Merdolo: genesi del nome di un gatto

E’ giunto il momento che vi racconti la storia dietro il nome di Merdolo, il gatto dei miei genitori.

Iniziamo con il dirvi che in effetti questo non è il suo vero nome, ma il soprannome con cui tutti lo chiamiamo a casa.

E sì, è il tipico caso di soprannomen-omen.

Matisse aka Merdolo appena arrivato a casa.

Merdolo al secolo si chiama Matisse, nome che gli è stato dato da mia madre (indovina chi ha visto gli Aristogatti?) dopo averlo trovato 5 anni fa, che miagolava solo e perso lungo una strada di campagna.

Si è guadagnato il nome di Merdolo sul campo, a causa del suo carattere diciamo molto vivace. Anzi, diciamo pure stronzo.

Tanto per cominciare nel giro di una settimana da quando è entrato in casa è stato giudice, giuria e boia di tutte le suppellettili della casa, non lasciandone integra nemmeno una. Ha distrutto Swarovski, porcellane e statuine di varia grandezza e forma. Anche un grosso vaso pieno d’acqua, che un cristiano avrebbe spostato a fatica: la sua caduta non è certamente stata un incidente perché bisognava proprio avere il cuore pieno di merda e determinazione per farlo finire a terra. Chiaramente tutte le esecuzioni avvenivano intorno alle 5 del mattino, ora in cui pretendeva di fare colazione. La distruzione delle suppellettili prendeva così il significato inequivocabile di una minaccia mafiosa, tipo che a chi nutre il gatto non si rompono le statuine di cristallo.

Gli abbiamo quindi fatto tagliare le palle e le distruzioni notturne sono cessate, anche perché a ben vedere non c’era più nulla da distruggere.

Merdolo alle prese con il suo gioco preferito: “Stacca le falangi”.

Ma questo non è bastato a stravolgerne il carattere. Ora vi garantisco che è un gatto dolce e coccoloso, che si lascia prendere volentieri in braccio e fa le fusa, tuttavia c’è sempre una certa nota distruttiva in tutto quello che fa. Anche nei giochi: diventa una macchina assassina. Si accanisce in particolare contro le braccia: le afferra con le zampe anteriori, le morde e scalcia con le posteriori. C’è mio padre che ha le braccia così piene di tagli da sembrare un emo un po’ attempato.

Di come tratta il cane, poi, ne abbiamo già parlato.

A casa vogliamo bene a questo nano peloso, però non nascondiamo il fatto che sia un po’ una merda.

Nano.
Merda.
Merdolo.

E’ stata mia sorella — con questa associazione di idee — a dargli il soprannome, degno di un ottavo nano stronzo di Biancaneve. Ed il fatto che caga come un tirannosauro dopo il cenone di Capodanno non fa che renderlo dannatamente calzante.

Cordialità,

Il Triste Mietitore

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