Con un giornalismo così, servirebbe la politica


L’Italia è sprofondata nuovamente in una psicosi razzista. Come nel 2008, quando di fronte ad una riduzione della criminalità aprendo i giornali sembrava che i romeni stessero per ammazzarci, derubarci e stuprarci tutti, abbiamo perso la lucidità.

Il giornalismo italiano ha rinunciato a raccontare la realtà. Invece di fare chiarezza, ha deciso di aggiungersi alla confusione, mischiando piani diversi quando non raccontando falsità che ben si adattano alla perversa narrativa dell’invasione.

Sulle ore di programmazione e i litri d’inchiostro versati per raccontarci di una folla insostenibile di migranti, quanti sono stati utilizzati per spiegare il funzionamento del diritto d’asilo e in cosa consista esattamente l’accoglienza dei richiedenti? Pochi o nessuno.

Però lo spazio per creare tante piccole psicosi per gettare benzina sul fuoco c’è. Prendiamo la psicosi scabbia: anche quello che dovrebbe essere il quotidiano del progressismo italiano ha deciso di smentire sé stesso due volte pur di aggiungersi al coro. Oppure la scelta di raccontare episodi di gravi episodi di criminalità come legati a questa invasione. Oppure lo scandalo dei profughi nelle località turistiche: è così strano che nei luoghi dove ci sono più strutture ricettive e dove la crisi le tiene vuote per lunghi periodi più imprenditori decidano di ospitare, a pagamento, i profughi?

Non è un caso che molti, specie i più deboli che si sentono abbandonati dallo Stato, credono che i migranti ricevano tanto senza alcun motivo e che siano una specie diversa, un corpo estraneo che porta malattie e violenza nella sua comunità. È quello che chi ha il dovere di raccontare la realtà e i mezzi per farlo ha incoraggiato a credere. Tutti. Chi per razzismo, chi per calcolo politico.

Con un giornalismo che ha scelto di rinunciare al proprio ruolo e di mettersi al servizio, quando non alla testa, dell’aggressione ai più deboli, servirebbe la politica. Chi governa o vuole governare il Paese non può accettare di farsi rinchiudere nel recinto del dibattito deciso da altri, dove è permesso solamente di accusarsi a vicenda della colpa di voler rispettare il diritto d’asilo.

Per chi vuole dirsi non diciamo di sinistra ma semplicemente umano è ora di reagire. È ora di rivendicare il rispetto del diritto d’asilo, l’ospitalità ai profughi e la nostra umanità. È ora di combattere le menzogne e di raccontare la realtà.

A che serve una politica che sa agire solo sotto gli appalusi? A che serve un Governo che riesce a cambiare la legge elettorale ma non a difendere i diritti umani?


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