Biancaneve.

C’era una volta, tanto tempo fa (più meno quando Papa Benedetto XVI diede le dimissioni), una bellissima regina.

Un giorno, mentre filava sulla neve (filava non con gli sci, ma con un fuso) e pensava allegramente ai cazzi suoi, si punse un dito: « Porca di quella grandissima puttana della M@d044#*scA! », esclamò la regina. « Cosa hai detto? », le domandò il re che filava vicino a lei (sugli sci). « Niente — disse la donna — dicevo solo quanto sarebbe bello avere una figlia con la pelle candida come la neve e le gote rosse come queste gocce di sangue che l’hanno appena macchiata ». Il sovrano, alle parole della sua regina, si infoiò talmente che, strappatele di dosso le mutande, copulò con lei per sette giorni e sette notti di fila.

Dopo nove mesi nacque una bellissima bambina, proprio con la pelle candida come la neve e le guance di un bel rosso vivo: i genitori, in ricordo di quell’episodio, la chiamarono appunto Biancaneve. Il fatto che il sovrano fosse eroinomane non c’entra nulla. Ah, quasi dimenticavo: purtroppo la regina morì a causa della mala sanità poco dopo il parto.

Il re, seppur affranto dalla perdita della moglie, volle comunque risposarsi per dare alla figlia una figura materna: lo fece con una modella, tanto bella quanto scema. La donna, infatti, era mezza rincoglionita: non si separava mai da una tavoletta, lucida come uno specchio, che recava sul dorso l’effige di una mela. Addirittura ci parlava ogni giorno:

«Siri, chiamami Mia Regina ».
«Da adesso in poi sei Mia Regina».
«Siri, chi è la più bella del reame? ».
«Ho trovato sei ristoranti cinesi nei dintorni. Te li mostro sulla mappa ».

E così passarono i giorni, le settimane e gli anni.
Un brutto giorno (croce e delizia di ogni fiaba che si rispetti), proprio quando Biancaneve compiva i diciotto anni, la regina chiese come di consueto alla sua tavoletta fatata (aggiornata alla versione 6.2.1):

«Siri, chi è la più bella del reame? »
«Invio mail a Biancaneve in corso ».

Sentendo il nome della figliastra, la donna montò su tutte le furie. Ordinò subito al suo cacciatore di fiducia, un fustacchione biondo muscoloso ed aitante, di portare Biancaneve nel bosco ed ucciderla. Come prova del delitto pretese che l’uomo le mostrasse il cuore della figliastra.

Ma il cacciatore, giunto nel bosco, non ebbe il coraggio di uccidere la ragazza. Il suo cuore, che batteva virile sotto due pettorali marmorei, fu mosso a compassione dall’innocenza e dalla bellezza di Biancaneve. O, più probabilmente, fu quel pompino che gli fece dietro una sequoia a convincerlo a risparmiarla. Lasciata la ragazza nel bosco, tornò dalla regina, recando con sé il cuore di un cinghiale ucciso nella vicina Valsesia. La donna, convinta che fosse il cuore della figliastra, lo cucinò la sera stessa e lo divorò completamente.

Purtroppo la regina non sapeva che quel cinghiale era stato contaminato dal cesio 137, un isotopo radioattivo, portato dall’inquinamento generato dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl. La donna, in breve tempo, si ammalò di leucemia e morì.

E Biancaneve?”, domanderete voi. Non lo so e non mi interessa: vi suggerisco di farvi i cazzi vostri come faccio io, che si campa cent’anni.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

(Articolo originariamente pubblicato sul sito Lolingtonpost.it)

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