Perché vi parlo di Shoujo manga

Gli shoujo manga e la donna sottomessa

Edit con Canva, by pia

I manga shoujo sono prodotti culturali pensati per donne. Hanno una targettizzazione in prevalenza femminile e delle caratteristiche differenti rispetto agli shonen, sia per forma che per contenuto. 
Con le dovute eccezioni, gli shoujo hanno una durata inferiore rispetto agli shonen: costruire un’intera storia sullo sviluppo di una relazione sentimentale rende difficile uno storytelling esteso nel tempo. A conferma di questa regola, il manga di Ai Yazawa Nana è in corso da parecchi anni e ha raggiunto i 21 numeri prima di interrompersi; ma la durata media dello shoujo è di un anno/un anno e mezzo.

Come per gli shonen, anche gli shoujo inglobano prodotti molto differenti per stile, genere e ambientazione. In The Fictional Crush ho deciso di soffermarmi sugli shoujo di ambientazione scolastica, in un certo senso l’equivalente orientale della Young Adult Lit, importante tendenza nel mercato editoriale in America e in Europa negli ultimi anni.


Gli school manga

Gli shoujo scolastici seguono, chi più chi meno, una struttura rigida e predefinita. Parliamo di uno schema generale, che poi i singoli autori riescono a declinare, chi meglio, chi peggio, inserendo nell’opera sfumature di volta in volta diverse. 
Il manga shoujo intreccia strettamente commedia e dramma per temi e situazioni. Non è infrequente che negli shoujo i personaggi, perlopiù adolescenti, si trovino ad affrontare situazioni familiari difficili — divorzi, lutti, genitori assenti — oppure abusi di vario genere — bullismo, violenza sessuale — o problemi di natura psicologica — suicidio, autolesionismo, patologie psichiche. Questo fa sì che persino il manga apparentemente più innocente e rassicurante nasconda la tragedia sotto la patina della commedia.

La struttura

Questo è vero in particolare in relazione alla struttura del manga se ne consideriamo la scansione in tankobon. In genere i primi due/tre numeri di uno shoujo sono dedicati alla presentazione dei protagonisti destinati a trovare il loro happy end.

I due si incontrano e si innamorano ma ancora non sono pronti ad ammettere i propri sentimenti. Poi compaiono i primi ostacoli: in genere uno dei due (o entrambi) diviene oggetto delle attenzioni di un/una compagno/a di classe o comunque di un altro personaggio che semina zizzania. Una situazione di questo tipo può essere ripetuta anche più di una volta a seconda della lunghezza del manga. Dopo che l’unione tra i due ha superato i primi ostacoli, i temi diventano più seri e i protagonisti sono chiamati ad affrontare i traumi che, nei primi numeri, hanno impedito a un reale avvicinamento. Dopo aver superato, negli ultimi numeri del manga, le avversità peggiori, i due possono finalmente dichiararsi e il loro rapporto, oramai funzionale e consolidato, è avviato a una serena stabilità.

Il punto di vista

Nella maggior parte dei casi, i manga shoujo sono narrati dal punto di vista femminile, ma non mancano casi in cui la focalizzazione è sul protagonista maschile della vicenda. Per quanto riguarda i personaggi femminili in questo tipo di narrazioni andrebbe tracciata una linea distintiva tra la protagonista e le altre ragazze. Se la protagonista si trova a essere “inseguita” in quanto oggetto del desiderio del protagonista maschile, le altre ragazze sono spesso presentate in una luce negativa: sciocche, le vediamo ridere nei corridoi, andare al bagno insieme e dichiararsi — in un modo che a noi adulti sembra anche un po’ ridicolo — al ragazzo dei loro sogni solo per essere respinte e scappar via in lacrime. A leggere questi manga, sembra che i ragazzi siano presi dalle loro attività, mentre le ragazze si occupino solo di piacere ai ragazzi.
Emblematico al contrario è il caso del manga shoujo Ao Haru Ride, in cui la protagonista Fubata, per non perdere l’amicizia delle altre ragazze, che la credono interessata soltanto ai ragazzi, si comporta forzatamente in modo sgraziato e poco femminile per non rimanere esclusa.

Ripensando alla mia “formazione” di lettrice shojo, alcuni titoli hanno lasciato un segno più profondo nella Pia adolescente, ma gli esempi che si potrebbero fare sono numerosi.

Video Girl Ai di Masakazu Katsura

Tecnicamente etichettata come shonen, Video Girl Ai è una serie che è difficile inquadrare in un genere unico: è una storia d’avventura, ma è anche una storia d’amore, parla di adolescenza e di fantascienza senza tralasciare tematiche impegnative. Pubblicata in Giappone a inizio anni Novanta, è considerata tuttora una serie di culto.

Video Girl Ai parte da una premessa molto semplice: e se fosse possibile estrarre da una videocassetta una donna ideale da usare a proprio piacimento (sesso compreso)? Questo accade al sedicenne Yota Moteuchi, innamorato senza speranza della compagna di scuola Moemi Hayakawa, a cui non riesce a dichararsi. Yota si imbatterà in un misterioso negozio in cui noleggerà il video di Ai Amano. Inserendo nel video registratore quello che crede un video hard, Yota porterà inavvertitamente Ai nella realtà. Quest’ultima cercherà di aiutarlo a conquistare Moemi.

A prescindere dai successivi sviluppi della trama, intuibili sin dalle premesse, qui l’equivalenza tra la donna (Ai) e l’oggetto (la videocassetta) lascia il sottotesto e diviene testo vero e proprio.

Kodomo no Omocha di Miho Obana

Giunto in Italia con il titolo Rossana, Kodomo no Omocha tradotto letteralmente significa “giocattolo dei bambini”. Il titolo allude alla protagonista, Rossana in Occidente e Sana in giapponese, una ragazzina prodigio, star del piccolo schermo.

Sana, dalla personalità molto forte, di scontra con il compagno di classe Hayama Akito, che sotto gli atteggiamenti da bullo nasconde un profondo dolore dovuto alla perdita della madre e al difficile rapporto con il resto della famiglia. Ben presto scopriremo che anche Sana non è solare quanto sembra e il suo passato cela molti punti oscuri.

Nonostante la giovane età dei protagonisti, appena undicenni all’inizio del manga, la storia tocca temi molto adulti: in uno dei primi tankobon Hayama minaccia addirittura di uccidere Sana.

La donna nel Sol Levante

Andrebbe analizzato con molta attenzione il concetto di femminilità tipico del Sol Levante, soprattutto in considerazione del fatto che è più o meno passato, attraverso i prodotti di animazione nipponici, anche nelle attuali classi generazionali italiane di Millennials, o comunque in parte di esse.

La donna giapponese occupa poco spazio. L’ideale nipponico è di una donna-geisha, bassa e magra, aggraziata, che parli sottovoce e sia in grado di gestire una perfetta cerimonia del tè o, per i più moderni, sia se non altro kawaii. Nei manga le protagoniste spesso sono l’esatto contrario di questo stereotipo: abbiamo casi in cui sono autentici maschiacci, oppure odiano gli uomini e hanno una verve straordinaria. Tuttavia questa apparente contraddizione è funzionale perché in molti caso lo scopo della storyline della protagonista è quello di cambiare se stessa per aderire a un dato stereotipo venendone poi ricompensata tramite l’amore.


Perché vi parlo di Shoujo manga riprende il discorso iniziato in Perché vi parlo di Fictional Crush, Perché vi parlo di donna oggetto, Perché vi parlo di YA Lit, Perché vi parlo di New Adult e Paranormal Romance e Perché vi parlo di Shonen manga ed è parte integrante del progetto di saggistica sul fenomeno delle cotte per personaggi di finzione The Fictional Crush, proposto su Medium e raccolto nella pubblicazione omonima, dove potete leggere le prime puntate. Se la storia vi è piaciuta, cliccate sul cuoricino e condividetela con i vostri contatti. Per non perdere i prossimi aggiornamenti, lasciate il vostro indirizzo mail nel forum di Rabbut. Volete contattarmi? Lasciate un commento o scrivetemi: ferrarapia@gmail.com.

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