c’entra nulla con il volontariato che di per sè è un concetto ben più nobile.

Il digitale è uno strumento, una tecnologia, un modo di comunicare che di per sè nulla ha a che vedere con chi fa volontariato.

Esiste casomai un sentimento di attivismo civico in Italia molto diffuso che è alla base della risoluzione di tante questioni.

Il digitale casomai può essere adoperato durante l’attivismo come strumento per potenziare un’azione renderla più efficace, più diffusa, più coinvolgente ma sempre e solo come strumento di azione non come una «forma di volontariato».

Chi mappa in situazioni di emergenza non è un volontario digitale, è una persona che usa uno strumento perché sa che mappare in stato di crisi può essere utile.

Chi fa civic hacker è convinto che la tecnologia possa servire per un bene collettivo.

Non passi mai il concetto che, dato che ci sono persone volontarie che usano il digitale, il professionismo non serve. Anzi è il contrario.

Sono i professionisti che normalmente usano certi strumenti per lavoro che possono (se vogliono) dedicare un po’ del loro tempo per cause civiche.

È quello che è accaduto anche con terremotocentroitalia : molti professionisti attivisti, ma nessun volontario digitale. Nemmeno uno.