Buddha, Shinto e sentieri – Tokyo pt. 2

Grattacieli e palazzi giocano una partita di tetris perfetta lungo le strade di Tokyo, così alti e imponenti che ti chiedi come il piccolo fruttivendolo riesca a competere con tanta mole. Questi mostri di ferro sembrano però tenere a bada la forza culturale del Giappone, quella che sgorga nella parte più segretamente custodita e meno esposta al turbinio della metropoli. Gran capo di questo pittoresco ossimoro è il 明治神宮 Meiji Jingu, santuario shintoista ad Harajuku nel quartiere di Shibuya dedicato alle anime dell’Imperatore Mutsuhito e di sua moglie. Protetto da un parco enorme (quasi candido per pulizia e ordine) e anticipato da due torii giganteschi, è una vera e propria sfera isolata dove moltissimi passeggiano e pregano. Qui scopro (Claudia già sapeva, quella furba) che in Giappone convivono due religioni: shintoismo (o Shinto) e buddhismo. Queste due fedi sono molto vicine, ma presentano non poche sfumature differenti e grazie all’aiuto di un magico volantino informativo mi è più facile riassumerle sfruttando i loro luoghi di fede: in un “santuario” shintoista (dato che lo shintoismo è la religione delle questioni terrene) si prega per il successo nella vita e nell’attività economica (celebrando anche matrimoni), nel “tempio” buddhista (dato che il buddhismo è la religione delle questioni spirituali) si pregano gli antenati, i morti (celebrando anche funerali).

La cosa che più mi ha colpito è l’invito rivolto al visitatore, a prescindere dall’appartenenza etnico-religiosa, a purificarsi prima di entrare nel santuario. All’entrata di ogni luogo sacro sono infatti presenti dei lavatoi, con mestoli di legno dai quali bisogna versare l’acqua con un ordine preciso. Prima la mano sinistra, poi la destra e infine, con l’acqua rimasta, la bocca. Osservare gli inchini e le preghiere dei fedeli ha tutta un’altra prospettiva sapendo che si è parte di un’atmosfera condivisa.

Venerdì 8 Aprile, sveglia alle 7 e di corsa in stazione. Direzione Kamakura, piccola città ad un’ora di treno da Tokyo (nella prefettura di Kanagawa) famosa per i templi (buddhisti) e my big bro Daibutsu (il grande Buddha). Una rapida occhiata ai templi Tokei-ji ed Engaku-ji prima di arrampicarci lungo il sentiero che, passando sulle colline della zona, porta alla statua di bronzo di 13 metri — l’obiettivo della giornata.

Definito dalla guida “un piacevole modo per arrivare al grande Buddha” il sentiero in mezzo ai boschi si rileva invece nell’ordine: pieno di fango (il giorno prima ha diluviato), in salita e assolutamente poco adatto a chi come noi pensava di sviaggiarsela in jeans e paina lungo una strada asfaltata costeggiata dagli aceri. Non fraintendetemi, per quanto impegnativo in certi punti a causa del fango e di salite e discese, il sentiero è stato davvero un punto di forza della giornata e la fortuna di aver trovato pochissime persone lungo il percorso ha reso il tutto una totale immersione nella natura del Giappone. Poi non ho visto una pozzanghera e mi sono sporcato i jeans. Con gli occhi serrati che però sanno benissimo chi cercare là in alto, il momento di debolezza mi ha portato ad esternare a Claudia quello che veramente pensavo riguardo la scelta del sentiero nel paese della tecnologia.

Completato il sentiero, raggiungiamo finalmente il Daibutsu che avvolto dal candore dei ciliegi ripaga completamente il sudore del cammino spirituale.

Big Buddha Big Friends

Lasciato al suo posto Daibutsu, è ancora Tokyo a impacchettare storia e cultura grazie al rosso vivo del tempio Sensō-ji di Asakusa e al contrasto tra il ferro della Tokyo Tower e il legno del tempio Zōjō-ji, ex tempio funerario del regime Tokugawa in cui si trovano le tombe di sei shogun, mentre nel cimitero del tempio numerose statue di Jizō (protettore dei defunti) sono colorate da piccoli cappucci e bavagli fatti e donati dalle madri dei bambini morti (la statua stessa ha lineamenti infantili, a ricordare chi protegge). In questo periodo però in pochi pensano alla tristezza, d’altronde è tempo di Hanami e al parco di Ueno, mentre cigni di plastica a pedali si lasciano guidare da bambini e genitori nel laghetto, c’è pure chi vuole farsi fotografare in un momento di svago.

Lunedì saremo a Nikko, ultima escursione nell’area di Tokyo prima di volare a Kyoto su un treno proiettile. Non contenti ci siamo pure concessi un momento di purissima nobiltà la domenica mattina, dato che durante la visita al quartiere di Ginza il caso ha voluto che ci fossero ancora biglietti disponibili per il primo atto dello spettacolo al teatro Kabuki-za. Con piacere milady, mi lasci solo indossare il monocolo e siamo subito da lei. Il teatro kabuki in Giappone è un’istituzione culturale assoluta che tratta temi popolari come racconti storici, storie di amore, lealtà e suicidio. Gli attori adottano il nome d’arte della famiglia (esistono attori odierni che discendono da famiglie del periodo imperiale) e godono di una fama inverosimile, al punto che in platea il pubblico urla il nome del proprio beniamino accendendo la miccia di un applauso dirompente. Abbiamo visto Matsu No Kotobuki Ayatsuri Sambaso, danza propiziatrice di una marionetta come atto di apertura di uno spettacolo di 4 ore. Attori bravissimi eh e va bene la nobiltà, ma il piatto di Tonkatsu che ci aspettava in zona ormai aveva creato aspettative irrinunciabili. Se volete farvi un’idea (ma probabilmente saranno solo domande), qui una versione (più vecchia) di quanto abbiamo visto — purtroppo all’interno del teatro sono severamente vietati fotografie e filmati.

Teatro Kabuki-za (Ginza, Tokyo)

Il Giappone in questi giorni ha iniziato a raccontarsi con maggiore forza e meno confusione. Un Giappone che stupisce e piace, al punto che sono gli stessi giapponesi a cercare di scoprirne i lati migliori. Vi saluto con le due turiste di Yokohama che mi han chiesto di far loro una foto. 
Turiste: “We’re on vacation!”
Io: “I come from Italy, I’m on vacation too!”
Turiste: “Ah, Italia. Buongiorno, sono giapponese!”
Non ho potute fare a meno di immaginarle con la maglia del Napoli sedute ai banchi di una chiesa.

ps. Un saluto a Roberto Gardumo che a Gennaio ci ha preceduto nel viaggio e ha fornito consigli utilissimi e supporto live.

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