Cyberspionaggio: punire duramente i colpevoli. Ed anche le vittime.

In merito alla vicenda del cyberspionaggio, auspico che si applichi una buona volta una punizione dura ed esemplare.

Ma non tanto per i fratelli Occhionero – già abbastanza puniti dal loro ridicolo cognome – ma per i coglionazzi delle alte sfere che si sono fatti spiare.

Dobbiamo smettere di immaginare gli “hacker” (e magari anche di usare questo termine impropriamente, come ho appena fatto) come dei tizi con la maschera di Guy Fawkes che picchiano freneticamente su tastiere in stanze buie con decine di monitor su cui scorrono righe di codice alla Matrix: non è così la realtà. Negli angoli bui della rete ormai si può scaricare o acquistare un malware già pronto o porzioni di codice dello stesso, lo si confeziona dei tool ad hoc ed il più del lavoro è solo far mandare giù questa caramella a chi si vuole spiare.

Per questo compito non si usano chissà quali potenti mezzi informatici o tecniche strane da film ma ci si affida banalmente alla coglionaggine del bersaglio. Ed il bello è che funziona.

Basta una cosa banale come creare una falsa mail e nel nome fare visualizzare – che ne so – Mario Draghi e mandarla - si fa per dire – a Matteo Renzi con scritto nell’oggetto: “Guarda Matteo, in allegato le foto della Boschi in topless”. Matteo apre il file ed ecco che installa a sua insaputa (espressione molto usate in politica) il malware che inizia a mettere il naso nelle sue mail, documenti e quant’altro. Ho semplificato il processo, ma davvero serve poco altro: giusto magari due precazioni per nascondere il mittente in modo che non si riesca a risalire all’indirizzo IP, passaggio che evidentemente gli Occhineri non hanno curato proprio a dovere.

Ma a volte basta anche meno, giusto un semplice telefono:

- Driiiiiing!

- Salve, sono il suo amministratore di sistema. Mi può dare la sua password, che dobbiamo aggiornale la casella di posta?

- Ma certo!

Coglioni.

Il punto è che a prescindere da quanto possa essere sofisticato o banale il software spia, l’anello debole è sempre e comunque l’utente. E non c’è firewall o antivirus che reggano quando dall’altra parte del monitor si trova un pirloide.

Per questo secondo me andrebbe punito anche e soprattutto chi si fa fregare. Perché se uno vende a 1000 euro l’una delle Zigulì come “Rimedio miracoloso per fare crescere il pene di 20 cm in una notte”, io lo voglio vedere dentro per truffa, ma nella cella affianco voglio anche quelli che le hanno comprate.

Cordialità,

Il Triste Mietitore

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