Volontà e (anti)materia…

Diario di bordo di Antonio Farini, data stellare 1470951600/0010/UTC.

No.

No, questo pianeta non mi avrà.

Droni sentinella a pezzi, porta d’acciaio sfondata, la ricetta dell’antimateria nelle mie mani. L’Atlante si è rivelato di parola, questa volta, ma mi convince sempre meno.

La Domanish vista dall’interno della fabbrica abbandonata attraverso la porta blindata distrutta.

Prima di tutto, però, non sono morto. Sembra che oltre che stupidamente curioso, sia anche un maledetto testardo. Tutto è ancora confuso, ma comunque abbia fatto, sono riuscito a tirarmi fuori dal crepaccio in cui ero finito, forse sfruttando una provvidenziale pausa nella tempesta di vento. Ripreso fiato, al sicuro nell’abitacolo della nave, ho ripreso anche conoscenza. La mia exotuta è desolatamente vuota, probabile che abbia rinunciato al carico per pesare meno sui razzi del jetpack e superare quel dislivello apparentemente invalicabile. Sarà tutto ancora laggiù, ma non ho alcuna intenzione di andarlo a recuperare, non certo ora che ho quello che volevo e posso andarmene da qui.

Un esemplare di Ricensus Dayerinct, tra le forme di vita animale più buffe che ho incontrato su Cidinskit.

Per entrare nella fabbrica alla fine ho elaborato un piano semplice ed efficace, anche se ha funzionato sul filo di lana. Ho distrutto il più rapidamente possibile i due droni di sorveglianza, prima che potessero dare l’allarme. Poi ho preso di mira la porta blindata. Le sentinelle hanno tardato ad arrivare e sono riuscite a sparare solo pochi colpi prima che potessi precipitarmi nella camera stagna interna. Gli scudi della tuta hanno assorbito l’attacco e una volta dentro non mi hanno seguito. Ho avuto così tutto il tempo di esplorare la stazione abbandonata e attivare il controllo centrale: sembra che qui operassero due entità, Dana e Tanas, di cui ho trovato alcuni frammenti di una sorta di diario. Da quel poco che ho capito, non erano in buoni rapporto con questo Atlante e anzi mi hanno messo in guardia nei suoi confronti. Non so cosa pensare, ma è l’Atlante che mi ha guidato fin qui e qui ho imparato a produrmi l’antimateria da solo, a partire dal gas di elettroni.

Adesso sarà relativamente facile rifornire il motore iperluce e garantire una continuità nel ritmo dei salti. Verso il centro dell’Universo? Lo vedremo, per ora mi basta lasciarmi alle spalle questo pianeta che per poco non è stato la mia tomba.

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