La Orte-Mestre, Perugia e un’occasione sprecata

È stato grazie all’ottimo streaming offerto dal Comune di Perugia se un paio di settimane fa sono riuscito a seguire in diretta, comodamente da casa, una seduta del consiglio aperta alla cittadinanza. Un momento di confronto che si è tenuto all’interno della Sala dei Notari dedicato alla E45 e all’eventuale trasformazione di un suo tratto in autostrada. Beh, oddio, confronto. Che fosse l’occasione per ascoltare ad un ampio e diffuso coro di no era ampiamente prevedibile, è infatti diverso tempo che in alcune nicchie dedicate ai principali temi della città è possibile assistere a quelle manifestazioni di contrarietà che hanno trovato il loro massimo ed inevitabile sfogo in questo momento pubblico.

Una levata di scudi durante la quale non ho potuto fare a meno di pensare che per fortuna la questione va ben oltre l’interesse di una manciata di cittadini di una — per quanto importante e centrale — città umbra. Volendo riassumere infatti quanto già scritto a suo tempo, la Orte-Mestre si pone come il più importante ed ambizioso progetto pubblico pensato in Italia negli ultimi decenni. Un’autostrada che si svilupperebbe per circa 400 km attraverso 5 regioni e 48 comuni. Un disegno nato una decina di anni fa che si divide in due grandi aree di intervento. La prima fa riferimento all’adeguamento dell’attuale infrastruttura a quattro corsie che collega Orte con Ravenna, un tratto di circa 252 km che attraversa tra l’altro le provincie di Terni e di Perugia, la seconda alla realizzazione di una nuova tratta tra Ravenna e Mestre, un tratto di circa 134 km. Un’autostrada pensata per innumerevoli motivi, tre in particolare.

Il primo ha a che fare con il riequilibrio e la ridistribuzione del traffico nella direttrice nord-sud della Penisola. Circa infatti il 60% di tutto il “peso” autostradale italiano insiste sull’A1 tra Orte e Bologna, sull’A13 tra Bologna e Padova e sull’A4 tra Padova e Venezia. Con la Orte-Mestre si aprirebbe quindi un secondo importante collegamento tra il Sud e il Nord-Est (e le nazioni limitrofe). Il secondo riguarda la messa a rete di un gran numero di importanti infrastrutture già esistenti, alcune limitate nel loro sviluppo proprio da una certa mancanza di collegamenti veloci nel Centro Italia. Tra queste le più rilevanti sono i porti di Civitavecchia, Ravenna, Chioggia e Mestre e gli aeroporti di Roma, Perugia, Rimini, Forlì e Venezia. Da qui un’enorme ricaduta economica per tutti i distretti produttivi interessati, logica conseguenza di ogni grande infrastruttura. Il terzo, non meno importante, ha a che fare con la sicurezza: la SS 309 “Romea” che collega Ravenna e Mestre è tra le strade statali a più alta incidenza di mortalità in Italia e il tratto appenninico della E45 presenta, citando l’ANAS, “caratteristiche funzionali e di sicurezza non adeguate alle esigenze della circolazione”.

Il consiglio comunale del 26 gennaio è stata una buona occasione per affrontare questi temi, almeno in parte? Purtroppo no. La questione centrale, quella che sembra essere più di ogni altra ben evidenziata sull’agenda dei cittadini di Perugia, riguarda l’eventuale costo del pedaggio. Una tariffa chilometrica tra l’altro di impossibile valutazione, eventualmente in essere tra quanto, 15/20 anni? Un aspetto sicuramente importante, ci mancherebbe, forse però non così centrale. L’eventuale realizzazione della Orte-Mestre, a sentire il Governo, vedrebbe un massiccio “project financing”, una situazione che vedrebbe grandi investimenti privati a fronte di fortissimi sgravi fiscali (scusate la sintesi, davvero brutale). Investimenti che si rivedrebbero ripagati dai pedaggi, appunto. In tutti i casi, autostrada o meno, le condizioni dell’attuale SS 3 Bis Cesena-Terni non sono accettabili ed una lunga serie di interventi per migliorarle non credo siano un’opzione. Costi tutt’altro che trascurabili che senza Orte-Mestre andrebbero ricercati nel pubblico, (anche) in quella stessa collettività che non vuol sentir parlare di pedaggio. A questo si aggiunga, a titolo di esempio, che in tutta Italia i collegamenti veloci su gomma sono a pagamento. E che l’anomalia, a ragione o a torto, riguarda l’Umbria, e non il contrario.

L’altro grandissimo nodo dell’eventuale Orte-Mestre ha a che fare con il suo impatto ambientale. Una questione però ben più rilevante nel ravennate e nel veneziano che nel perugino, per la tratta che riguarda questa zona si tratterebbe infatti di un adeguamento del tracciato già esistente (al netto della variante di Perugia, altra grande opera che andrebbe in parallelo all’autostrada). L’impressione è quindi che il consiglio comunale dedicato a questo grande tema sia stato in parte un’occasione persa, sia per l’assenza di quelle stesse voci (anche politiche) che in questi anni hanno seguito dall’Umbria l’avanzare del progetto, sia per l’assenza dall’agenda di quelle che potrebbero essere le sue opportunità per un territorio in costante ricerca di crescita. Chissà, questo forse è però un aspetto che fa parte del dna stesso della regione: lamentarsi del proprio isolamento, fare di tutto per mantenerlo.

[Immagine: Giacomo Carena, da Flickr]