La speranza in taxi

Possiamo ancora sperare che qualcuno sia in grado di riformare l’Italia? Uno sguardo alla protesta dei taxi

Quello che sta accadendo a Roma in questi giorni è la rappresentazione cristallina di quanto sia difficile riformare il nostro Paese.

Evitando di scendere nei dettagli (qui una breve spiegazione de lavoce.info), i tassisti stanno scioperando ormai da diversi giorni perché il Governo ha deciso di rimandare — e non eliminare — di un anno un provvedimento per regolamentare il settore del NCC (Noleggio Con Conducente) servizio che in Italia è fornito anche attraverso l’app Uber.

Capire e in parte condividere le lamentele dei tassisti è semplice: io tassista ho comprato una licenza anni fa pagandola profumatamente, e adesso questi NCC mi rubano il lavoro pur non avendo investito tutti quei soldi come me, oltre al non dover sottostare a tutte le norme che noi abbiamo. In sostanza c’è una situazione preesistente — l’elevato costo delle licenze -, una necessità del legislatore — aumentare la concorrenza e regolamentare nuovi servizi -, e una rivendicazione dei soggetti interessati — il non veder andare in fumo il proprio investimento.

Il problema è però più grosso: poniamo per assurdo che il Governo decidesse di andare incontro alle esigenze di tutti compensando totalmente i tassisti dell’investimento fatto e nello stesso tempo consentendo a Uber di svolgere il proprio lavoro nello stesso modo dei taxi tradizionali. Basterebbe? Assolutamente no, perché più concorrenza significherebbe anche abbassamento delle tariffe con il rischio di minori guadagni. E la corporazione dei tassisti sa farsi sentire molto in queste situazioni, bloccando intere città e minacciando i pochi concorrenti, tanto che il partito che nacque sull’onda dell’innovazione digitale, della sharing economy e della lotta alle corprorazioni, ha paradossalmente deciso di schierarsi proprio con il “nemico” di quegli ideali.

Saluti romani alla protesta sotto la sede del PD. Il M5S e Casa Pound sono stati i primi a schierarsi dalla parte dei manifestanti.

Quanto detto vale per i tassisti ma vale per numerose altre categorie e corporazioni. È così per i pensionati con il retributivo, che mai accetterebbero di vedersi togliere dal Governo quel vantaggio che si sono legittimamente trovati per scelta di altri, così come per tutte quelle situazioni di vantaggio forse giustificate in passato ma che in un mondo che è fortemente cambiato necessiterebbero di una correzione (citofonare all’Art.18).

L’Italia avrebbe bisogno di vere riforme, coraggiose e capaci di incidere. Ma all’orizzonte non si vede chi possa avere il coraggio di sfidare le resistenze e la forza di portare a termine il lavoro. E il proporzionale non ci aiuterà.


@LucaEffeTW

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