Un dettaglio della copertina originale

Goodbye Berlin: maschi adolescenti allo sbaraglio

Un romanzo che parla ai grandi trascurati dalla lettura: i giovani maschi

Fra le tante colpevoli omissioni di questo anno e spicci passato a parlare di narrativa per adolescenti con The Book Girls (per esempio: non posso credere di non aver mai scritto dei diari di Adrian Mole, ma che testa ho?) ce ne sono alcune particolarmente clamorose. Una è la mancata recensione di Goodbye Berlin di Wolfgang Herrndorf, che ho letto diversi mesi fa e apprezzato moltissimo. Un apprezzamento meno di pancia e più intellettuale rispetto a quello che ho sviluppato per altri romanzi che ho letto l’anno scorso, ma quello dipende dal fatto che dopo tanti anni di letture americane e inglesi ho un po’ perso il gusto per il romanzo europeo, che ha davvero un gusto tutto suo (ne parlavo anche nella recensione de Il favoloso libro di Perle). E Goodbye Berlin è un libro tedesco, ambientato in Germania, in buona parte nella Germania che non è Berlino, per giunta.

Il titolo originale dell’opera è Tschick, che poi è un nome, anzi, un diminutivo. È così che si chiama il nuovo, misterioso e inquietante compagno di scuola dell’imbranatissimo Maik, unico figlio di una famiglia in via di disgregazione, che rimane solo a casa con duecento euro di budget. E che, come Q-Tip e Ali in I Left My Wallet in El Segundo degli A Tribe Called Quest, parte da casa al seguito del nuovo amico: hanno una macchina rubata e nessuno dei due ha la patente, eppure guidano in giro per la Germania cercando di arrivare in Valacchia. Un’avventura come se ne possono avere solo quando sei giovane e non hai ancora interiorizzato il concetto di “gravi conseguenze”.

Goodbye Berlin è una commedia on the road e una storia di amicizia fra maschi: due topos che hanno trovato ampio spazio nella letteratura per adulti, ma che in quella per ragazzi stentano ad affermarsi. È anche una finestra aperta su un paese che conosciamo più per il suo passato che per il suo presente: attraverso Tschick e Maik scopriamo un po’ di società tedesca contemporanea e i suoi usi e costumi. Scopriamo anche — ma non è una sorpresa — che lo straniamento degli adolescenti è uguale in tutto il mondo occidentale: le prime cotte, l’emarginazione, la solitudine di sentire che i tuoi genitori sono troppo presi da se stessi per occuparsi di te, l’amicizia che nasce dove meno te lo aspetti, il desiderio di libertà e il sogno di un orizzonte lontano sono una costante ovunque. Herrndorf ha il pregio di raccontare tutto questo con leggerezza, e — cosa non da poco — ha scritto un libro che per una volta parla ai maschi, i grandi abbandonati dalla lettura.

Bonus: I Left My Wallet in El Segundo nella versione che preferisco. Vi piacerà.

https://www.youtube.com/watch?v=lQtMvJ1kdXQ

Goodbye Berlin, di Wolfgang Herrndorf (trad. Alessandra Valtieri, Rizzoli 2015)


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