L’amico del giaguaro o anche “il vicino, il macchinone, il posteggio”.

Vorrei prima di tutto soffermarmi sulla definizione di "Danno esistenziale", che è un punto fondamentale in questa vicenda. Si tratta di un danno arrecato all'esistenza, un peggioramento della qualità di vita, pur non andando ad inquadrarsi nel danno alla salute o al patrimonio.
Non è qualcosa che provochi rompendo un braccio per capirci, e neppure bruciando casa a qualcuno. E' più qualcosa che si ottiene, tra i vari modi possibili, scassando i coglioni ad esempio.
Uno che ti sta sulle palle come un equilibrista - nella mia personale interpretazione della storica sentenza n. 233 dell'11 luglio 2003 della Corte Costituzionale, preceduta dalle sentenze 8828 ed 8827 del 31 maggio 2003 della Corte di Cassazione - provoca a lungo andare una lesione che può essere benissimo definita "Danno esistenziale".
Ci tenevo a chiarire questa definizione perché il vicino di casa in questione non mi ha causato un danno fisico o economico con i suoi comportamenti, ma qualcosa del suo atteggiamento ha però danneggiato l'esistenza - e i coglioni - di mezza via oltre ai miei.

Premettiamo che nella strada dove abito non è certo facile trovare un posteggio, specialmente dopo una certa ora del pomeriggio. E' una via stretta in salita e per di più a senso unico: se non trovi posto - o rinunci ad un posteggio nella speranza di trovarne uno più vicino sotto casa - ti tocca fare 2 km di giro del monte per ritentare la sorte. Sotto casa a prescindere il parcheggio è una chimera: da un lato ci sono i passi carrabili di chi ha un box, dall'altro una fila di posti privati del condominio di fronte e infine la fermata del bus.
Il parcheggio esiste comunque: basta cercarlo in una fascia lunga circa 300 metri, che inizia 50 metri prima del portone, oppure oltre le Colonne d'Ercole, a due giorni di cammino dallo zerbino di casa.

Personalmente, come tutti i miei vicini di casa, ho imparato in base all'ora di rientro a casa a capire quanto posso chiedere alla fortuna: se è tardi mi accontento di un parcheggio al limitare della safe zone, se c'è ancora luce oso spingermi fino a quasi 50 metri dal portone. Mai e poi mai però lo oltrepasso, per timore di dover scegliere tra posteggiare al limitar del mondo conosciuto o rifare tutto il giro della via, sperando che nel frattempo quel posteggio un po' lontano che ho snobbato sia ancora lì ad aspettarmi.

Il nuovo vicino, che è venuto ad abitare nel mio palazzo 3 mesi or sono, invece riesce sempre a posteggiare il suo macchinone - una bella Jaguar rosso fiammante - sotto casa. Il suo trucco? Semplicemente la mette senza farsi troppi problemi o davanti ad un passo carrabile o sulla fermata del bus oppure in uno dei posteggi riservati al condominio di fronte. E' organizzato, sapete: mette sul cruscotto un bel foglio, stampato e plastificato, con nome, indirizzo e numero di cellulare e si sente così in armonia con l'universo. Basta chiamarlo e lui scende a spostare il giaguarone rosso: nessun disagio, tutti contenti.

Adesso, non capisco bene dove, ma da qualche parte nel suo ragionamento deve essergli sfuggito che così facendo va in realtà a compromettere l'integrità testicolare di varie categorie di persone:

1. I proprietari dei box, che vorrebbero poter entrare ed uscire a qualsiasi ora del giorno e della notte - l'hanno anche scritto sulla saracinesca - senza doverlo chiamare, aspettare che si degni di rispondere, si vesta e tolga l'auto di mezzo;
 2. Chi prende il bus e si trova la sua vettura tra le palle e li costringe a mettersi in fila in mezzo alla strada;
 3. Quelli dei parcheggi riservati, che in teoria avrebbero pagato per metterci la loro auto, non quella altrui;
 4. Chi come me non ha il box, un posto privato e non prende il bus, però anche nelle sere più disperate - quando il parcheggio più vicino si trova in un altro fuso orario - non ha mai ceduto alla tentazione di mettere l'auto a cazzo. Ma poi ti arriva uno brillante, che manco ci prova a cercare posto dove consentito dalle norme che regolano la convivenza civile e se ne sbatte di tutto e tutti. E allora tu pensi: "Ma che sono io, stronzo a farmi invece tutti questi problemi?". E ci ragioni ore, notti: perdi il sonno, l'appetito e non ne vieni comunque a capo.

"Danno esistenziale", ricordate? La Jaguar rossa che vedo ogni sera messa dove non dovrebbe stare non ha provocato un danno al mio fisico o un dissesto nelle mie finanze: eppure la qualità della mia vita è peggiorata. 
Ora, se i suoi parcheggi selvaggi provocano in me questo malessere, dovuto semplicemente allo sdegno, immaginate come possa essere l'umore di chi oltre a quello ha anche un'auto parcheggiata con un freno a mano proprio sopra al proprio membro.

No, anzi: non immaginate. Vi racconto direttamente i fatti.

Per quello che riguarda i box, la strategia "Chiamami e la sposto" ha funzionato un paio di volte. Poi gli è stato gentilmente chiesto da uno dei proprietari di non mettercela più a prescindere. L'invito è stato reiterato anche durante l'assemblea condominiale, accompagnato dalla minaccia di chiamare direttamente i vigili.
Qualche mattina fa mi sono svegliato con una piacevole rappresentazione in atto sotto le mie finestre.
Attori: vigile urgano, proprietario del box e vicino con la Jaguar.
L'amico del giaguaro contestava piagnucolando una multa di 28 euro, dicendo che il proprietario del box poteva benissimo chiamarlo e lui l'avrebbe spostata. Testuali parole "Ma come faccio io, ho figli". Sottolineiamo, nel caso non sia già lampante, il paradosso: hai una cazzo di Jaguar che costerà 40mila euro e piangi miseria per 28 euro. Il vigile è stato giustamente inamovibile, facendogli notare che tanto non gli stava facendo pagare il costo del carro attrezzi - che era già stato chiamato - e che comunque aveva provocato un disagio a quello del box e la multa era il minimo.
Allora la strategia è cambiata. Siamo passati dal remissivo all'arrogante "Lei non sa chi sono io", in un cambio di recitazione che neppure la buonanima di Gassman, per poi seguire con una minaccia "Io vi metto tutti sotto la sabbia se voglio".
Non riferisco per pudore le bestemmie che il vigile ha fatto a quel punto calare sulla sua testa. Forse non tanto quelle, quanto piuttosto la promessa "Di fargli passare una giornata di merda in questura" alla fine hanno convinto l'amico a pagare e tacere. 
E da quel giorno non ho più visto Jaguar davanti ai box.

Passiamo ai parcheggi privati.
L'altra notte mi sono svegliato due volte. Verso l'una, una famiglia di cinghiali stava trotterellando verso valle grugnendo allegramente, e alle due, un uomo in mutande stava venendo cazziato ad alta voce sotto casa mia da parte di 2 tipi molto robusti e dalle facce poco raccomandabili. L'uomo in mutande era l'amico del giaguaro.
Pare uno dei due fosse proprietario del posteggio su cui stava la Jaguar e ci teneva, nonostante l'ora tarda, a spiegare al mio vicino che lui "Non era un coglione a pagare 100 euro al mese per il posto e poi farselo fregare da uno stronzo come lui". La timida difesa "Ma io chiedo solo un po' di elasticità: non avrei mai comprato casa qui se avessi saputo che posteggiare era così difficile. Come faccio?" è stata smontata da un lapidario "Cazzi tuoi".
E da quel giorno non ho più visto Jaguar parcheggiate sui posteggi privati di fronte casa.

Manca solo la fermata del bus.
Stamattina sono uscito di casa presto. Dal tetto della Jaguar e su tutto il cofano scorreva del liquido bianco dall'aspetto appiccicaticcio: a prima vista sperma, ma più probabilmente (data la quantità) una sapiente miscela di acqua e qualche schifezza collosa, particolarmente noiosa da pulire. Da un preliminare esame balistico posso dire il gavettone sia stato lanciato da uno dei balconi sovrastanti la fermata del bus, dove il macchinone era posteggiato.
Domani vi dico dove si trova la macchina: oggi credo sia ancora in autolavaggio.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

NOTA: alcuni particolari e dettagli minori della vicenda sono stati volutamente modificati per rendere non identificabile la via, il proprietario della macchina e il sottoscritto. Ma il senso della vicenda - e il disagio - sono autentici al duemila per cento.