Primera Division Argentina: non è una lega… per giovani

Largo, giovani: arrivano i… vecchietti. Se si dà un’ occhiata alla nuova stagione della Primera Division, dopo tre giornate troviamo a punteggio pieno una squadra d’esperienza, che un po’ a sorpresa occupa in solitaria la posizione di vertice. Si tratta del Rosario Central, che ha il suo cardine nel geniale ed esperto (33 anni) regista Nestor Ortigoza, giocatore di passaporto paraguayano ma di fatto argentino a tutti gli effetti; accanto a lui il navigato puntero Marco Ruben, 31 anni, un po’ in declino negli ultimi anni (solo tre gol la stagione scorsa), visto in passato a Villareal in Spagna; e in difesa la vecchia roccia Matias Caruzzo, già Boca e soprattutto San Lorenzo, dove negli ultimi tempi non è stato un vero titolare inamovibile. A fianco di Ruben nell’attacco rosarino si esprimono German Herrera, un mestierante di 35 anni che ha segnato molto solo nella b brasiliana e negli Emirati, e Fernando Zampedri, già due gol nelle prime tre gare, attaccante da categoria minore che solo dal 2016 ha trovato fiducia nei suoi mezzi e ha iniziato a segnare con una certa continuità anche in Primera. A coprire l’inevitabile “quota giovani” c’è Andres Lioi, un classe ‘97 che giostra da esterno d’attacco e che in passato era stato nel mirino dell’Atalanta. Insomma, il quadro non è quello di uno squadrone partito per vincere, a dispetto di una buona scuola a livello giovanile: non dimentichiamo che da qui è partita la tecnicissima ala Franco Cervi, che ha avuto un buon impatto al Benfica; e che da qui è iniziata pure la carriera del genietto Giovani Lo Celso, ‘volante’ scaricato dal Psg al Betis Siviglia ma sempre il talento più evidente espresso dal calcio argentino negli ultimi due anni.

Resta il fatto che i giocatori di esperienza sembrano dominare la scena del calcio argentino. Il Boca accompagna il declino di Tevez e si è affidato al trentenne ex Lazio Mauro Zarate per rilanciarsi in ottica continentale. Il River dipende sempre dalle lune del camelo Pratto, generoso ma spesso confusionario. Al capezzale del Newell’s, penultimo in classifica e in grossa difficoltà dopo l’addio di Maxi Rodriguez, è tornato el gato Mauro Formica, idolissimo che ha appena scollinato i trenta anni e che ha sul groppone una stagione deludente in Messico. Nel Racing troviamo ancora in campo Lisandro Lopez, attaccante di magnifica tecnica ed aggressività ma pur sempre 35enne.
E appena un giovane mostra buone carte da giocarsi, prende il volo: restando al Racing, l’ultima stagione esplosiva è stata sufficiente al toro Lautaro Martinez per prendere un aereo con destinazione Milano.
Tutte le grandi, tranne il Racing, che però è stato appena bastonato dal River in coppa Libertadores, sono partite male in campionato. L’Academia, allenata da Coudet, punta sempre su quello che attualmente è forse il giocatore più esplosivo del campionato, quel Ricky Centurion tanto fallimentare in Italia quanto del tutto immarcabile dalle parti di Avellaneda. In attacco troviamo, insieme al licha Lopez, Gustavo Bou e Cristaldo, proprio l’ex giocatore del Bologna: un enigma, mai esploso del tutto nel girovagare tra Brasile e Messico. A centrocampo, il Racing punta molto sull’evoluzione di Matias Zaracho, un centrale adattato sulle corsie esterne che ha mostrato spunti molto interessanti.

Malino il Boca e il River, partiti lenti e distratti dalle vicende di coppa. Gli xeneizes partivano strafavoriti in forza di un attacco atomico, con Tevez, Mauro Zarate, Cristian Pavon (disequilibrante con la sua velocità di fronte alle difese della Primera) e con l’infuocato Dario Benedetto pronto a tornare dall’infermeria dopo l’infortunio. A centrocampo, gente di qualità come i nazionali colombiani Barrios e Cardona, l’eterno Gago (a questi livelli, un big assoluto anche da fermo), l’eterna promessa uruguagia Nandez. Per ora il nuovo assetto col falso nueve (Zarate) non ha funzionato; e il puntero di riserva, ‘Wanchope’ Abila, decisivo l’anno scorso, non ha ancora trovato la rete. A centrocampo, occhio al 2000 Agustin Almendra, che nella sua prima uscita in prima squadra di quest’anno ha messo in mostra tecnica e discreta personalità.

Il River, dal canto suo, dispone del miglior portiere del lotto, quel Franco Armani che sta avvicinandosi al record di imbattibilità del campionato argentino, supportato da una buona linea di ‘cagnacci’ a sua protezione (Maidana, Casco, Pinola… tre duri); ma i millionarios fanno fatica clamorosamente sull’altra estremità del campo, dato che l’attacco in tre partite ha prodotto la miseria di zero gol. Gallardo le ha provate tutte: intorno a Pratto hanno giostrato il giovane colombiano Rafael Borrè, il matusa (ma sempre bello a vedersi, con la sua eleganza di calcio e di movenze) Nacho Scocco e la bandiera Rodrigo Mora, uno che in realtà non ha mai segnato tanto. Risultato: un disastro, anche se le qualità non mancano. In particolare, merita una segnalazione Borrè: un talento evidente a cui manca ancora l’istinto del killer per diventare un vero bomber.
Attenzione però perchè, anche in questo caso, la qualità per risalire non manca. Sembra acquistare posizioni il 19enne centrocampista centrale Ezequiel Palacios, giocatore di buona dinamicità, ma a metterci sostanza e idee sono due talentissimi. Parliamo del discontinuo ma forte Juan Quintero, uno dei non tanti, in Primera, a giocare con efficacia in verticale; e del meraviglioso e sfortunato Gonzalo Pity Martinez (25 anni), saettante trequartista di vecchio stampo e di contemporanee qualità, tra cui una propensione all’assist decisamente interessante e davvero sprecata a quelle latitudini. Chi lo compra, al netto del rischio infortuni, fa un affarone.

