Robotica

Dove siamo oggi

Questo e’ il presente.

Si’, fanno un po’ paura. Solo una piccola parte dei robot hanno aspetto umanoide, pochi hanno le gambe: c’e’ un po’ di tutto: con le ruote, volanti, rotolanti, subacquei:

e poi tutto il mondo dei “soft robot”:

Fin qui forse nulla di particolarmente nuovo, piu’ originali le forme di cooperazione/coordinazione tra piu’ robot (dal minuto 8:50 in poi se siete di fretta):

Se dovete guardare un solo video e’ questo

Questi quadratini bianchi e neri invece sono singoli robot in grado di assemblarsi da soli in vario modo:

Non tutti i robot hanno bisogno di muoversi, e molti possono essere completamente statici o muoversi semplicemente con delle ruote:

La differenza principale rispetto ai robot industriali che vengono usati da anni e’ nel fatto di essere adattabili alla situazione e questo significa essere in grado di osservare e capire l’ambiente per gestire le variazioni. Anche se non sempre si tratta di intelligenza artificiale vera e propria alcuni di questi robot “capiscono” cosa sta succedendo.

Un esempio e’ Roomba, robot aspirapolvere della iRobot, che nel modello 980 utilizza una visione SLAM: la telecamera guarda in giro, mette assieme cio’ che vede e poco alla volta ricostruisce un modello tridimensionale della stanza. Qualcosa di questo tipo:

Un’altra grossa differenza e’ il prezzo: alcuni di questi robot costano meno di 50mila euro e sono prodotti principalmente con componenti facilmente reperibili.

Non parlo dei nano-robot e dei robot a base biologica sia perche’ sono ancora un po’ indietro nello sviluppo sia perche’ e’ piu’ difficile trovare notizie. L’idea e’ di creare robot molto molto piccoli, magari un centesimo di millimetro giusto per dare un riferimento, che possano essere iniettati direttamente nel corpo umano, singolarmente o in squadre di qualche decina o centinaio, che coordinandosi possano portare a termine compiti complessi.

Si’, bello ma…

Immagino che molti stiano pensando che si tratti di fantascienza, i soliti prototipi che vedremo forse tra 20 anni, quindi chiarisco. Alcune di queste cose le potete gia’ comprare, oggi, alcune anche su Amazon.

Ma la cosa fondamentale e’ che moltissimi frammenti sono gia’ esistenti e utilizzati da anni. La tecnologia SLAM, il riconoscimento volti, il riconoscimento vocale e molte altre sono cose che possono essere trasferite immediatamente da un sistema ad un altro. Se oggi Roomba e’ capace di vedere come e’ fatta una casa di fatto lo saranno anche tutti i prossimi robot dove questo sia utile. Qui ovviamente stiamo sconfinando molto nel mondo dell’intelligenza artificiale perche’ da un punto di vista hardware non c’e’ molto che manchi ai robot attuali (batteria a parte).

Evoluzione

Entro 5/10 anni la presenza dei robot diventera’ una cosa comune cosi’ come oggi lo sono i computer o le auto. Il grosso limite che hanno avuto i robot fino ad oggi e’ di non essere autonomi, di fatto sono sempre telecomandati, il che li rende interessanti solamente per situazioni in qualche modo pericolose. Visto che ora e’ relativamente semplice realizzare i primi sistemi autonomi e’ solo questione di tempo prima di vedere le prime squadre di robot per il lavaggio strade e compiti simili. Se ci pensate la metropolitana senza conducente o il bancomat e’ gia’ un tipo particolare di robot.

Un altro grosso limite attuale e’ la durata della batteria che ne limita l’applicabilita’ per tutti i contesti esterni dove la ricarica non sia facile (ma e’ facile pensare ad un camion con base di ricarica che trasporta una decina di robot per asfaltare le strade).

In ogni caso e’ molto difficile fare previsioni. Si potrebbe immaginare, ad esempio, di vedere robot alle casse dei supermercati ma non e’ scontato: e’ probabile che nel frattempo altre tecnologie (es. realta’ aumentata) riescano a gestire i pagamenti in modo piu’ semplice e che quindi il concetto stesso di cassa diventi obsoleto (se non quello di punto vendita per umani) prima che il costo della robotizzazione diventi interessante.

Implicazioni

I vantaggi dei robot sono molti: non si stancano, non chiedono uno stipendio, sono relativamente semplici da riparare, non si lamentano, non hanno bisogno del riscaldamento e in alcuni casi nemmeno della luce, non mangiano, non si ammalano, non dormono, e’ semplice migliorarli/formarli. Per alcune di queste cose esiste un equivalente (consumo di corrente, tempo di ricarica della batteria, manutenzione, guasti, ecc.) ma complessivamente sono economicamente piu’ interessanti.

Per cui e’ inevitabile che vadano a sostituire la maggior parte dei lavori fisici (ed eventualmente anche tutti gli altri), ovviamente non appena lo sviluppo dell’intelligenza artificiale permettera’ di gestire compiti sempre piu’ complessi. E’ successo con il telaio meccanico, succedera’, 200 anni dopo, con tutto il resto. Secondo alcuni studi entro 10 anni un quarto dei lavori verranno automatizzati e entro 20 anni si arrivera’ alla meta’.

Qualche esempio. Amazon ha gia’ iniziato ad utilizzare robot (non umanoidi) per recuperare gli oggetti da spedire. Robot sono attivi in agricoltura per curare le piante e raccogliere i frutti. Oggi gli ambienti di lavoro sono progettati per essere utilizzati da esseri umani e questo li rende scomodi per la maggior parte dei robot. Un magazzino o un ufficio completamente riprogettati ad uso esclusivo dei robot permetteranno di utilizzare modelli molto piu’ semplici ed efficienti.

Prima ho fatto riferimento ai lavori fisici, perche’ questo e’ un post sulla robotica, ma ci sono lavori non fisici, ad esempio scrivere le email per le campagne promozionali, dove il software e’ gia’ ora in grado di ottenere risultati migliori degli esseri umani. E molti altri ambiti ma ci torneremo nel post sull’intelligenza artificiale.

La prima domanda a cui rispondere e’ che cosa faranno tutte le persone disoccupate che verranno a crearsi, specialmente nella prima fase di transizione. La prima risposta e’ “reddito di cittadinanza” ed e’ l’unico vero motivo per cui se ne sta parlando in questo periodo in tutto il mondo industrializzato. Anche solo la tradizionale automazione industriale sta riducendo i posti di lavoro, la possibilita’ di reimpiegare queste persone su nuovi lavori e’ minima per cui non si hanno semplicemente alternative.

Rimane il grosso interrogativo su quali saranno le strategie impiegate per “tenere buona” questa massa di persone in modo che non si creino disordini anche se tra svaghi e distrazioni vari non credo sara’ un problema significativo.

Il secondo grosso problema e’ chi esattamente acquistera’ i prodotti nel momento in cui la loro produzione diventera’ estremamente economica ma la maggior parte degli stipendi crollera’. La mia sensazione e’ che si dovra’ arrivare per forza a rimettere in discussione alcuni principi capitalistici che fino ad ora hanno condotto il gioco.

Il terzo aspetto e’ piu’ complesso. Da un lato si avra’ inizialmente una centralizzazione ulteriore dei centri produttivi: pochi potranno permettersi di comprare centinaia o migliaia di robot. In seguito con il crollo del prezzo dei robot e l’aumento delle loro capacita’ chiunque potra’ chiedere al proprio robot di costruirgli un’automobile(*) o un altro robot (la stampa 3D qui e’ un elemento chiave) di fatto decentralizzando gran parte del sistema produttivo. Il che probabilmente portera’, come gia’ avviene per il software e pochi altri progetti, ad un modello open-source per la progettazione dei prodotti: scarico gratuitamente il progetto (o lo acquisto) e lo faccio realizzare al mio robot (o mi reco al piu’ vicino negozio che offra questo servizio). Questo ulteriore passaggio contribuira’ di nuovo a mettere in discussione molte cose: se posso produrre da solo ogni prodotto perche’ comprarlo? Ma se nessuno compra che senso ha produrre e chi finanzia la ricerca per i nuovi prodotti? Nel software alcuni prodotti continuano a restare a pagamento mentre per altri l’alternativa gratuita (spesso open source) e’ diventata la norma.

(*) anche se l’automobile privata a breve andra’ a scomparire, cosi’ come sono scomparsi i cavalli.

Una serie interessante su questi argomenti e’ Humans, dove ovviamente per rendere le cose piu’ interessanti hanno dovuto sconfinare un po’ nel fantascientifico.

Update 27/6/2016

Pubblicato pochi giorni fa:

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