C’era una volta un cervo. Aveva un collo lungo e bianco, e aveva le corna anche, corte perché era giovane. Una cosa gli piaceva fare: brucare l’erba, soprattutto di notte.

Un giorno si spinse fuori dalla radura e incontrò un ruscello. “Chissà cosa c’è al di là”, pensò tra sé, “ma l’acqua è troppo profonda e io non so nuotare”. Allora il ruscello gli disse “guarda più a valle, amico cervo, ci sono dei massi, puoi saltare da uno all’altro con le tue zampe lunghe e passare dall’altra parte”. Il cervo si stupì molto perché non aveva mai sentito un ruscello parlare e gli chiese “non scivolerò?” “ma no, guarda dritto verso l’altra riva e ci riuscirai”. Il cervo seguì il consiglio del ruscello, andò verso valle dove c’erano i massi, guardò dritto verso la riva e si buttò. Gli bastarono quattro balzi per arrivare dall’altra parte e ne fu molto contento.

Al di là del fiume c’erano prati verdi e un piccolo bosco, proprio come il posto in cui era nato, però era tutto nuovo e il cervo ne era entusiasta.

Passarono un paio di giorni e il cervo incontrò una montagna. “Com’è alta”, pensò tra sé. “Con le tue zampe non ci vorrà molto ad andare dall’altra parte, basterà controllare il fiato, pochi passi e ce la farai”, gli disse la montagna. Il cervo fu grato alla montagna per i suoi consigli, s’incamminò lungo il versante, fece in modo di non perdere il fiato lungo il cammino e in effetti arrivò alla vetta in poco tempo. “Che bella vista da qui”, pensò il cervo e scese verso la radura a valle.

C’era un prato e qualche albero, proprio come il posto in cui era nato o quello dopo il ruscello, però era tutto nuovo e il cervo saltava dall’emozione.

Poi incontrò un’autostrada. “Questa mi sembra piccolina, se corro veloce ce la posso fare, basteranno tre balzi e potrò arrivare dall’altra parte”. L’autostrada non fece in tempo a dirgli di fermarsi che il cervo venne preso in pieno da una FIAT Panda bianca che lo catapultò dall’altra parte della strada, senza vita.

C’era molta erba e qualche albero pure. Gli sarebbe sicuramente piaciuto.