Renzi, il ghiaccio, il prato

Lo scenario è cambiato, e a Renzi occorre un nuovo Renzi

Qualche settimana fa l’altra firma di questo blog mi chiedeva: ma Renzi ha sbagliato tutto? La domanda è difficile, e io ne sono uscito così: Renzi ha sbagliato tutto, ma non poteva non sbagliare. Col senno di poi sembra tutto più facile, ma è pur vero che la maggior parte delle scelte di Renzi si sono rivelate poco fruttuose, se non addirittura dannose.

L’esempio più recente è quello del Referendum. Renzi ha provato a far leva da una parte sull’importanza della riforma, dall’altra su un populismo di governo — che forse sarebbe meglio chiamare demagogia di governo. Questa strategia era legittima e giusta — da Reagan a De Gaulle la demagogia è stata utilizzata in positivo per creare una base di consenso sufficiente alle proprie riforme — ma nel caso dell’ex Sindaco di Firenze si è rivelata inefficace. Capirne i motivi è complicato, ma probabilmente i suoi slogan non hanno fatto effetto perché non accompagnati da atti abbastanza concreti, e senza atti concreti ci sono stati populisti più convincenti di lui.

Se è dunque vero che Renzi non poteva non sbagliare, è anche vero che però adesso sta sbagliando tutto. Due post molto belli e interessanti contengono suggerimenti non richiesti all’attuale Segretario del PD, suggerimenti che sottoscrivo in larga parte, soprattutto quando lo si invita a sparire per un po’ e a non fare più il populista — almeno finché non avrà atti concreti da mostrare.

Entrambi i post immaginano però un Renzi ancora all’interno del PD, mentre io credo che il suo tempo sia finito. Renzi è come un fuoriclasse di hockey su ghiaccio che improvvisamente si trova a giocare in un campionato di hockey su prato. Che sarà comunque più forte di me che non ci ho mai giocato, ma meno forte di chi da sempre è abituato a giocare sull’erba e senza pattini.

L’ex premier è un attore adatto a un contesto maggiortario, dove una formazione partitica può arrivare al governo da sola, ma poco adatto al contesto in cui ci troviamo dopo il 4 dicembre, dove le regole del gioco cambiano, immerse in un oceano di consensualismo e primarepubblichismo. Se l’ottica è quella di contarsi alle elezioni e poi fare un governo di larghe intese, Renzi è la persona meno indicata a farlo. In altre parole: se Renzi deve diventare Letta, allora è meglio richiamare direttamente Letta.

Dunque, il mio consiglio non richiesto a Renzi si articola in tre atti.

  1. Dimettiti da Segretario, perché da capo del partito di maggioranza relativa avrai sempre il dovere di dire qual è la tua posizione, e non potrai sparire davvero.
  2. Poi, appunto, sparisci davvero, così renderai credibile la tua (nuova) narrazione e potrai provare a ripartire con un progetto fresco e nuovo. Ma per sparire davvero devi saltare anche un giro di elezioni: anche se si votasse nel 2018, la campagna elettorale inizierebbe fra qualche mese, troppo poco per un’uscita di scena credibile.
  3. Mettiti in marcia, ma fallo fuori dal PD, come Macron in Francia. Rimanere in un partito che ti punta il coltello addosso qualsiasi cosa tu faccia avrebbe senso solo in un sistema maggiortario, ma in un sistema proporzionale è dannoso per tutti. E mentre aspetti una legislatura gira il mondo, gira l’Italia, senza riflettori, crea pazientemente una grande lista civica (non per forza antagonista al PD) capace di portare a Palazzo Chigi il tuo progetto politico. Pensa al medio-lungo termine, perché nel breve non otterrai nulla. E prova a vincere. Non è detto che tu ci riesca — come non è detto che ci riesca Macron — ma è l’unico modo per riprovare a pattinare sul ghiaccio.
Comizio di Macron a Lione — 4 Febbraio 2017

@LucaEffeTW

Like what you read? Give Luca F. a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.