L’era post Charlie Hebdo.

A poco più di una settimana dalla strage al giornale francese Charlie Hebdo ci sono delle cose che mi lasciano perplesso.
Mi sono imbattuto abbastanza spesso sui social in persone che si lamentavano con chi criticava alcune loro battute o vignette argomentando: “Eh, ma ieri eravate tutti #JeSuisCharlie ed adesso mi date contro per una battuta”.
Un momento.
Io credo che il triste episodio avvenuto in Francia abbia aperto gli occhi all’opinione pubblica sull’esistenza di una (sacrosanta) satira anche su argomenti sensibili e delicati e ribadito per l’ennesima volta un forte No a gesti violenti per zittirla; di certo non ha però sancito in alcun modo — e ci mancherebbe — l’impunità assoluta della satira.
Ciascuno è libero di ironizzare su qualunque argomento (anche religiosi, altrimenti pisciamo pure sopra a 100 anni d’Illuminismo), ma resta comunque il diritto di critica e di azione (nei limiti della Costituzione) da parte di chi si senta offeso da ciò che viene pubblicato.
Se qualcuno con una sua battuta calpesta il classico merdone offende direttamente qualcuno o le sue convinzioni, si dovrebbe beccare le critiche, le segnalazioni ai post ed eventualmente le denunce nei casi più gravi senza gridare troppo allo scandalo: queste cose sono lecite e fanno parte del gioco, le pallottole no.

Cordialità,
Il Triste Mietitore