A tu per tu con la paura

Kenneth Oppel e il suo nuovo romanzo illustrato, Il Nido

Marco Locatelli
The Book Girls
Published in
3 min readJan 30, 2017

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E se vi dicessi che qualcuno, qualcosa, vi sta tenendo d’occhio? E che potrebbe un giorno bussare alla vostra porta, durante il sonno, sotto forma di angelo o insetto o luce, e offrirvi aiuto? E se non si trattasse di una creatura benevola, nonostante l’aspetto?

Il Nido di Kenneth Oppel, illustrato da Jon Klassen, è esattamente questo: una storia di fate (cercate changeling, vi si aprirà un mondo) mascherata da racconto thriller, in cui percezione e realtà si mescolano creando illusioni minacciose.
È la storia di Steve, ragazzino affetto da comportamenti compulsivi che a dodici anni deve fare i conti con la propria diversità e le proprie ansie; del suo fratellino appena nato, che sembra avere qualcosa che non va; e di misteriose vespe che si offrono di aiutarlo, e che promettono di costruirgli un bambino nuovo, bello e funzionante.

L’apparenza è quella di un romanzo per ragazzi, con elementi fantastici e illustrazioni accattivanti, ma sotto c’è molto di più: si potrebbe parlare di realismo magico, ma anche di thriller nei toni e nel ritmo della narrazione. E i temi non sono da meno: il confronto con la paura, il voler esorcizzare la diversità e saperla riconoscere per ciò che è, l’ossessione degli esseri umani per la perfezione.
Se c’è un complimento che va fatto a Oppel e Klassen per quest’opera, è la meticolosità e la cura con cui sono riusciti a catturare e dipingere idee così forti in poche pagine e tavole.

Senz’altro se fossi un adulto (di quelli grandi, di quelli veri) e avessi dei bambini, il libro mi farebbe ancora più paura: ha tutti quegli elementi che rendono la lettura accattivante e vivida, e consente ai più grandi di farne esperienza su vari livelli. Ne Il Nido sono contenute molte paure adulte, più che spaventosi mostri: paure vere, come il poco controllo sui propri figli e la loro salute, il terrore che possano farsi male o la rassegnazione nel lasciarli andare.
Si accosta a libri di grande spessore come Coraline o Sette minuti dopo la mezzanotte, ma con la sua autonomia. In generale, è un libro perfetto per gli amanti dell’inusuale, meglio ancora se coraggiosi: del resto è un’occasione ottima per riallacciare i ponti con paure, inedite o ancestrali che siano.

A volte è meglio non essere quello che siamo davvero. Non ci fa bene. E alla gente non piace. Bisogna cambiare. Bisogna sforzarsi, e fare respiri profondi, e forse un giorno prendere pillole e imparare trucchi per far finta di essere più come le altre persone. Quelle normali. Ma forse Vanessa aveva ragione, e anche quelle persone, tutte quante, erano guaste a modo loro. Forse passiamo tutti quanti troppo tempo a fingere che non lo siamo.

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Marco Locatelli
The Book Girls

26 anni, lettore compulsivo, amante del cibo cinese, procrastinatore professionista. Parlo di libri su Youtube e faccio maratone. Su Netflix.