CV, ergo sum

In principio fu il curriculum. Oppure, se preferite, chiamatelo cv (civù, in italiano, civì nella lingua di Gerry Scotti) o, se proprio volete essere fighi al massimo, chiamatelo sìvì, all’inglese, come lo pronunciava presumibilmente Shakespeare (che mentre scriveva il suo primo cv ebbe l’illuminazione per Amleto).

Un tempo fare il proprio cv era un elemento intrinsecamente valutato dalle commissioni di concorso, per ogni funzione pubblica o privata. Saperlo fare bene, in maniera chiara, diretta ed efficace era indicativo di organizzazione mentale, facilità espositiva, propensione all’ordine e all’equilibrio. Poi questa capacità, che confinava con una vera e propria abilità paraprofessionale, si è andata a perdere. È successo dal 1998, quando la Commissione europea, insieme al Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) ha messo a punto il modello di cv “europeo”, e piano piano il vecchio cv «fatto a mano», con tante voci fantasiose e un’organizzazione degli argomenti diversa caso per caso, è stato rottamato.

Basta coi modelli che Word proponeva in stile “classico”, “moderno”, “artistico”, “professionale”, “legale”. Basta con la fantasia e l’immaginazione spremuta per raccontare qualcosa che nessun altro poteva raccontare o scrivere.

Adesso, chi vuole fare un cv riconoscibile e leggibile (e forse accettabile) a livello europeo deve avvalersi del formato «Europass» che effettivamente un risultato l’ha raggiunto: uniformare le regole di stesura del cv a livello di Unione europea.

Il nostro Ateneo, lo sapete tutti, ha da pochi giorni inviato una informativa nella quale, con tono perentorio e convincente si indica l’assoluta necessità che tutti debbano caricare il cv nel formato Europass, allegando anche due modelli, in italiano e in inglese.

Il nostro consiglio è di non usarli, anche se l’obbligo della pubblicazione del cv in formato europeo, ovviamente, resta.

Come fare quindi per venire incontro alle richieste dell’Amministrazione e nello stesso tempo non affogare?

Il Cedefop, ha lavorato molto bene a livello organizzativo: ha messo in rete una quantità notevole di modelli (templates) di cv in tutte le lingue dell’Unione

http://europass.cedefop.europa.eu/it/documents/curriculum-vitae/templates-instructions/templates/doc

ma ha anche messo a punto una procedura per la stesura on-line del cv che, sinceramente, preferiamo, e di molto, rispetto all’utilizzo del template da riempire con Word.

Eh sì, perché come dice il vecchio adagio “il computer fa quello che gli dici, non quello che vuoi”, e infatti l’utilizzo del template per Word risulta particolarmente ostico se si vogliono aggiungere più incarichi professionali oltre all’ultimo ricoperto: se lo si fa con il “copia/incolla” salta tutta l’impaginazione del documento e si deve chiamare in gioco tutto il Valhalla dei santi pagani per ripristinare il documento nella sua forma originale. Diciamo quindi che il template da riempire via Word non è proprio user friendlye lo si può usare solo se si ha accanto una bella caraffa di caffè forte e la competenza informatica per non urlare di rabbia alla prima modifica del modello tentando, ad esempio, di inserire voci di attività di proprio interesse che non ci sono (come ad esempio “convegni”, “pubblicazioni” o altro).

Molto meglio quindi, a nostro avviso, usare la procedura on-line che, con soli pochissimi aggiustamenti e trucchetti, fa ottenere un risultato più che soddisfacente.

Si deve quindi andare a questo indirizzo: http://europass.cedefop.europa.eu/editors/it/cv/compose

Figura 1

da dove si accede a una maschera (fig. 1) estremamente facile da usare che prevede l’immissione delle informazioni personali, della posizione ricoperta (il campo si intitola “tipo di ricerca”, perché un cv è fatto anche per cercare lavoro, ma di fatto se si clicca sulla voce “compilare” preceduta dal segno “+” si apre un menù a tendina che permette di scegliere la voce, tra le altre, di “posizione ricoperta”). Poi si possono indicare l’esperienza professionale, anche in questo caso partendo dall’ultima, validandola e poi aggiungendo una voce nuova dalla schermata principale; quindi via via tutte le altre voci: istruzione e formazione e competenze linguistiche.

Figura 2

Il formato online prevede anche le indicazioni delle competenze comunicative, le competenze organizzative e personali, le competenze professionali, le competenze digitali (fig. 2). Si tratta di competenze che variano a seconda del ruolo ricoperto: se il PTAB vuole indicarle ovviamente è un asset in più; nel caso dei docenti interessa molto di più aggiungere pubblicazioni e convegni fatti od organizzati. Come si fa in questo caso? Niente paura: se si guarda nella colonna grigia a destra della schermata principale (fig. 2) si nota una voce “ulteriori informazioni”, proprio sotto a “patente di guida”. Bene, se la selezionate si apre una schermata con un menù a tendina dal quale potete selezionare voci come pubblicazioni, corsi, conferenze, ecc. Cioè tutto quello che vi può permettere di esprimere nel miglior modo possibile ciò che avete fatto fino a quel momento.

Alla fine della procedura, quando avete caricato tutto quello che avete fatto o che ritenete giusto comunicare, basta salvare e ottenere il file in formato word o direttamente PDF. In una mezz’oretta, avendo sottomano le liste delle pubblicazioni e dei convegni o delle ricerche svolte, la cosa è fatta.

Ma attenzione a essere sinceri. Il nostro Presidente del Consiglio è cascato su una piccola buccia di banana proprio perché aveva indicato incarichi sopravvalutati rispetto alla realtà: se avesse usato il format europeo, forse, e le nostre istruzioni, non sarebbe caduto in errore. Forse.

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