Sospensione dell’account Facebook: quella volta che mi hanno ucciso.

Vi racconto di quel giorno che mi hanno ucciso. Niente di tragico, intendiamoci: è solo un titolo ad effetto. Mi hanno fatto fuori, per 24 ore, solo digitalmente parlando.

Avevo scritto un post su Facebook che parlava del padre di Foffo (il ragazzo che con un amico ha seviziato e torturato un coetaneo) e del suo accalorato tentativo di negare l’omosessualità del figlio durante una trasmissione. Avevo usato, certo non con intenti offensivi, sinonimi di “omosessualità” un po’ “da strada” per sottolineare l’assurdità dell’uomo che si concentra sui gusti sessuali del figlio — come se fossero qualcosa di cui vergognarsi — mentre l’opinione pubblica lo considerava uno spietato assassino.
Quei termini particolari pare non piacciano molto alla piattaforma Facebook, che ha cancellato il post e sospeso alcuni account di persone che nei commenti li hanno ripetuti. Quando mi sono accorto dell’accaduto, ho subito rimesso online il post, con a commento il suggerimento per Faccialibro di andare a… ci siamo capiti.
Questo deve aver parecchio rotto i maroni a Zuckerberg, che ha nuovamente tolto il post di mezzo e sospeso anche il mio account personale — che è quello uso per aggiornare la mia pagina — per un giorno.

Per 24 ore sono stato un fantasma. Potevo leggere la timeline di Facebook, ma non interagire. Ostracismo 2.0. Non potevo commentare, postare, mettere Mi piace. Addirittura, visto che funziona a stretto giro con Facebook, mi era precluso l’uso del Messenger. Ho un amico ricercatore universitario che spesso si trova a Bruxelles per lavoro ci teniamo in contatto con Messenger: visto quello che è successo, ho cercato di mettermi in contatto con lui in quel modo, ma non ho potuto. Fortuna che c’era Whatsapp, ma anche quello orbita attorno al social: se Zuckerberg avesse deciso di farmi fuori anche lì?

Ho capito una cosa, che se non sbaglio Rudy Bandiera giustamente puntualizzava qualche tempo fa: è importante avere un blog, anche in questa epoca di predominio dei Social. Non me la prendo con Facebook: lui ha le sue regole e se usi quella piattaforma le devi accettare. Anche Playboy ha una pagina Facebook, ma non si sogna neppure lontanamente di postare foto di tette e culi. Se si vuole scrivere in libertà bisogna comunque attrezzarsi di una piattaforma che dipenda solo da noi come censura.

In chiusura, lo spottone finale: segnatevi nei preferiti il sito http://TristeMietitore.com perché, da adesso in poi, molti dei miei post si leggeranno solo lì. Perché una volta ho sconfitto la morte, ma non ho molta voglia di concedermi la rivincita.

Cordialità,
Il Triste Mietitore