Digressions — Tokyo pt. 3

La sveglia alle 6.30 non è amata in nessuna parte del mondo, ma Nikkō è il Giappone dice la guida. Colazione in piedi in camera mentre ci infiliamo la felpa e tuffo di testa nella densa alta marea che una qualsiasi stazione della metro di Tokyo può regalare tra le 7 e le 9 di mattina. Orario da bollino rosso, spinto dalla folla ti muovi come una sardina in stage-diving mentre il caos organizzato dei giapponesi sguscia e disegna file armoniche a velocità mai viste. Arriviamo a Nikkō dopo un’ora di shinkansen (il magico treno proiettile) e un’ora sulla (normalissima e di lombarda velocità) tratta locale, curiosi di scoprire se le parole della guida dicessero il vero. Non sbagliava. Centro religioso shintoista e buddhista da più di un millennio, Nikkō (a 128 Km da Tokyo) è la testimonianza migliore della potenza e dell’immensa ricchezza della dinastia dei Tokugawa. Il complesso vanta una bellezza unica nel suo genere, ancora più accecante nella splendida (ma gelida, considerando la località montana) giornata che abbiamo trovato. Il ponte di Shinkyo ha registrato applausi scroscianti ed è di fatto l’accesso al mix di shintoismo e buddhismo del parco nazionale di Nikkō. Patrimonio dell’Unesco è invece il complesso formato dalle strutture del Tōshō-gū, dove assieme alla pagoda a 5 piani le più ricercate sono le tre scimmie che sulla parete della scuderia raffigurano nella vivacità dei colori circostanti le regole principali del buddhismo Tendai: non sentire, non dire e non vedere il male. Io giusto per seguire alla lettera questi delicati precetti ho deciso di infiammare l’ira degli dei girando accidentalmente un filmato all’interno di un tempio sacro (quelli sacri alla seconda, dove è necessario togliere le scarpe per poter entrare). Viva Buddha.

La trasferta a Nikkō è stata utilissima per poter alternare al caos di Tokyo un po’ di pace (relativa, viste le masse di turisti presenti) e cinguettii naturali a quelli meccanici-digitali. Il richiamo spirituale di Shinto e Buddha è però nulla rispetto alla forza dell’unica vera divinità nipponica: dea Tecnologia. Domenica pomeriggio dedicata allora ad Akihabara, realizzazione terrena di quella dimensione nota ai più come Nerdvana. Quartiere di riferimento per quanto riguarda le apparecchiature elettriche ed elettroniche d’occasione è anche un surreale grande magazzino del mondo manga e anime. Sfilze di negozietti che propongono statuette, action figures, carte collezionabili, gadgets inverosimili, dvd e le immancabili donne tettute che sbagliano sempre taglia dei vestiti. Descrivere la quantità di ciò che avremmo comprato è impossibile, farvi vedere quello che abbiamo preso non è il caso dato che vogliamo mantenere la dignità di turisti moralmente ancora integri e quindi nelle due foto che seguono potete almeno farvi una minima idea dell’impatto.

Come avevo anticipato uno dei grandi protagonisti di questo viaggio orientale è senza dubbio il water 2.0, strumento che pur lasciando da parte il design riscrive le pagine dell’esperienza. Le opzioni selezionabili per rendere magico il momento riguardano la possibilità di scaldare la tavoletta (prima), scegliere (con pressione diversa dello spruzzo) un morbido bidet o un più deciso spray (dopo) senza dimenticare di lasciarsi andare sulle note di un motivo musicale per addolcire le fasi difficili o per creare un muro sonoro e non raggiungere le orecchie altrui. Il nostro affezionatissimo bidet ha finalmente trovato un valido avversario.

Mi sto divertendo parecchio a fotografare persone, magari invadendo momenti di privacy forte della mia condizione di turista occidentale che poverino tanto capisce un cazz’ della cultura del posto. Tante foto le ho scattate a chi sulla metro, a causa dei ritmi metropolitani, non ha resistito al richiamo del sonno. Ho creato mentalmente un torneo e vi lascio una piccola (ma significativa) selezione dei finalisti. Addormentarsi in piedi con quei capelli significa solo una cosa: il tizio nel centro è il campione assoluto di Tokyo e si scontrerà con il campione di Kyoto (dove il campionato è appena iniziato) per il titolo di re incontrastato. La foto che segue dimostra invece come non tutti amino essere fotografati (non so quanto abbia risolto il mio sorriso con pollice alzato).

L‘ultima considerazione riguarda invece l’apparente mancanza di autostima (o interesse?) dei giapponesi per il mondo delle macchine. Se per la quasi totalità di noi maschi occidentali il culto della vettura è sacro e si traduce nell’eterna, rombante e sognante royal rumble tra Ferrari, Lamborghini, BMW, Mercedes etc., qui in Giappone l’automobile è solo funzionale allo spostamento ed esteticamente deprimente. Ovviamente ci sono anche qui le eccezioni, ma nelle foto che vi regalo sono ritratte le macchine di 8 giapponesi su 10 (stime mie, fatte male di sicuro).

Tokyo ha ormai chiuso i suoi battenti e ora ci siamo trasferiti a Kyoto, immersi tra natura e templi storici in una sfera culturale. Per ora vi saluto con YDIZZY, rapper nipponico che odia le Daihatsu e sogna le BMW. Spero di trovare un suo disco prima di ripartire.

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