Betty non è più tossica, ma si fa sempre

Perché una ragazza d’oggi può uccidersi, tra Baustelle e Prozac +

Mia Wallace — Pulp Fiction. via

Era il 2007. Avevamo sedici anni e la ribellione, nelle nostre adolescenze di periferia o al paesello, era sparare a tutto volume un cd masterizzato, che i soldi servivano per le sigarette, dei Prozac+.

Volevamo cambiare il mondo, o almeno capirlo, e non ci riuscivamo, come non ci riusciamo adesso.

Allora ascoltavamo canzoni che parlavano di acidi e eroina, senza aver mai provato niente di più forte di una nazionale senza filtro rubata dalla tasca del nonno.

Ma anche solo il nome del gruppo, quella parola che sembrava uscita da una storia di Topolino con Pico De Paperis, e invece era una qualche specie di droga mai provata, ci faceva sentire grandi. Da grandi abbiamo scoperto che il Prozac è un antidepressivo, non proprio una droga da sballo, e i più fortunati di noi ne hanno fatto un potente alleato lungo la strada che porta all’età adulta, alle bollette da pagare, alla revisione annuale dell’auto.

Era il 2007 e Betty Tossica aveva già dieci anni, ma noi l’avevamo appena scoperta ed era una nostra coetanea, anche se dimostrava trent’anni e questo, nella nostra fuga dall’Isola Che Non C’è, ci sembrava un pregio, più che un difetto. La invidiavamo un po’, Betty Tossica, l’eroinomane più bella che c’è.

Ce la immaginavamo con le gambe scheletriche e le costole in vista e anche per questo volevamo essere come lei, noi che non avevamo neanche la forza di rinunciare al tiramisù la domenica, altro che diventare anoressiche per entrare nei jeans Richmond come Kate Moss.

Tutti si innamoravano di Betty Tossica, mentre noi abbiamo passato anni dietro al tipo che ti infilava le mani nelle mutande sulla spiaggia per raccontarlo agli amici, o a pregare un dio a forma di bottiglia di birra vuota affinché si fermasse a indicare la persona giusta. Di Betty Tossica alla fine non sapevamo nulla, se non che non avrebbe mai smesso di farsi. E questo ci permetteva di idealizzarla, pur sapendo che, per fortuna, nessuna di noi avrebbe mai avuto il coraggio di vivere al parco insieme ai gatti, bucandosi.

Christiane F. — Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. viavia

Ascoltavamo i Prozac+, i Punkreas, i Peter Punk e tutti quei gruppi che ci facevano scappare dalla provincia, almeno con la testa. Ascoltavamo i Baustelle, un gruppo nuovo, arrivato in provincia con il solito ritardo di un’epoca neointernettiana.

Ascoltavamo i Baustelle e scrivevamo sui nostri diari parole nere di vita, capendo e non capendo il suicidio di quella ragazza di sedici anni emotivamente instabile, viziata e insensibile.

È il 2017 e i Baustelle ci hanno regalato una nuova Betty, una Betty che non ci somiglia più, a noi che non siamo più adolescenti, ma che riconosciamo come nostra sorella.

Ride quando la tocchi
Finge quando sorride
Manda messaggi al mondo
Quando le va di uscire
Che bel profilo e quante belle fotografie.

La Betty 2.0 usa i social, ma non ha ancora imparato a non soffrire. Continua a intossicare il suo corpo, continua a essere la più bella che c’è, nel mondo piatto dello schermo di un cellulare.

Marion Silver — Requiem for a dream. via

È il 2017 e abbiamo ventisei anni, la maggior parte di noi ha già superato la fase dei selfie su facebook, degli stati passivo-aggressivo per vendicarsi dell’ex, dell’amore ai tempi di Tinder.

Betty non è più noi, noi non siamo più Betty, ma ancora riesce a ricordarci quanto sia stata di merda la nostra adolescenza, senza parchi e senza gatti, senza dipendenza.
Betty è bravissima a giocare
Con l’amore e la violenza
Si fa prendere e lasciare
Che cos’è la vita senza
Una dose di qualcosa, una dipendenza?

Betty è una ragazza di oggi, una millennial, ma allo stesso tempo è il fantasma della nostra generazione, di noi che in fondo vogliamo ancora sentirci Betty, più o meno tossiche o intossicate, perché l’alternativa, beh, l’alternativa è crescere.

Betty ha talento, sa ballare
Con l’amore e la violenza
Vive bene, vive male
Non esiste differenza
Tra una morte di una rosa e l’adolescenza.
Lisa — Girl, Interrupted. via
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