Ma il team building è veramente utile?

Come si costruisce una squadra affiatata e di successo

Il team building visto dalla Tournée da Bar

Provateci voi ad annunciare alla vostra squadra che state pianificando degli esercizi di team building: immediatamente vedrete persone sbuffare e ruotare gli occhi. La ragione è semplice: i lavori di team building non godono di grande reputazione; una perdita di tempo, che sottrae importanti ore e causa l’accumularsi di lavoro arretrato. Eppure, se utilizzato nel modo giusto, il team building è un ottimo metodo per motivare la squadra e aiutarla a raggiungere i propri obiettiivi.

Un esempio interessante e originale viene da Ken Keller, presidente di un’associazione di piccoli e medi imprenditori: la Renaissance Executive Forums. Qualche tempo fa, Keller ha portato i membri dell’associazione in un vigneto californiano. Ovviamente, lo scopo non era passare qualche giorno a degustare vini in compagnia: il gruppo è stato invece diviso in vari piccoli team ai quali sono stati affidati dei filari. Il compito era lavorare di squadra per creare un vino tutto loro, l’etichetta della bottiglia e un pitch per presentare il prodotto. Alla fine, hanno portato il tutto davanti ai giudici che avrebbero decretato il vincitore.

Un esempio di team building da EVITARE con cura

Una sfida divertente; ma non solo: stando a quanto riportato da Keller, la missione è servita ad “aiutare le persone a concentrarsi sui loro obiettivi e lavorare assieme per portare a termine un obiettivo comune”. Spesso, è più facile sviluppare queste abilità collaborando in un ambito completamente diverso rispetto a quello lavorativo; traducendo quanto appreso durante il peiodo di team building anche nella quotidianità. Non solo: dal momento che il compito svolto era qualcosa di non familiare, si è creata un’atmosfera di collaborazione e fiducia che non sempre sorge nell’ambiente di lavoro.

“Nessuno era nella posizione di fare il capo”, ha spiegato infatti Keller. Ma se basta progettare qualcosa di fantasioso per ottenere risultati, perché il team building gode generalmente di una cattiva reputazione? “Alcune organizzazioni che offrono questo tipo di programmi si concentrano troppo sull’aspetto ricreativo”, ha spiegato Mike Cardus (presidente di Create-Learning). “E in questo modo progettano attività che non sono necessariamente utili quando si ritorna al lavoro”.

Come funziona il team building

Per funzionare, le attività di team building devono essere legate alla professione o all’ambito dei partecipanti, e aiutarli a trasportare quanto appreso nelle abitudini lavorative. Ed è per questo che bisogna diffidare da chi propone sempre le stesse attività; ogni tipo di team building deve essere pensato su misura per il gruppo che si presenterà. Questo non significa che le attività non debbano essere divertenti o affascinanti; anzi: è cruciale che lo siano, altrimenti si rischia di ricadere negli stessi identici problemi che si possono presentare nello stress quotidiano della vita lavorativa.

Non si tratta, quindi, semplicemente di eseguire esercizi utili e collaborativi, ma di rinsaldare rapporti e staccare la mente dalle incombenze e preoccupazioni.

Uno degli obiettivi è infatti proprio quello di portare le persone lontane dall’ufficio, dalla routine e dallo stress, perché questo permette di focalizzarsi meglio sugli obiettivi a lungo termine, schiarirsi le idee e sviluppare un’attitudine positiva. Solo il fatto di allontanarsi dalla quotidianità e collaborare con obiettivi diversi può risollevare il morale e questo, spesso, si traduce in una migliore produttività. Non si tratta, quindi, semplicemente di eseguire esercizi utili e collaborativi, ma di rinsaldare rapporti e staccare la mente dalle incombenze e preoccupazioni.

“La nostra personale esperienza di team building ha generato un sacco di idee su come avremmo potuto applicare quanto appreso durante le routine di lavoro”, ha spiegato per esempio l’amministratore delegato di Lender Consulting Services, società newyorchese. “Abbiamo provato una sensazione di cameratismo e di migliore comprensione reciproca; capendo anche meglio come reagire a certe situazioni, soprattutto quando a collaborare erano persone che non erano così in confidenza tra di loro”.

Le origini del team building

Ma come nasce tutto questo? A dispetto di quanto si potrebbe immaginare, le origini del team building sono di stampo scientifico e sociologico. Il teorico dell’organizzazione Elton Mayo condusse veri e propri esperimenti per studiare il rapporto tra produttività e gioco di squadra; formulando ciò che viene chiamato “Hawtorne Effect”.

Gli Hawthorne Studies furono una serie di esperimenti condotti da Elton Mayo negli anni tra il 1924 e il 1932 presso una fabbrica Western Electric in Illinois, chiamata anche Hawthorne Works. Lo studio era inizialmente incentrato sulla manipolazione dell’ambiente di lavoro, per scoprire se ciò avrebbe avuto effetti sulla produttività dei lavoratori.

I lavoratori vennero perciò divisi in due gruppi. Mayo, prima di tutto, incrementò in modo graduale l’intensità delle luci per il primo gruppo; mentre le condizioni di lavoro del secondo gruppo (quello di controllo) rimasero le stesse. Nel primo gruppo, come prevedibile, si osservò un marcato aumento della produttività. In seguito, il sociologo introdusse ulteriori variabili, come per esempio una riduzione dell’orario di lavoro e un numero maggiore di pause; che di nuovo portarono a una maggiore produttività.

I lavoratori hanno aumentato lo sforzo messo nel lavoro semplicemente perché i manager mostravano interesse per il loro benessere

Ma poi, successe una cosa strana. La produttività nel primo gruppo aumentò anche dopo l’attenuazione delle luci. La produttività, in effetti, rimase elevata per tutta la durata dell’esperimento, dopo di che iniziò a scendere gradualmente di nuovo. Che cosa stava succedendo? Dopo un’attenta analisi dei suoi dati, Mayo non poté fare a meno di notare che il miglioramento osservato non era un effetto diretto delle particolari variabili da lui introdotte. Piuttosto, la produttività era migliorata a causa degli effetti non intenzionali dell’esperimento. I lavoratori hanno aumentato lo sforzo messo nel lavoro semplicemente perché i manager mostravano interesse per il loro benessere e la volontà di migliorare le loro condizioni di lavoro. La produttività è stata anche potenziata dal semplice cambiamento di ambiente, agendo come una pausa nella routine del loro lavoro quotidiano.

Non sono solo le condizioni oggettivamente migliori (illuminazione, ferie, stipendi) a motivare i lavoratori, quindi; ma è l’attenzione che si presta nei loro confronti, la creazione di un ambiente stimolante e di collaborazione, dove le esigenze vengono ascoltate. Tutto ciò divenne ancora più evidente quando Mayo, grazie alle prime intuizioni, condusse ulteriori esperimenti che oggi sono alla base delle moderne pratiche di team building; dimostrando come la creazione di intimità e fiducia tra colleghi e la possibilità di comunicare facilmente avrebbe aumentato la produttività.

Non si tratta quindi di aziendalismo spinto o addirittura, come a volte si sente, di una forma soft di lavaggio del cervello (aspetti che semmai assumono altre forme), ma di una pratica che mira a creare un ambiente di lavoro migliore; dove si comunica, ci si fida l’uno dell’altro e c’è un clima positivo e di collaborazione. Tutto questo, come ci dice il buon senso ma dimostrano anche le statistiche, non può che portare a un risultato: l’aumento della produttività.

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