Pensieri su vita e morte

Qualche giorno fa il mio cellulare è squillato per ricordarmi il compleanno di una persona che non c’è più. 
Io sono uno di quelli che mettono allarmi per ogni cosa, dalla data di scadenza della yogurt ai compleanni delle persone care. Puntuale come ogni anno lo smartphone mi ha avvisato con un paio di giorni d’anticipo, per darmi il tempo di pensare e comprare un regalo ed evitarmi una figura di merda. Il problema è che ormai non posso più darlo a quella persona. 
Questo mi fornisce lo spunto per esprimere la mia visione della vita e della morte, in senso filosofico. Non se ne abbiano a male i pensatori della storia se mi addentro nella loro dottrina: per anni al liceo ho dovuto studiare le loro di teorie sulla nascita, scopo e fine dell’uomo su questa terra, prendendo anche voti sotto zero alle interrogazioni perché il giorno prima avevo di meglio da fare (solitamente uccidere qualche marine zombie in Doom 2). Adesso è il mio turno ed andassero a fanculo, tanto sono per lo più morti.

La vita è movimento: camminare, parlare, sedersi, ascoltare, mangiare, provare dei sentimenti e fare la cacca (non necessariamente in quest’ordine).
Quando un oggetto in movimento entra in contatto con un altro corpo fisico gli trasmette parte della sua energia: una pallina che ne colpisce un’altra la fa muovere o ne modifica velocità o traiettoria. Finché qualcosa è in grado di modificare la realtà la possiamo definire attiva. 
La morte, per contro, è assenza di movimento, incapacità di influenzare il piano del reale. 
I ricordi dei momenti trascorsi insieme, le parole, i gesti che sono rimasti impressi nella memoria sono cose che indirettamente ti fanno compiere azioni piuttosto che altre, per tutta la propria esistenza. 
Non so se ci sia vita dopo la morte — cioè, lo so benissimo ma non voglio rovinarvi la sorpresa — ma fintanto che qualcuno riesce ad influenzare la vostra vita, non credo che si possa dire che sia davvero solo un corpo immobile ed inerte.

Cordialità,
Il Triste Mietitore