Facce da Vy’keen…

Diario di bordo di Antonio Farini, data stellare 1470962400/0012/UTC.

Se avessi saputo che avrei perso i contatti con i miei amici Gek e trovato invece questi presuntuosi dei Vy’keen, sarei rimasto nel sistema Selangenta, sfidando pure le radiazioni di Cidinskit o le temperature di Zonquezius. Ma ormai sono in ballo, tanto vale rimboccarsi le maniche e cercare di recuperare in fretta…

Ecco in poche parole come è andata. Sono saltato in direzione del sistema di Agmondertu-Mubir e sceso subito sul pianeta Oeillkerow Aioike. Durante l’atterraggio i sensori a lungo raggio hanno identificato un monolite sul secondo pianeta del sistema, Lizhnour-Uoare MJ199, quello di cui mi aveva parlato l’Atlante. Ho deciso però di rimandare la visita, è più urgente caricare il motore iperluce una volta per tutte e questo pianeta sembra adatto a una campagna di raccolta risorse.

Uno scorcio di OeillKerow durante il sorgere del fratello Lizhnour-Uoare.

Nei primi due avamposti non ho trovato nessuno, ma una colonna di trasmissione mi ha indicato la presenza di un tempio. Era decisamente diverso dai templi Gek che avevo visitato e infatti le iscrizioni rivelavano un’altra lingua totalmente sconosciuta. Quando l’ho attivato sono rimasto sbalordito: nonostante un attimo prima sembrasse di dura pietra, la sua superficie si è come sciolta, deformandone la figura in forme indescrivibili. Poi mi ha posto di fronte a una scelta: entrare al cospetto di favolosi tesori oppure indietreggiare con devoto timore reverenziale? Ammetto di essere stato debole, ho fatto un passo avanti e quella sorta di roccia fusa mi si è riversata addosso, bruciando un paio di sistemi della exotuta e ustionandomi seriamente la schiena e le spalle. Una punizione per la mia sfrontatezza, a quanto pare, ora sono sicuro che questi Vy’keen non mi vedranno di buon occhio.

Intanto però questo pianeta è sufficientemente ospitale e ricco da permettermi di raccogliere tutto l’occorrente per costruire cinque celle di combustibile e fare il pieno all’iperluce. In questo momento ho davanti ciò che rimane di una gigantesca colonna di eridio, dopo un paio d’ore di raccolta intensiva. Mi sembra un peccato non finire il lavoro ed estrarlo tutto, ma non ho più spazio né sulla nave né nella tuta, per cui è ora di ripartire, alla stazione in orbita non avrò problemi a procurarmi il fluido di sospensione che mi manca.

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