La moda può sostenere la sostenibilità?

The Clother* racconta le storie più virtuose provenienti da una delle industrie più effimere e meno essenziali del mondo.

Paolo Iabichino
Jan 6 · 5 min read
L’home page di Clothest* // https://www.clothest.it/

Questa è una storia che inizia nel 2017 in quel di Montevarchi, entroterra toscano, nei paraggi di una Casa Famiglia della Caritas che sostiene circa 200 persone ogni anno, arrivando a ospitarne mediamente 40 tra residenze stazionarie e temporanee.

Tra i volontari e le volontarie della Casa Famiglia, un manipolo di persone guidate da Letizia Baldetti decise di impiegare in maniera creativa i tantissimi indumenti che venivano donati a ogni cambio di stagione. La maggior parte di questi serviva a vestire gli ospiti, ma loro rimisero in circolo i capi in esubero per venderli su ebay e devolvere il ricavato alle casse della Caritas.

Va tutto bene fino a quando la scombinata pattuglia creativa non finisce per credere davvero a un sogno più grande di loro: quello di far diventare quest’idea balzana la prima startup solidale dedicata al second-hand della moda di lusso e all’economia circolare.

http://www.vita.it/it/article/2017/12/12/lo-shopping-che-da-speranza/145424/

Letizia m’intercetta a margine di un incontro dedicato al digital per il non profit nella grande sala convegni della Comunità di San Patrignano, era l’estate del 2017.

Mi racconta questa storia, mi piace, ne scrivo un pezzo su Vita e spero di essermela tolta di torno.

Sapevo dei sardi, ma nessuno mi aveva ancora messo in guardia circa l’ostinata caparbietà dei toscani.

Qualche giorno dopo mi telefona don Mauro per ringraziarmi dell’articolo sul numero di natale del mensile non profit, è il responsabile della Casa Famiglia.

Non ricordo di aver mai parlato così a lungo con un prete, ma si chiama Frasi di cognome e per uno che scrive è una specie di epifania.

Mi chiede come si fa adesso a far crescere ancora di più quest’invenzione dei ragazzi, non tanto per la Caritas, ma proprio per loro, perché ogni weekend son lì che trafficano, selezionano, etichettano, indossano, fanno foto come se fossero su una passerella di moda, ci credono insomma.

I risultati ci sono, piccoli, incoraggiano, “ma pensi che bello, Paolo, se questa cosa potesse davvero diventare più importante, pensi che soddisfazione per loro e che bell’aiuto potrebbe essere per la nostra Casa Famiglia”.

— “mmh, certo Don Mauro, io di mestiere faccio proprio quella cosa lì che dice lei, far crescere un brand per dare soddisfazione a chi l’ha inventato. Ma ci vuole un brand, poi un e-commerce, si fa una start up, si capisce il target, si va sui social, ci vuole un budget, capire i kpi…”

Parlavo come Don Abbondio a un sacerdote e mi sembrava di vendicare la schiena spezzata sul Manzoni nell’esame di Letteratura in Cattolica negli anni dell’Università. Ci salutiamo cordialmente. E dopo un paio di giorni nel mio telefono c’è la Letizia Baldetti di cui sopra che m’invita a passare un weekend da loro, vuole riunire tutti i volontari e le volontarie della Casa Famiglia perché quella cosa della startup, del brand, dei social, dell’e-commerce, del target e del budget (che fanno la rima mica per caso), le piace un sacco e vogliono metterla in piedi, ma non sanno come si fa: “ci aiuteresti?”.

Ovviamente ho risposto di sì, perché mi avevano promesso della finocchiona, le salsicce più buone che io abbia mai mangiato, un olio che ho centellinato per mesi nel terrore che finisse e una torta di Panbriacone che per un astemio è una specie di catarsi che manda in corto circuito tutti i recettori del gusto.

Mi sentivo come Al Pacino dentro lo spogliatoio di Ogni Maledetta Domenica. Abbiamo parlato di come chiamarla questa cosa, di cosa dovesse raccontare, di come metterla in piedi e di come lanciarla. Poi sono diventato il George Clooney di Ocean’s Eleven, quando mette insieme la squadra della grande rapina. Servivano professionisti di tutto rispetto: ho telefonato a Francesco Terzini e a Giulio Muratori di MuratoriTerzini per il design di questa nuova creatura che avevamo deciso di chiamare Clothest, come un neo-superlativo assoluto del vestire. Poi ho chiesto alla regina dell’e-commerce di prestarci qualche ora del suo tempo senza far partire il tassametro: anche Enrica Gnoni ha accettato di aiutarci. Senza di lei sarebbe stato davvero complicato. E poi bisognava metterlo su, e qui ci sono venuti in soccorso Riccardo Melzi e Letizia Moricca.

Ci serviva un lancio stampa, sapevo che marisandra lizzi non si sarebbe rifiutata e con Francesco Sicchiero, Rebecca Rossetti e Valentina Canu eravamo pronti a svaligiare l’internet della moda.

Clothest* è nato così, solamente qualche settimana fa.

Ho smesso di contare gli articoli di magazine e riviste online che ne hanno parlato per raccontare il cambiamento, il momento in cui ciascuno può scegliere, per aderire a una storia in cui impegno sociale e fashion addiction camminano insieme, perché chi più compra o dona capi di alta moda, più aiuta chi ne ha bisogno, in un circolo virtuoso in cui vincono tutti.

E a proposito di virtuosismi, questo mio scrivere di oggi inaugura Clother*, una pubblicazione dedicata proprio alle storie più belle che arrivano dal mondo della moda sempre più impegnata nei nuovi processi di sostenibilità e consapevolezza del proprio agire sul mercato.

Saranno due volontarie a scrivere e a firmare ogni pezzo, Annalisa Rotesi e MatildeC, una fa la psicologa e l’altra si sta laureando in giurisprudenza e tutto continua ad essere magicamente assurdo.

Io non vedo l’ora di leggere qui le loro storie, a voi chiedo di applaudirle, di condividerle, di incoraggiare questo progetto che fa bene non solo alla Caritas, ma a un sacco di altra gente. E chiunque avesse voglia di entrare tra gli autori di questa pubblicazione è più che benvenuto/a, non abbiamo un euro e non paghiamo neanche in visibilità, ma forse vi guadagnate anche voi un posto in paradiso.

Grazie, a prescindere.

The Clother*

La moda sostenibile racconta storie superlative

The Clother*

Qui si raccontano le storie più belle provenienti dal mondo della moda alle prese con la sfida della sostenibilità e dell’economia circolare. L’ispirazione arriva da Clothest*, vestiti superlativi, il primo e-commerce solidale dedicato alle griffe del lusso second-hand.

Paolo Iabichino

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Se vuoi seguirmi fai pure, ma sappi che non conosco la strada.

The Clother*

Qui si raccontano le storie più belle provenienti dal mondo della moda alle prese con la sfida della sostenibilità e dell’economia circolare. L’ispirazione arriva da Clothest*, vestiti superlativi, il primo e-commerce solidale dedicato alle griffe del lusso second-hand.

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